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Antonioni, Bergman, Serrault, ecc… C’era una volta il cinema

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Una settimana fa ho parlato della scomparsa dell’immenso Ulrich Muhe… Nel giro di pochi giorni, poi, se ne sono andati Michel Serrault, Ingmar Bergman e Michelangelo Antonioni…

Una settimana fa ho parlato della scomparsa dell’immenso Ulrich Muhe… Nel giro di pochi giorni, poi, se ne sono andati Michel Serrault, Ingmar Bergman e Michelangelo Antonioni… la grande moria delle vacche, diceva Totò… neanche a David Cronenberg sarebbe venuta in mente una trama simile… Tre uomini comunque che hanno compiuto per intero la loro parabola artistica… Michel Serrault… io sono tra quelli che Il Vizietto non l’hanno visto (se è per questo non ho visto neanche La vita è bella, e me ne vanto)… e neanche mi va di vederlo… ricordo invece il Serrault drammatico… quello di Guardato a vista con Lino Ventura e Romy Schneider (anche loro… morti)… con la sua espressione da inetto borghese che tenta con affanno e goffaggine di districarsi nel caos disperante della vita… i suoi sbuffi, il suo improvviso terrore di fronte alla violenza della polizia (memorabile la scena in cui viene schiaffeggiato dal vice di Ventura), le sue piccole meschinità… il perfetto uomo medio… e poi il film di Sautet Nelly e Monsieur Arnaud … lui che diventa un borghese proustiano alla ricerca della bellezza perduta (che rivede negli ultimi momenti della sua vita nelle meravigliose fattezze di Emanuelle Beart)… i suoi movimenti controllatissimi, impercettibili… i suoi occhi acquosi, intorpiditi da un’incorreggibile malinconia… un personaggio degno di un romanzo di Henry James… Prendete questi due film e lasciate perdere Il Vizietto… Poi è stata la volta di Ingmar Bergman… Il mio insegnante di recitazione dice che Bergman è stato il più grande regista cinematografico… non lo so, io preferisco Fellini (pure lui… morto)… se andassi su un’isola deserta mi basterebbe continuare a guardare all’infinito 8 e ½ per essere felice… ma questa è un’altra storia… e dopo Fellini… Bresson e Fassbinder… e poi Kubrick… e poi Truffaut… e poi Godard (il primo Godard)… e adesso c’è anche Cassavetes (vi ricordate di Minnie e Moskovitz?)… vi siete mica accorti che tutti quelli che ho citato (a parte Godard che è ormai l’ombra di se stesso)… requiescant in pacem… è evidente che io e il mio insegnante di recitazione abbiamo idee diverse sul cinema… Quando si parla di Bergman si citano sempre il Settimo sigillo e il Posto delle fragole… guardate invece la prima scena di Sussurri e Grida… il grido di una donna malata di cancro… gli orologi con il loro continuo ticchettio… il tempo che scandisce la vita e la morte… e poi durante il film la grande lotta delle due femmine del cinema bergmaniano… Ingrid Thulin e Liv Ullmann… io ho sempre fatto il tifo per la magnifica Ingrid (pure lei… sì, morta)… Ingrid Thulin non era una donna, era un fascio di forze che definivano la tragica complessità dell’animo umano… bellissima, altera, odiosa, crudele, gentile, premurosa, introversa, scontrosa… Ingrid Thulin era tutto e il contrario di tutto … per questo sovrastava di gran lunga quella gatta morta di Liv Ullmann, buona soltanto a reprimere le passioni e a mostrare il lato femminile dell’ipocrisia… e poi in quel film il magnifico colore rosso di Sven Nykvist, il grande direttore della fotografia… Lasciate perdere Sinfonia d’autunno… lasciate perdere Persona… soprattutto in agosto possono causare gravi problemi respiratori… perdetevi invece nei film definiti “minori”… dai critici ovviamente… sono sempre dell’idea che nell’imperfezione si nasconda sempre il diamante più bello… I titoli di questi film sono bellissimi: L’ora del lupo, L’uovo del serpente, L’occhio del diavolo, Un mondo di marionette, A proposito di tutte queste… signore …, Una lezione d’amore… Vi confesso comunque una cosa… io odio i bergmaniani… tutti quelli (amici, parenti, ex-mogli del regista) che in questi anni si sono messi a fare film sulle sceneggiature scritte da Bergman (vere o presunte)… ne sono usciti fuori polpettoni indigeribili che puntavano sull’aspetto serioso del regista, trascurando invece il suo lato giocoso… Ogni volta che vedevi queste pellicole ti sembrava di dover indossare il cilicio… psicoanalisi+religione+Strindberg+Ibsen… a un certo punto, come diceva mia nonna, il troppo stroppia… Un lunghissimo piano-sequenza ed eccoci arrivati a Michelangelo Antonioni… daje con la bomba, direbbe Gassmann (pure lui… eh certo… morto)… Zabriskie Point e Blow up a me fanno venire sonno… e quali film Rai2 ha mandato in onda per l’occasione?… ecco, appunto… Preferisco i film metropolitani… L’EclisseLa Notte… lì le meravigliose inquadrature di Antonioni non hanno niente da invidiare ai quadri metafisici di De Chirico o alla pittura di Sironi… da questo punto di vista siamo di fronte ad un vero e proprio genio… in questi film però le persone devono parlare… qui viene il brutto… oppure quello che io definisco il Mistero Antonioni… cioè… lui ci faceva o c’era?… nel senso… le sue sceneggiature sono un coraggioso tentativo di arrivare all’assoluto che però si perde poi nell’umorismo involontario… oppure sono proprio scritte per far ridere?… d’altronde Monica Vitti (ma è ancora viva?) sarebbe diventata in seguito un’icona della commedia all’italiana… tutto si spiegherebbe… Faccio un esempio… La Notte… film in cui c’è questa coppia borghese… Marcello Mastroianni (il più grande attore del mondo, pace all’anima sua) e Jeanne Moreau (che Dio me la conservi il più a lungo possibile… potrei immolare me stesso per Jeanne Moreau)… scoglionati e annoiati (perciò alienati?)… come tutti i borghesi descritti da Antonioni… vanno in questa casa alto borghese per una festa… lì conoscono Monica Vitti… anche lei scoglionata e annoiata (quindi alienata?)… tra citazioni filosofiche, drink in piscina e svagatezze varie si viene a creare tra loro una specie di triangolo amoroso… alla fine la Vitti si rivolge agli altri due e con un’espressione degna dei film con Alberto Sordi gli dice… “Mi avete ridotto uno straccio, voi due stasera”… così, di punto in bianco… “Mi avete ridotto uno straccio”… io, la prima volta, ero piegato in due dalle risate… ma come si fa a dire una cosa del genere?… in quale realtà planetaria una persona si rivolge a dei suoi simili e gli dice “Mi avete ridotto uno straccio”?… giusto un pugile suonato alla fine di un match… insomma non lo so… Antonioni si è portato nella tomba questo mistero… forse avrebbe fatto meglio a fare dei film muti… senza parole… film pieni di sguardi e di palazzi… perché come inquadrava i palazzi Antonioni…

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