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Le vite di Ulrich

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Le vite degli altri è stato uno dei film più premiati della scorsa stagione cinematografica… bel film non c’è che dire… irripetibile però… sono convinto cioè che il regista dal nome impronunciabile...

Le vite degli altri è stato uno dei film più premiati della scorsa stagione cinematografica… bel film non c’è che dire… irripetibile però… sono convinto cioè che il regista dal nome impronunciabile (Henckel Von Donnersmarck) non farà più nulla di lontanamente paragonabile… perché nelle sue inquadrature non c’è uno straccio di idea di cinema… perché una storia altrettanto potente come quella de Le vite degli altri è quasi impossibile da trovare… ma soprattutto perché non avrà più un attore come Ulrich Muhe, che nel film interpretava in modo straordinario la spia della Stasi… Ulrich Muhe è morto qualche giorno fa per un cancro allo stomaco… aveva 54 anni… secondo me era un genio come attore… Muhe è riuscito a fare un film nel film con il suo personaggio (come fece Marlon Brando con la figura di Don Vito Corleone ne Il Padrino)… i suoi movimenti impercettibili, i suoi silenzi, i suoi scarti improvvisi… e quei suoi occhi… che sembravano continuamente puntati sull’abisso delle nostre esistenze… e che ci raccontavano della dolorosa solitudine di un uomo e di quanto le sue azioni siano molto spesso prive di senso… Non ho paura di esagerare se dico che Muhe ha creato con il suo personaggio una figura letteraria… in grado di rivaleggiare con quelle di Walser e di Kafka… Ricordo soprattutto la scena di lui che nella sua casa formato DDR (di una tristezza infinita) affitta per una mezzora una prostituta per procurarsi un po’ di tenerezza… e ricordo la rabbia che mi prendeva durante il film nel vedere questo gigante di personaggio (questo gigante d’attore) cercar di salvare quel perfetto coglione dello scrittore dissidente… durante il film facevo apertamente il tifo per Muhe… gli volevo quasi gridare di lasciar perdere quell’ominicchio, degno di andar a scavare buche in una spiaggia del Mar Baltico… di mettere in salvo la pelle… di ritornare ad essere l’irreprensibile spia della Stasi… era troppo grande il suo personaggio… troppo grande la sua interpretazione per immischiarsi con quel pennivendolo di carta (la figura dell’intellettuale nel film è veramente degna di una farsa)… Le ultime scene di lui che consegna la posta nella Germania post-muro sono di una bellezza infinita… quel suo corpo minuto… pieno di fasci muscolari che sembrano andati in letargo… e ancora quei suoi occhi… vuoti ma pieni allo stesso tempo… Sono andato su internet a scorrere il curriculum di Muhe… nel 1997 ha interpretato il personaggio di K nel film Das Schloss (Il Castello) di Michael Haneke (il regista di Funny Games, film nel quale era presente lo stesso Muhe, e de La Pianista)… tutto torna… partirei oggi stesso per l’Austria o la Germania per trovare questo film… per vedere Muhe e Kafka insieme… Adesso Ulrich Muhe non c’è più, e se penso che Lino Banfi vive ancora per fare il remake dell’Allenatore nel pallone… beh, mi viene una tale rabbia… e ripenso ai miei miti mitteleuropei che se ne sono andati troppo presto… Thomas Bernhard… Ingeborg Bachmann… Rainer Werner Fassbinder… Addio Ulrich

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