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Nonna Guerrina e i quaranta romanzi

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Un buffo e buffamente preoccupato titolo del quotidiano “La Repubblica” avverte che in Italia vengono pubblicati quaranta romanzi al giorno. Nell’occhiello invece si denuncia il fatto che i lettori...

Un buffo e buffamente preoccupato titolo del quotidiano “La Repubblica” avverte che in Italia vengono pubblicati quaranta romanzi al giorno. Nell’occhiello invece si denuncia il fatto che i lettori sono pochi. Nell’articolo vengono citate le varie distinzioni di generi letterari fatte dall’Osservatorio Permanente Europeo della Lettura (un ente per niente inutile come gli altri che sono lì lì per nascere, tipo l’Osservatorio della Crapula Precopula e Quello dell’Abitudine alla Doccia Quotidiana). C’è il genere Banality in cui viene inserito, devo dire banalmente, Federico Moccia. Quello della scrittura eccellente, Pen Club, che raggruppa così pochi lettori da far pensare al Pen Friend, l’unico amico di penna del povero Charlie Brown. E poi Murder, Historical, Ethnic. A parte l’abitudine provinciale di nominare tutto in una specie di inglese semplificato per stranieri, tra le etichette spicca una mancanza grave: Boring, cioè noioso. Genere nel quale si possono iscrivere molti romanzi pubblicati, talvolta italiani, spesso sociologici, più spesso sociopatici, che spaziano da inquietanti infanzie campane a turbamenti romaneschi di intellettuali prematuri. Sarà per questo che i lettori restano pochi?
Comunque perché preoccuparsi se tanta gente scrive, in un popolo che era quasi totalmente analfabeta fino a pochi decenni fa? Mia nonna Guerrina aveva superato l’esame di terza elementare grazie a dieci uova e a un prosciutto regalati ai maestri mentre lei era in campagna a far partorire una vacca, ma raccontava bellissime storie. Io ho fatto l’università e racconto storie sicuramente meno belle ma comunque racconto anch’io qualcosa.
Negli articoli rivolti a chi ha la passione della scrittura, c’è sempre l’eco della famosa battuta: ma perché invece non ti droghi come tutti gli altri bambini? Perché non ti fai eleggere in Parlamento, non ti porti un paio di mignotte in albergo e non ti fai qualche striscia di coca?
Quando si parla della crisi della lettura, poi, il romanzo viene presentato come una specie di purgante necessario alla salute, non come un’esperienza unica e forte, che qualche volta ti cambia la vita e ti rivela il mondo per quello che è. Come ha detto Iosif Brodskij, per uno che ha letto molto Dickens sparare su un proprio simile in nome di una qualche idea è impresa un tantino più problematica che per uno che Dickens non l’ha letto mai. Io ci credo.
Sarà forse che in giro manca un Dickens e gli scrittori si lagnano che i lettori non leggono. Una volta ho sentito uno di loro dire che tra trent’anni la narrativa sarà un piacere per pochi come l’opera lirica. Ma no, tranquillo baby, da soli Harry Potter e Geronimo Stilton hanno già creato generazioni di lettori felici di leggere e inevitabilmentre tra loro ci saranno migliaia di autori più o meno buoni da pubblicare nei prossimi anni. E voi che restate invenduti in libreria, invece di lamentarvi, provate a scrivere sempre meglio storie sempre più interessanti. Coraggio. Lasciate le infinite profondità del vostro esofago e lanciatevi nella spericolata corsa della fantasia. Anche voi ne avete una. Sicuro.
E siate benvenuti voi tutti ilari scrittori calunniati dai quotidiani, esercito dei senza casta, zombie con le copertine stracciate che uscite dalle tombe per raccontare le vostre uniche, interessantissime o banali, bellissime e bruttissime, sgangherate o perfette, storie.
Come faceva nonna Guerrina prima di me e tutti quelli che verranno dopo di noi.

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