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Lettera a Corona

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Qui è dura, durissima, gli interrogatori sono faticosissimi; ti fanno respirare come se avessi un peso sullo stomaco. Ma io mi faccio forza e chiudo gli occhi e guardo il palmo della mia mano.

Qui è dura, durissima, gli interrogatori sono faticosissimi;
ti fanno respirare
come se
avessi un peso sullo stomaco. Ma io mi faccio forza e
chiudo gli occhi e
guardo il palmo della
mia mano. E ci vedo il mondo. Lo tengo stretto
stretto nel mio
palmo e non lo mollo. Devo farcela per mio figlio,
per i miei collaboratori e
per tutti quelli che mi vogliono bene.
Anche la notte più tempestosa vede nascere
l’alba.

Dal libro La mia prigione di Fabrizio Corona

Grazie Fabrizio. Questa è una lettera di ringraziamento sentita e sincera per te, che scherzosamente ti fai chiamare “il re di Vallettopoli, Ricattopoli, Vallette e Manette”. Si, quello che colpisce subito di te è la tua irresistibile simpatia con la quale ti fai eroicamente beffa di tutti i contribuenti per i soldi spesi dietro il tuo caso giudiziario. Ricorda a quei pezzenti che ora guadagni dieci volte tanto. Ma si, irridi pure questi italiani ingrati a cui hai risolto tanti pomeriggi noiosi sulle spiagge. E non dare retta a quelli che leggono il tuo virile atteggiamento come una costante manifestazione di arroganza, presunzione e che per quella tua furba espressione ti prenderebbero a schiaffi dalla mattina alla sera. Lasciali stare, sono solo invidiosi, e anche un po’ pirla perché non riescono a trasformare in oro tutto ciò che toccano, come solo tu sai fare. Grazie dunque, perché ti sei proposto come modello positivo per questi giovani che oggi non sanno più quali miti seguire. Insomma, come non stimare un uomo il cui motto è “rubo ai ricchi per dare… a me”? Geniale. Il nuovo eroe del 2000. E se c’era anche solo un’incertezza nell’accordarti stima e profondo rispetto, beh, ogni dubbio è caduto dopo aver sentito il sig. Sgarbi difenderti con così tanta foga una sera su Rai 2. Come si può non essere d’accordo con il suo fine giudizio sul mondo e su coloro che lo popolano? E infatti neanche stavolta si è sbagliato. La prova è nelle edicole proprio in questi giorni: il tuo primo libro, Fabrizio. Che emozione correre a comprarlo, e non è neanche stato facile trovarlo; ho dovuto ordinarlo per due giorni consecutivi, segno evidente che gli italiani ti amano. Non solo, hai anche compiuto un miracolo: avvicinare di nuovo i giovani alla lettura. E che lettura. Era difficile resistere alla tentazione di riportare qui sopra la poesia che a sorpresa si trova sfogliando le pagine del tuo “La mia prigione”. A proposito, complimenti per il titolo: deve essere una citazione colta, forse un film di Muccino o dintorni. Com’è coinvolgente Fabrizio, leggi la frase: “ti fanno respirare come se avessi un peso sullo stomaco”, e percepisci tutta la tua sofferenza. Poi leggi: “ma io mi faccio forza e chiudo gli occhi” e all’improvviso compare l’eroe coraggioso che sei. Va letto tutto d’un fiato il tuo libro, indubbiamente l’evento letterario dell’anno. Manda in estasi per esempio quel passaggio della lettera scritta a Nina, in cui dici così: “Io sono più uomo di tutti quanti messi insieme”. E guardando quelle foto in carcere tutto ignudo e con quella scritta “Dolce e Gabbana” che troneggia proprio lì sopra, davvero non ci sono dubbi. Speriamo che questi giovani la finiscano di credere che studiando si va da qualche parte. Speriamo che riconoscano presto in te il loro maestro di vita. Commovente e straordinariamente esaustivo il commento di un ragazzo lasciato su un blog: “rappresenta il vendicatore di noi gente comune che per guadagnarsi da vivere deve sgobbare tutta la vita e spesso ritrovarsi con le briciole coi tempi che corrono mentre lui si accaniva contro persone che non fanno niente”. Continua così Fabrizio. Che rammarico non aver fatto parte della folla che sotto casa tua si sbracciava per avere un paio delle tue inestimabili mutande. Per fortuna resta almeno una consolazione: non le avevi indossate, prima.

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