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Tutto qui, Monsieur Zinedin?

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E’ stata interpellata in gran segreto la CIA, mentre i Servizi di Sicurezza Federali russi avevano promesso di risolvere il caso a tempo di record.

È stata interpellata in gran segreto la CIA, mentre i Servizi di Sicurezza Federali russi avevano promesso di risolvere il caso a tempo di record. Il Sismi invece ha rinunciato in partenza. È durata un anno intero la caccia alla frase maledetta, mille supposizioni sono state fatte, mentre come nei processi della Regina di Cuori del Paese delle Meraviglie la condanna era già stata emessa.
Due giorni di squalifica erano stati inflitti a Materazzi per il presunto insulto indirizzato a Zidane il 9 giugno scorso, giorno in cui la nazionale italiana ha vinto il campionato mondiale di calcio, e non solo. Già, perché quella data sarà ricordata anche per l’inaugurazione di una nuova disciplina sportiva, una sorta di metasport che si svolge nell’arco dei 90 minuti di una partita di calcio. “E vai con la testata”, si chiama. Certo, ci è andata giù pesante la FIFA in quell’occasione. Perché le due giornate di sospensione di Materazzi risultano ancora più difficili da mandare giù in relazione alle tre date al campione francese, trovando comunque terreno fertile nel classico vittimismo nazionale. Incidente diplomatico a parte, che in fin dei conti con i cugini francesi si è sempre ricercato con un certo gusto, il caso Zidane-Materazzi ha allietato i dibattiti estivi a più livelli. Si è parlato con scandalo di frasi razziste rivolte contro l’Islam e il canale brasiliano Globo ha messo in mezzo un gruppo di sordomuti per riuscire a decifrare il labiale.
E finalmente il giocatore italiano ha deciso di rivelare le parole che hanno provocato l’ira del povero Zizou, permettendo agli appassionati della vicenda di tornare a dormire notti tranquille. Chiariamoci, non perché sia stato mosso a pietà di fronte alle loro occhiaie, ma perché così gli è stato suggerito all’orecchio dall’agente, visto che a settembre uscirà – ebbene sì – la sua autobiografia. Viene da rimpiangere il libro di barzellette di Totti.
Insomma, qual è tale irripetibile, offensiva, sconcia frase? Questa: “Preferisco quella puttana di tua sorella”. E i francesi, sentito ciò, non hanno mosso un baffo. Zidane, il loro eroe dalla borgata va difeso a tutti i costi. Ma, a parte questi strani mangiatori di baguette, chi non ha pensato: “tutto qui?”. Chiunque abbia giocato a calcetto almeno una volta nella vita sa benissimo che difendere l’onore delle donne di famiglia è la prova minore che dovranno affrontare sul campo. Anzi, regna la rassegnazione: neanche ci provano più, e questo succede sia che si giochi all’Olimpico, sia che si giochi al campetto dietro la chiesa. Il secondo pensiero che sfiora la mente, dunque è: “o Zidane ha la coda di paglia, oppure sa quello che molti altri già sanno…”. Certo, ormai si era capito che non poteva essere un commento sul tempo, però magari, insieme al test antidoping prima della partite di dovrebbe fare anche un test sul livello di testosterone. Qualche tempo fa si parlava del bizzarro consiglio di tenere lontane le fidanzate dei calciatori dalle stanze d’albergo dei calciatori prima di appuntamenti importanti, per non farli entrare in campo già stanchi. E questi sono i risultati. Magari, se avessimo prestato una delle nostre valide veline all’autore della gran testata il caso non si sarebbe proprio sollevato. La cosa poteva puzzare di imboscata, ma si sarebbe potuto tranquillizzare immediatamente gli abitanti d’oltralpe: le veline, essendo per la maggior parte di origine sarda, hanno ben poco di italiano, e non si sarebbero quindi prestate a intenti nazionalisti. Soprattutto se dall’altra parte della bilancia c’era un danaroso calciatore, la loro specialità in tutte le salse.
Comunque, il danno ormai è stato fatto e la reazione alla frase è stata quella che è stata. Potere delle parole. In seguito alla grave vicenda calcistica, si è scatenata la caccia alla frase da parte degli storici. Particolarmente ricercate nei testi antichi sono state le parole del compagno barbaro che hanno fatto perdere la testa a Attila, procurandogli reazioni particolarmente violente, e pare siano vicini a scoprire l’identità dell’ebrea che ha respinto a malo modo Adolf Hitler ai tempi delle medie.

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