Corsica in moto

di

Data

Lili si fece male più o meno dopo tre giorni di viaggio. La moto già iniziava a puzzare di olio bruciato. Me l’aveva detto il meccanico “non fare più chilometri...

Lili si fece male più o meno dopo tre giorni di viaggio. La moto già iniziava a puzzare di olio bruciato. Me l’aveva detto il meccanico “non fare più chilometri di questi… non reggerebbe.” Ma non era un problema, con Lili accanto ero capace di cavarmela in qualunque situazione. Lei e le sue bellissime gambe. Comunque si fece male a un ginocchio e volle la cena offerta. Diceva che ero stato io a prendere la curva male. Io non riuscivo a calmare il dolore della ferita sulla caviglia dall’incidente. A Corte mangiammo in un ristorantino proprio sopra la piazza con la statua di Paoli e bevemmo uno chardonnay e mangiammo tanti formaggi.
Eravamo sbarcati a Bastia due giorni prima e un tizio che aveva la moto stracarica come noi si era avvicinato e ci aveva detto: ”Siete gli unici sotto i trent’anni a fare un viaggio del genere…andatene fieri.” Lili su quella frase si era commossa e aveva passato tutto il tragitto fino al campeggio cantando Mina.
Ora in quel ristorante continuava a leccarsi le ferite della caduta. Per tutta la mattina era stata in acqua nei ruscelli di montagna accanto Corte. Ne avevamo scovato uno vicino al camping e verso le dodici ci eravamo scesi con della frutta e una bottiglia di vino. Lungo i platani e i pini c’era questo ruscello di montagna che in più punti formava delle zone di stagno dove si potevano fare i tuffi. Dall’alto delle rocce potevamo vedere il fondo e i pesci che scorrevano lungo i massi. Lili pensava che potessero essere Salmoni. Ridemmo un po’ su quella storia del Famoso Salmone Corso.
Mangiammo di gusto e lei rimase all’ombra per un paio d’ore. Aveva paura che il sole potesse darle noia alle ferite. Io diedi il primo sguardo alla caviglia e ci trovai una bruciatura grande quanto un pugno. Me l’ero fatto con la marmitta bollente. Quella mattina eravamo partiti da Calvi sulla costa Ovest. Un piccolo paesino costeggiato da spiagge bellissime e locali per miliardari che scendono dagli Yacht.
Avevo fatto un cambio dell’olio alla meno peggio e avevamo preso una statale piena di curve che saliva per le montagne. È questo il bello e il brutto della Corsica: stradine a picco senza guardrail. In moto le avevamo costeggiate piano piano gustandoci tutta la natura. Ogni tanto dovevamo fermarci per raccogliere qualche pezzo che ci lasciavamo dietro. Uno di questi era il tavolinetto della Quechua. Sapete uno di quelli che si compra da Decathlon per pochi soldi e che ripiegato si mette dove volete. Quello sfuggiva da ogni parte. Comunque per Lili era un pezzo indispensabile alla nostra vita da campeggio. Oltre a quello avevamo anche tutto il set di pentole Quechua e anche i sacchi a pelo Quechua.
Arrivati a Corte di buon’ora avevo preso una macchina che cercava di superami. La macchina mi aveva appena toccato e la moto se n’era andata per affari suoi. Ci volle un po’ per rimettere tutto in sesto. La leva del freno si era piegata a banana e per il resto del viaggio fui costretto a frenare allargando molto le mani. Lilì sul principio era scoppiata a piangere e aveva rinnegato il viaggio in moto e tutti i presupposti con cui eravamo partiti. Poi si era un po’ calmata e mi aveva aiutato a rimettere tutto in ordine.
La cena comunque la pagai io quella sera e Lili bevve fino a ubriacarsi. Diceva di aver assaggiato l’asfalto e che ormai non aveva più paura di niente. Quando si fu calmata aprimmo la cartina e decidemmo che il giorno dopo avremmo fatto il dito.
– Le strade non sono un granchè… mi sa che cadono a strapiombo sul mare… lo sai?- Le chiesi.
– Ormai sono stata battezzata… che altro può succedere?
– Niente… magari ti prende la paura e vuoi tornare indietro…
– Oggi ho assaggiato l’asfalto…
– Te lo dico perché indietro non si torna…
Lei sorrise a quella frase si fece portare altro vino dolce per festeggiare. Così iniziammo a parlare dei paesini che avremmo visto e della famosa spiaggia nera di Nonza. Lei ogni tanto beveva un sorso di vino e ripeteva:
– Ormai ho assaggiato l’asfalto… andiamo fino in fondo tesoro. Ora il viaggio in moto inizia a piacermi.
L’indomani attaccammo il dito da San Florant e fu davvero bello. Uno tra i viaggi più belli.

Altri racconti
in archivio

Sfoglia
MagO'