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Satellite fai da te

di

Data

“Gran Theft Auto” è un videogioco dalle caratteristiche interessanti. Oltre ad invitare il giocatore a riflettere sul modo più efficace per fare una rapida scalata tra i gangsters della società...

“Gran Theft Auto” è un videogioco dalle caratteristiche interessanti. Oltre ad invitare il giocatore a riflettere sul modo più efficace per fare una rapida scalata tra i gangsters della società – impersonando un ragazzo nero che quindi, è sottinteso, avrebbe ben poche possibilità di aspirare a qualcosa di meglio nella vita –, permette di viaggiare fisicamente restando seduti davanti al PC. Come? Semplice, ricostruendo fedelmente la toponomastica di una città, nello specifico di Los Angeles, anche se nel gioco ha il nome di San Andreas. E non si capisce perché, dal momento che è possibile, ad esempio, fare una passeggiata al tramonto tra le ville delle stars di Hollywood, avventurandosi su per la salita della collinetta. Ma “G.T.A.” non è l’unico videogioco che permette di farsi una cultura, diciamo così. Ce ne sono decine di altri, o dello stesso genere, o che hanno come tema le corse delle macchine, oppure altri esaltanti obiettivi, ma che hanno tutti in comune il fatto di mettere nelle condizioni un islandese, per dire, di orientarsi perfettamente tra le viuzze di Las Vegas pur non essendoci mai stato. Quest’aspetto, questa ricostruzione meticolosa dei particolari, è senz’altro uno degli elementi di successo di quel tipo di prodotti.
Ma, per quanto possa essere divertente tutto ciò, manca quel qualcosa che non farebbe più staccare gli utenti dallo schermo. Per la precisione, questo elemento si chiama morbosità. Perché ricostruire virtualmente degli ambienti noti quando la tecnologia permette già di vederli da diverse angolature nella realtà? Questo è il motivo del successo di Google Heart, il programma che consente tramite immagini prese dai satelliti in orbita intorno alla terra di vedere a piacimento continenti, stati, città con una discreta precisione.
E’ straordinario come si possa sorvolare la Somalia e un istante dopo l’Alaska. Ci si può avvicinare fino a intuire insediamenti di nomadi nel deserto del Sahara, o a soffrire con gli automobilisti newyorchesi nell’ora di punta. Non c’è niente di meglio per stimolare la curiosità di scoprire posti mai visti, anche se il satellite ancora non consente di carpire immagini in tempo reale, ma ne propone di recenti del luogo che si vuole visitare. L’essere curiosi, si sa, è una qualità positiva. E naturalmente non ci sarebbe niente di male, se anche questa sana curiosità non si trasformasse rapidamente in morbosità. E’ inevitabile, dopo qualche minuto di lezione di geografia, succede a tutti. Per prima cosa si scrive il proprio indirizzo di casa, e si guarda con un’espressione inebetita l’inquadratura dello schermo che cambia fino ad arrivare esattamente sopra la propria via. Si cerca l’alimentari all’angolo, la scuola delle elementari. E poi, si comincia. Prima l’indirizzo della fidanzata, poi la zona dell’Olimpico. L’obiettivo non è più il divertimento, ma vedere se quell’unica immagine del satellite ha colto lei in atteggiamenti ambigui con un altro, o sperare che dall’alto la foto sia stata scattata nell’esatto momento in cui Totti si esibisce nella tecnica del “cucchiaio” e fregare così Sky.
Insomma, alla fine è questo che interessa, è questo che si richiede alla sempre più sofisticata tecnologia: poter diventare dei guardoni spaziali. E la dimostrazione del fatto che si sta andando speditamente in questa direzione, è l’ultima trovata di Google. Si chiama “Street View” il suo nuovo software. E’ disponibile gratuitamente su Internet all’indirizzo maps.google.com, e permette di muoversi per le strade statunitensi dando un’occhiata intorno grazie a migliaia di foto. Si può fare, per ora, a New York, a San Francisco, a Las Vegas, a Denver e a Miami. Ovviamente la definizione di questo programma è molto più alta rispetto a quello precedente. Con Google maps addirittura sono riconoscibili i volti delle persone fotografate per strada. Ecco, ci siamo quasi. Ce la faremo ad avere fra qualche anno il Grande Fratello mondiale, quando si potranno avere immagini in diretta di qualunque parte del mondo. Inquietante, semplicemente.

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