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Le piccole vacanze (parte seconda)

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Merano/Meran… finalmente… esco fuori la stazione… vado a prendere un taxi… un cinghiale tirolese mi chiede dove devo andare…

(Leggete qui la prima parte)

Merano/Meran… finalmente… esco fuori la stazione… vado a prendere un taxi… un cinghiale tirolese mi chiede dove devo andare… ha una voce bianca che mal si accompagna al suo corpaccione… gli dico il nome dell’hotel… lui lo pronuncia in maniera così meravigliosa… con quella r che sembra solleticarti la pelle… ma quanto so’ forti sti’ tedeschi… arrivo alla meta… la padrona dell’albergo mi accoglie con quella sana cordialità tirolese… la cordialità di chi sta sempre al suo posto… mi fa vedere la stanza… perfetta… elegante ma nello stesso tempo teutonicamente spartana… già sento in sottofondo la musica di Mozart, Richard Strauss, Wagner… mi sento l’Olandese Volante… la signora mi dice che, se voglio, posso scendere verso le sette a prendere l’aperitivo… ci sarà il piano bar… le dico di sì… che incorreggibile bugiardo… mi stendo sul letto… durissimo… lo immagino simile a quelli del collegio dove è stato allevato Bismarck… dormo che è una meraviglia… nel dormiveglia sento la musica del piano bar… Il Mondo di Jimmy Fontana… Rose rosse di Massimo Ranieri… no, vi prego, no… sono venuto qui per sentire il Flauto Magico non per ascoltare Nino D’Angelo… mi alzo, mi preparo per la cena… scendo… i tavoli sono divisi in tre file… da una parte la schiera teutonica… signore e signori dalla pelle chiarissima, appena solleticata da un lieve rossore… dall’altra il gruppo tricolore… in mezzo gli isolati, gli appestati… i single come me… ho vicino una famiglia emiliana con annessa bambina piccola… si chiama Anita… ma come si fa a chiamare una bambina Anita?… si sentirà obbligata a cercarsi per tutta la vita il suo Garibaldi… una coppia di milanesi, abbastanza in là con gli anni, dialoga continuamente con la famiglia emiliana… stanno sempre a parlare con e su Anita… gli vorrei gridare, alla Moretti, “guardate che non è l’unica bambina al mondo”… lasciatela in pace, ha già quel nome da portare… il piano bar continua… Caruso di Lucio Dalla… ma un valzer dei Fratelli Strauss, no?… la sera faccio un giro per la città… nella piazza delle Terme c’è un gruppo che suona… blues americano… sembra di stare sulle rive del Mississipi non del Passirio… sono bravi, non è che non sono bravi… ma quando presentano le canzoni parlano in tedesco… è come se io intonassi un canto finlandese… ma insomma, neanche una sinfonia di Brahms?… ritorno in albergo… dormo nel letto bismarckiano…
Passano le giornate… leggo Marai… La donna giusta… che combinazione!… Marai cita Merano… il viaggio di una coppia in crisi alla ricerca dell’equilibrio perduto… “Una sera eravamo seduti sul balcone. Il grande vassoio di vetro sul tavolo accanto a noi era carico d’uva e di grandi mele gialle – a Merano era tempo di raccolta. Era tardi, ormai, l’aria era dolcissima, profumava di frutta, come se da qualche parte avessero lasciato aperto un enorme vaso di conserva. Al pianoterra un’orchestra da camera francese suonava antiche arie d’opera italiane.”… Ma insomma, neanche una sonata di Schubert?… La coppia, nonostante il viaggio a Merano, divorzia… meno male che sono venuto qui da solo…
Martedì sera… i negozi sono aperti fino a tardi… per le strade gruppi musicali e dj… musica sudamericana… caraibica… la salsa impazza… sembra di stare a Rimini o Riccione… entro scorato nella libreria in lingua tedesca della piazza… Thomas Mann… Die Zauberberg… Doktor Faustus… il reparto cd con Le nozze di Figaro di Mozart… fuori qualche sciagurato grida BAILA BAILA… ritorno in albergo… per tirarmi su declamo tutto quello che so in tedesco… ein, zwei, trei…
Passo i pomeriggi nella piscina riscaldata dell’albergo… mi immergo nella vasca idromassaggio… guardo le panze a mollo dei tedeschi… troppi wurstel… troppa birra… quando entrano a fare l’idromassaggio l’acqua assomiglia a un geiser islandese… gli ci vorrebbe il sanatorio della Montagna Incantata, altro che storie… a tavola è ancora Anita la star… Anita di qui… Anita di là… lo vuoi il gelatino?… e la fruttina?…
Un pomeriggio sono seduto al balcone della mia stanza… da quello vicino si affaccia una ragazza… carina… i capelli corti e scuri… il viso dolce… gli occhi espressivi… la saluto… buongiorno… lei mi sorride… fa un cenno con la testa… rimaniamo così seduti a leggere le nostre riviste… e io penso… alla stagione dell’amore… prendo il cd di Battiato… chiudo gli occhi e ascolto…
La sera la vedo seduta al tavolo… la saluto… mi sorride, mi fa cenno di nuovo con la testa… abbassa gli occhi… continua a mangiare… io comincio a declamare alcuni versi… “ne abbiamo avute di occasioni, perdendole; non rimpiangerle, non rimpiangerle mai”… dall’altra parte ci sono i paggi reali per Anita… ma non la mangi la mousse al cioccolato?… a volte i nostri sguardi si incrociano… siamo soli e siamo giovani… ancora per poco… “e gli orizzonti perduti non ritornano mai”…
La mattina mi sveglio tardi… esco per fare colazione… la incrocio in corridoio… le dico buongiorno… lei mi risponde “goodmorning”… mi porge la busta da lettera dell’albergo… mi dice, in inglese, che voleva lasciarla alla reception, ma dato che mi ha incontrato… la apro… dentro c’è una delle cartoline che regala l’albergo… è scritto in tedesco ed in inglese… versione bilingue… “Dear neighbour, it would be a pleasure to invite you for a drink before dinner. 7 Pm? Yours sincerely. Monica (room 308)”… Minchia… Ma cos’è, una novella di Schnitzler?… Mi chiede se parlo tedesco?… No… porca puttena… Inglese?… Un po’, le rispondo… le lingue straniere, Fabio… vedi che c’è sempre bisogno… per me va bene alle sette, le dico… devo comprare una grammatica inglese e poi ripassarmi tutti i vocaboli… The pen is on the table… Proprio oggi che è il mio ultimo giorno qui… se fosse arrivata prima…
L’emozione è tanta… trabocca, tracima come la vasca idromassaggio con le panze dei lanzichenecchi… ma quando mai un’italiana l’avrebbe fatto?… sti’ tedeschi sono proprio oltre… ma per stasera che devo fare?… i preservativi… ad esempio… li compro?… e l’inglese?… comincio a costruire nella mia mente delle frasi preconfezionate… è tanto lo sforzo che non mi accorgo neanche dove metto i piedi… e cado… come un ragazzino… sul marciapiede… mamma mia che botta!… mi alzo subito… ho le ginocchia sbucciate… ma guarda te… proprio oggi che c’avevo st’appuntamento… corro in farmacia… la zignora mi saluta in tedesco… no guardi, non è proprio il momento… le faccio capire che sono italiano… lei si irrigidisce… le chiedo un disinfettante per ferite… lei rigidamente mi elenca le due possibilità… acqua ossigenata o citrosil?… le mostro le ginocchia… citrosil… compro anche dei cerotti… altro che preservativi… ritorno in albergo… mi appello a tutti gli Dei dell’Olimpo per rimanere calmo… mi curo le ferite… mi metto i cerotti… per rilassarmi decido di andare in piscina… mi faccio una nuotata… le ore passano… le quattro… le cinque… le sei… le sei e un quarto… le sei e mezza…
Quando scendo in giardino la trovo seduta a leggere un libro… la saluto… mi sorride… ordiniamo un aperitivo… cominciamo a parlare in inglese… dei nostri rispettivi lavori… del perché siamo venuti qui a Merano… delle nostre città… lei abita a Zurigo… svizzera tedesca… io esclamo subito… Durrenmatt!… Max Frisch!… ride… ama la musica jazz… canta… le canzoni di Ella Fitzgerald… neanche un lieder di Schumann, ma va bene lo stesso… mi piace… e forse anche a lei piaccio… ceniamo insieme… non siamo più nella fila degli appestati… la corte reale di Anita è più lontana adesso… finiamo di cenare… continuiamo a parlare… poi lei sbadiglia… dice che andrà in camera… ci scambiamo le e-mail… andiamo su… ci salutiamo un po’ imbarazzati… è stato un piacere incontrarti… anche per me… mi sembra di aver fatto un esame al British Council questa sera… ma questo non glielo dico… mi avvicino… la bacio sulle guancia… per un attimo le nostre labbra si incrociano… lei mi dice che in Svizzera usano baciarsi tre volte sulla guancia… io gliele do un altro, poi altri tre di fila… lei ride, dice “It’s nice”… poi mi dice di scriverle… ritorniamo nelle nostre stanze… per un attimo mi viene in mente di posticipare la partenza… “la stagione dell’amore viene e va”…
La mattina dopo mi alzo, prendo la valigia e prima di lasciare la stanza, mi affaccio sul balcone… guardo la sua finestra… ciao Monica…
Scrive Marai: “Il desiderio di amare e di essere amati resta, ma non c’è nessuno che possa essere di aiuto, né mai ci sarà. Una volta compreso questo, si diventa forti e solitari”… ma forse non è mai stato a Zurigo…

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