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Le cornacchie

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A via Poerio nel cuore di Monteverde per un paio di giorni, il tempo fisiologico delle psicosi urbane, c’è stato l’allarme generale: le cornacchie scendevano in picchiata dagli alberi

A via Poerio nel cuore di Monteverde per un paio di giorni, il tempo fisiologico delle psicosi urbane, c’è stato l’allarme generale: le cornacchie scendevano in picchiata dagli alberi che in doppio filare costeggiano la strada per colpire donne indifese, passanti e astanti in attesa di autobus, cani transitanti e transumanti, gatti autoctoni stanziali, volontari umanitari in fila per giocare schedine e gratta e vinci a beneficio delle Finanze dello stato ragazzini in libera uscita. Si sono evocati scenari eco-catastrofici, sibille si sono affrettate a interpretare l’evento con editti oracolari, verdi intesi come legambientalisti ed esponenti istituzionali deputati ai diritti degli animali (e da essi eletti plebiscitariamente) si sono pronunciati per rassicurare la popolazione, “le cornacchie non sono animate da cattive intenzioni” cinefili, quasi sempre anche cinofili (per osmosi vocale) hanno evocato il capolavoro di Hitchkock, gli Uccelli ma nel giro di 48 ore l’allarme era rientrato. Le cornacchie sono mamme anche loro, si è detto, hanno colpito in difesa dei loro piccoli, qualcuno provvederà a proteggere i nidi con reticolati (si spera non elettrificati) qualcuno ha meditato sulla sottile linea che separa il principio di autodifesa dalla condizione concentrazionaria i cinefili hanno portato a spasso i cani e somministrato loro al rientro la visione de Gli uccelli in dvd. E’ possibile che il fenomeno, definito transitorio in quanto limitato alla fase dello svezzamento delle piccole cornacchie, induca qualche responsabile alla mobilità a deviare temporaneamente il tragitto della linea 75 che transita nella suddetta via Poerio, in via precauzionale. Quello che ci sentiamo di constatare è che all’evento è stata data una lettura superficiale, astratta e distratta. Ma per fortuna proprio nei pressi di Via Poerio c’è Villa Maria, sede didattica della scuola di scrittura Omero ed è nelle sue aule percorse da fermenti echi e suggestioni letterari di allievi e docenti che si è formulata la sola spiegazione corretta del fenomeno. Le cornacchie non calano dai rami degli alberi ma da altezze e distanze assai più vertiginose, del tempo e dello spazio, sono i simulacri di un mondo mentale e poetico scaturito in immagini allegoriche, incubi ed enigmatici e immortali racconti dalla mente febbrile di Franz Kafka. Esse sono venute a visitarci da un tempo e un luogo solo apparentemente remoto staccandosi dalla vecchia insegna del negozio di Praga sulla quale figurava in effigie la cornacchia e con un lungo volo planante sono giunte fino a noi, per radunarsi con le compagne tra i rami di via Poerio dove hanno nidificato avendo atteso più di un secolo pietrificate sopra l’ingresso dell’antico negozio di articoli per la casa che Hermann, il dispotico padre dello scrittore possedeva, e aver infine spiccato il volo appena al di sopra delle grandi lettere dell’insegna che componevano il nome Kafka, parola che in Ceco significa appunto cornacchia.

[Hermann Kafka, originario della provincia boema, cominciò a lavorare come rappresentante e quindi si trasferì a Praga aprendo un proprio negozio, sulla cui insegna era raffigurata una cornacchia (in ceco kavka).]

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