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La via di fuga del Pescatore in apnea

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Questa piccola intervista si è tenuta a Roma mentre facevo la fila per bere a una fontanella. Poi è proseguita in un bar lì accanto davanti a un bel po’ di Negroni.

Questa piccola intervista si è tenuta a Roma mentre facevo la fila per bere a una fontanella. Poi è proseguita in un bar lì accanto davanti a un bel po’ di Negroni. L’intervistato si chiama Domenico Meis. Abita all’isola d’Elba e pratica la pesca in apnea.
Molte persone odiano questa pesca, la trovano cruenta e un derivato della caccia. Ma a noi altri piace soprattutto perché il pesce te lo devi andare a prendere in zone in cui la maggior parte delle persone fa dietro front…

Parliamo della preparazione del pescatore in apnea…
E parliamone sì… mica è come quei fregnottoni con le canne. Io mi alleno per tutto l’anno cinque volte a settimana. Bisogna fare molto fiato… ma tanto. Per fare un aspetto serio bisogna avere almeno cinque minuti di apnea statica. Poi tutte le mattine faccio yoga e esercizi di respirazione. Insomma via non è una passeggiata.

Le immersioni profonde?
Parlo anche di quelle. Quando ti trovi su una batimetrica di trenta metri caro mio sono dolori… devi fare affidamento su te stesso e basta. Hai bisogno di autocontrollo totale e di un po’ d’incoscienza. Significare planare nel blu senza vedere né il fondo e dopo un po’ neanche la superficie… ci si sente davvero persi nell’infinito. Pensa che il mio istruttore di nuoto al mare non nuota dove non vede il fondo.

Quindi la pesca in apnea è più mentale che fisica…
Ah su questo non ci piove… bisogna avere un controllo capillare su ogni sistema del proprio corpo. Anche rispetto alle immersioni con le bombole. Non è per cattiveria, ma ci si trova davanti a difficoltà ben maggiori. Fare un aspetto a trenta-trentacinque metri è roba tosta. Ma anche pescare in acque basse… lì ci vuole una tecnica e una capacità di mimetismo infallibile.

Il cameriere porta altri Negroni, ma lui vuole passare il giro. Dice che si sta preparando per la pesca ai tonni a settembre. Per ora continua a fare l’impiegato per una ditta di assicurazioni e sulla scrivania mi dice che non tiene nemmeno una foto di mare o pesci. Spiega cos’è la pesca all’aspetto…
È un tipo di pesca possibile in apnea. Ci si cala su una batimetrica dove si sa che passano i predatori. Vestiti ovviamente in modo mimetico. Quando si avvista il fondo si plana su una spaccatura buona o tra un cespuglio di poseidonia (alghe) e si aspetta il pescione. Spigole, orate, dentici… quello che c’è… Ogni tanto si dà un’occhiata alle tane vicine… sai qualche bel Cerniotto…

Come prendi le accuse di qualche ecologista…
Ma male… porca miserie io conosco a memoria ogni specie di pesce su questo pianeta. So a quanto possono arrivare e quando si riproducono… so perfino i nomi latini. Vorrei vedere quanti ecologisti del cazzo sanno queste cose. Scusa per la parola. Noi siamo contrari a qualunque mattanza che possano fare le multinazionali giapponesi o che so io. Vengono a pescare tonni qui da noi e fanno stragi. Un apneista è per una pesca seria e impegnata… cavolo io ci farei andare qualche ecologista a trenta metri senza respiratore… perché il contatto con il mare è totalmente diverso… vedi cose che altrimenti te le sogneresti… ecco allora perché, come ti dicevo, non tengo nessuna foto nel mio schifo di ufficio… sono cose che secondo me deve vedere solo chi ha le palle per vederle… scusa per il termine.

Domenico mi dice che è ubriaco. Io non gli credo e ordino altro Negroni. Allora lui inizia a parlarmi della sua prima moglie e di suo figlio che secondo lui è uno stronzetto viziato.
Come hai iniziato a fare l’apnea…

Ah qui c’è da ridere…no forse non tanto. Allora lavoravo sette anni fa in un ufficio e mi facevano fare un orario del cazzo, scusa ancora per la parolaccia. Staccavo alle tre senza una pausa e poi riprendevo alle sei. Non potevo tornare a casa perchè ero pendolare. Così rimanevo a spasso. Pranzavo al ristorante e mi ubriacavo…quel lavoro mi faceva schifo… come tutti i lavori di ufficio. Poi ho trovato un volantino. Diceva che una piscina poco distante faceva corsi di apnea. Senza pensarci due volte sono andato. Così per un anno intero quando uscivo dal cesso di ufficio andavo ad allenarmi. I primi tempo fu dura… poi mi sentivo sempre meglio. In un paio di mesi ho perso dieci chili e il lavoro lo sbrigavo con più facilità… come facevo dici? Spegnevo il cervello e pensavo alle profondità del mare. Posso dire che l’apnea mi ha salvato la vita.

Prima di salutare Domenico gli chiedo perché continua fare un lavoro in ufficio. Lui mi risponde barcollando prima una cosa poco chiara, poi si è schiarito la gola e ha detto:
Uno la cosa che deve imparare ad avere è una via di fuga… anche piccola. È sacrosanto avercela… forse anche Dio l’ha detto a Mosè sul monte, ma Mosè si è dimenticato di dircelo. Anche lui in fondo era un capo… insomma io ho questo e il resto è merda dentro cui sopravvivo. Ho un figlio di dieci anni e non mi posso permettere di fare il romantico che manda per aria tutto… però una via di fuga… guarda senza una via di fuga oggi non si tira avanti.

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