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Franciska Tetzner: “Le vite nostre”

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Il film straniero che ha trionfato agli oscar 2007 mostra la realtà del sistema socialista tedesco, prima della caduta del muro di Berlino.

Il film straniero che ha trionfato agli oscar 2007 mostra la realtà del sistema socialista tedesco, prima della caduta del muro di Berlino. Le vite degli altri è una storia che riaccende la curiosità su un diverso modo di vedere il mondo e la vita, regolato da una politica fallimentare. Franciska Tetzner ha vissuto a Berlino Est e aveva tredici anni quando è stato abbattuto il muro. Ci aiuta ad immaginare le case e le strade della città comunista che abbiamo visto al cinema. Racconta la sua infanzia in un posto “grigio”, allo stesso tempo solidale e umile, dove ha imparato ad aiutare gli altri e che ora non rimpiange.

Quando è caduto il muro, capivi bene quello che stava succedendo?
Si, certo. L’ho visto prima in tv, tre mesi prima avevano aperto il confine tra Ungheria e Austria e tutti sono scappati dalla Germania est e, attraverso Ungheria e Austria, sono arrivati fino in Germania ovest. Sono scappati tutti senza dire niente. Era vietato, anche mio zio ha preparato tutta la sua roba, ha detto a miei cugini di scappare ed è andato via senza salutare nessuno.

È stato subito chiaro che di lì a poco la Germania si sarebbe unificata?
Non era chiaro, però era un primo passo. La Russia era come un grande fratello e non era possibile dire o fare qualcosa senza parlare con la Russia. Un politico ha detto in tv che si poteva uscire, che si poteva andare a Berlino Ovest e che si poteva fare subito. C’è stata proprio una rivoluzione, i primi che hanno visto la tv sono andati al check point a chiedere informazioni. Nessuno sapeva cosa fare, tutti erano un pò nervosi e confusi. Un’ora dopo, il primo check point si è aperto.

Cosa hai pensato quando hai saputo che era caduto il muro?
Non sapevo se potevo essere contenta o no, perché era vietato. Non potevamo guardare la tv di Berlino ovest, non potevamo comprare la roba di Berlino ovest e quindi, quando mia madre mi ha svegliato e mi ha detto che potevamo andare a Berlino ovest, il mio cuore batteva forte. Ero molto contenta, ma non sapevo se potevo far vedere questa gioia. Ho pensato che era meglio che fossi tranquilla, che non facessi trapelare niente, come in tutti gli anni precedenti.

Eravate molto controllati a Berlino Est?
C’erano le spie in quasi tutte le case e le microspie che si nascondono dietro il muro. C’era sempre qualcuno che sentiva quello che dicevamo al telefono o quando facevamo qualche cena.

Controllavano tutti i tipi di persone?
Si, anche le persone tranquille. Le spie sapevano già che tipo di vita avevano tutte le persone. Anche tra i nostri amici c’era qualche spia, però noi non sapevamo chi era, quindi stavamo sempre attenti a quello che dicevamo. Se qualcuno diceva ad una spia che voleva scappare o trasferirsi a Berlino Ovest, la spia lo prendeva e, quando era sicura che sarebbe scappato, lo faceva imprigionare.

Hai mai conosciuto qualcuno che è stato arrestato?
No, nessuno. Perché era tutto vietato, tutto nascosto e la gente non se ne accorgeva che qualcuno veniva imprigionato. Tutti sapevano che c’era qualcosa del genere, però nessuno conosceva qualcuno che era in prigione.

Quali erano le principali differenze tra Berlino est e Berlino Ovest?
Piccole cose, per esempio, a Berlino est c’era solo un grande magazzino e non c’erano tanti negozi con le marche, c’era solo una marca. A Berlino ovest era tutto colorato, c’era la pubblicità, i manifesti sul muro e c’erano erano diversi tipi di supermercati. A Berlino est ce ne era solo uno, perché era tutto dello stato. Nessuno aveva un supermercato, nessuno poteva dire quello è il mio perché io sono il proprietario.

Com’erano i negozi di Berlino Est?
Era tutto un po’ grigio, anche i vestiti, e poi non c’erano tanti negozi. A Berlino ovest la gente sembrava più colorata.

A te e alla tua famiglia mancava qualcosa?
Non è che mi mancasse qualcosa per sopravvivere. Non eravamo poveri, io non mi sono mai sentita povera, però avevo tanti sogni. Per esempio, volevo avere un walkman, una barbie, tutti i dolci, il cioccolato kinder. Avevamo i dolci, però non avevo mai mangiato prima un dolce diverso e non sapevo quanto fosse più buono un dolce di Berlino ovest. Poi ho assaggiato una volta una Kinder fetta a latte e ho capito che c’era una grande differenza. Davanti ai check point c’era sempre un negozio dove si poteva comprare tutta la roba di Berlino ovest, però si pagava solo con la moneta di Berlino ovest.

Si sentiva la differenza tra le persone dell’est e quelle dell’ovest?
I ragazzi di Berlino ovest ci hanno sempre preso in giro e quindi ho cambiato anche un po’ la mia personalità. Per esempio, ho smesso di usare delle parole di Berlino est, ho smesso di parlare in un modo in cui si capiva che ero di Berlino est, perché mi vergognavo un pò. Invece adesso sono orgogliosa di aver visto tutte e due le parti.

Perché sei orgogliosa?
Perché ho fatto una bella esperienza, ho visto il comunismo e adesso dalla mia personalità si capisce. Sono ancora capace di dividere quello che ho, voglio dare una mano a qualcuno se qualcuno ha un problema, voglio sempre aiutare gli altri. Non sono una capitalista che usa i gomiti per andare avanti.

Il sistema vi ha insegnato ad essere solidali?
Abbiamo sempre dato una mano agli altri, anche a scuola, si restava il pomeriggio a spiegare agli altri quello che non avevano capito. Non potevi rifiutarti di restare a scuola ad aiutare qualcuno che ne aveva bisogno.

Hai mai sentito la mancanza di qualcosa che avevi?
Si, dopo un po’ c’era una hostalgia, perché in tedesco host significa est e poi dopo un po’ hanno iniziato a produrre le cose di Berlino est. Adesso ci sono i negozi dove puoi comprare i dolci, la crema, tutti i prodotti. Però il mio gusto è cambiato, due anni dopo ho riprovato per la prima volta il cioccolato e mi sembrava che non avesse proprio sapore.

Secondo te era meglio il sistema in cui hai vissuto fino a tredici anni o quello in cui stai vivendo ora?
Non posso dirlo, non posso decidere. Se devo fare una scelta dico che adesso è meglio. Passare l’infanzia a Berlino est è stato facile perché non capivo quali erano i problemi, quando sono diventata adulta ho capito che non poteva funzionare, dovevi dire sempre quello che gli altri volevano sentire. Non potevi muoverti, non potevi uscire. Adesso sono più libera, ho più occasioni, più opportunità.

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