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Happy birthday Sgt. Pepper!

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Parto con almeno venti minuti di anticipo. Paura di trovare l’Armageddon sulla tangenziale est. Nella notte c’è stato un incendio al Ponte Nomentano. Per tutta la mattina il traffico nella zona e in mezza città è andato in tilt …

Parto con almeno venti minuti di anticipo. Paura di trovare l’Armageddon sulla tangenziale est. Nella notte c’è stato un incendio al Ponte Nomentano. Per tutta la mattina il traffico nella zona e in mezza città è andato in tilt …
Mai vista la tangenziale così scorrevole a quest’ora della sera. A volte sono proprio fortunato…
Arrivo all’Auditorium, parcheggio. Mentre mi dirigo a piedi incrocio Emanuele Trevi, l’aria più svagata del solito, insieme a Chiara Gamberale (non vorrete mica chiedermi chi è Chiara Gamberale) che ha in testa due trecce alla Pippi Calzelunghe. Solo che le sue sono nere. Guardo allontanarsi questa splendida coppia di intellettuali e attraverso il bar dell’Auditorium (il primo, quello più blasè dove ho sempre paura di aprire un mutuo in banca nel caso ordinassi un caffé). A un tavolo è seduto Eugenio Finardi. Ma quanto è invecchiato! E quanto è ingrassato! L’emblema del destino dei giovani degli anni settanta. Altro che musica ribelle! Passo oltre, ho il mio amico che mi aspetta nella Cavea. Le gigantografie della copertina di Sgt. Pepper tappezzano tutto il Parco della Musica. Tutte con la scritta Scarabeo ben in evidenza. Ma cosa vorrà dire? E’ per caso un gioco a quiz? Un’immensa caccia al tesoro nel Parco della Musica?…
Nella Cavea c’è un’orchestrina che intona Obladì Obladà. I musicisti, molto naif, sembrano usciti da un film di Kusturica o direttamente da Yellow Submarine. Sono simpatici…
Alla fine io e il mio amico applaudiamo convinti, poi ci avviamo verso la Sala Santa Cecilia.

La Sala si sta riempiendo. Arriva Gianni Borgna. Arriva Walter Veltroni (c’era da scommetterlo che non sarebbe mancato, lui che è un patito di celebrazioni). Arriva Fiorella Mannoia. Arriva Amedeo Minghi. Per un attimo vengo preso dall’orrore al pensiero che ci possa cantare Lucy in the sky with diamonds. No tranquilli, fa solo lo spettatore…
Comincia lo spettacolo. Riccardo Rossi con la sua bella vocina presenta il gruppo jazz dei Doctor 3 di Danilo Rea che eseguono una suite di Sgt. Pepper.
Il risultato è molto gradevole. Rea e il suo pianoforte vanno alla grande. She’s leaving home e A day in the life ti fanno venire sempre le lacrime agli occhi. Bravi, non c’è che dire.
Ritorna sul palco Rossi insieme alla sua formidabile vocina. Presenta gli organizzatori della celebrazione, Ernesto Assante e Gino Castaldo. Insieme a loro interviene anche Carlo Verdone. Parlano del concerto che i Beatles tennero a Roma. Verdone, allora presente, ricorda che suonarono soltanto 38 minuti, perché uno spettatore salì sul palco per cercare di afferrare il cappello che aveva in testa John. I Fab Four si misero paura, gettarono a terra gli strumenti e scapparono. Verdone ricorda quale fu il commento di uno spettatore: “C’è sempre uno stronzo che deve guastare la festa”… Siamo in pieno amarcord felliniano. Poi c’è la solita scenetta. Assante e Castaldo che gli chiedono di suonare un pezzo dei Beatles alla batteria. Lui che sorride imbarazzato, dice che non è il caso, che qui questa sera ci sono fior di musicisti… Poi va alla batteria (non me l’aspettavo proprio!). Solo che non si trovano le bacchette per suonare. Ma non era tutto preparato? Nell’Auditorium della Musica scarseggiano le bacchette da batterista… Sono momenti esaltanti questi della ricerca delle bacchette. Castaldo è scorato. Verdone ha intanto tutto il tempo per dire che secondo lui Revolver è dal punto di vista musicale più bello di Sgt. Pepper. Cita Tomorrow never knows, la canzone con cui i Chemical Brothers aprono i loro concerti (sarà vero? Boh)… Ecco arrivano le bacchette! Verdone, finto modesto, dice che si ricorda solo gli intri (gli intri?) delle canzoni dei Beatles… Fa illo intro di Tomorrow never knows. Dà qualche altra botta sulla batteria, ringrazia e se ne va. Grazie Carlè, soprattutto per gli intri…
Assante e Castaldo presentano poi il video di Jovanotti dedicato all’album dei Fab four. Ode al sergente Pepe, una canzone che il buon Lorenzo ha scritto in poco più di quattro ore. E si sente. Il solito rap con le solite parole mangiate e il campionamento di Lucy in the sky. Il video è di Oliviero Toscani. Mamma mia che emozione!… Ma è il solito collage dei filmati dei Beatles!… Il bello di questa cosa è che dura soltanto quattro minuti.
Arriva il momento clou della serata. Il concerto di Mauro Pagani che esegue tutto Sgt. Pepper insieme agli ospiti che si alternano sul palco. L’ex componente della Pfm entra con la sua band e un’intera orchestra. Come coristi il gruppo cover romano degli Apple Pie, vestiti alla Sgt. Pepper… John e George si stanno rigirando nella tomba, Paul è troppo impegnato nella sua battaglia legale con l’ex moglie. L’unico che potrebbe venire a menargli è Ringo, ma lui è soltanto il batterista.

Inizia il concerto… Nel passaggio dalla prima alla seconda canzone dell’album, With a little help of my friends, succede un pasticcio. Raf che deve cantare il pezzo entra in ritardo o Pagani comincia il pezzo in anticipo. Insomma… Raf, con il testo della canzone in mano, non va a tempo mentre l’orchestra ha preso il fugone. Una ventina di secondi di panico poi viene messa la pezza. Terza canzone. Lucy in the sky. Arrivano… i Velvet! No i Velvet, no! Allora era meglio Amedeo Minghi. Assomigliano a quegli scalcagnati gruppi rock che si formano al liceo e che passano il tempo a rifare i pezzi delle band famose. Inutilmente. Mamma mia bella! Basta vi prego, basta! Lucy non lo merita. Alla fine il cantante ringrazia tutti e se ne va… Vattene mostro! Per fortuna arrivano Max Gazzè, Marina Rei e Paola Turci per Getting better. Molto gradevoli. Bravi ragazzi miei… Poi è il momento di Fixing a hole. Ecco Eugenio Finardi. Comincia il pezzo con una voce da soprano, alla Bocelli… Ma che stiamo scherzando? Poi si placa. Va bè, Eugè da te me aspettavo un pò di più, però… Francesco Renga applica il suo spropositato egocentrismo a Shes’s leaving home. Sembra quasi che la canzone omaggi lui e non lui la canzone. Poi sta sempre a sorridere. Veramente indisponente… Being for the benefit of Mr Kite scorre bene sotto la direzione di Pagani. Within you without you è eseguita dal jazzista Giampaolo Ascolese insieme al gruppo Isoritmo (ma chi sono?). Niente da dire anche perché sul cd salto sempre questo pezzo (scusami George, ma è molto meglio While my guitar gently weeps). When I’m sixty-four viene cantata da Nicky Nicolai insieme a Stefano Di Battista. Lei sempre con il testo della canzone in mano (ma non se lo poteva imparare a memoria?). Qualche volta si dimentica di leggere le parole, comunque l’esecuzione è di classe… Arriva il momento di Lovely Rita. Ci pensa direttamente Mauro Pagani… A metà esecuzione Pagani stecca, non si ricorda più le parole, l’orchestra fa i salti mortali per seguirlo. Sembra il Giro d’Italia con i gregari che aiutano in tutti i modi i capitani in difficoltà. Pagani finge di mettersi una bacchetta (quella forse di Verdone?) in gola. Una signora dietro di me gli urla: “Non le conosci le canzoni dei Beatles!!” Finisce l’agonia. Pagani dice che non se lo perdonerà mai, finché campa… Continua comunque imperterrito con Good morning, good morning. Questa versione sembra uscita direttamente da Creuza de Ma di De Andrè; arriva pure un cantante senegalese a fare il coro finale… Per la canzone che riprende il ritornello di Sgt. Pepper ecco Alex Britti e la sua chitarra. Non c’è niente da dire, il ragazzo ci sa fare. Le sue canzoni sono da bagno penale ma come musicista tanto di cappello. Bell’assolo. Grazie Alex… E adesso A day in the life… Manuel Agnelli il leader degli Afterhours. Pose da maudì della mala milanese. Sono aggrappato alla sedia e ascolto con paura… Ma Manuel è un professionista. Svolge il suo compitino senza infamia e senza lode. E vista la serata è già tanto… L’esecuzione è finita, i musicisti ringraziano, Riccardo Rossi e la sua splendida vocina ci augurano la buonanotte, la signora dietro di me urla “buffone” a Pagani…
A questo servono i Tributi, a capire quanto sono grandi gli originali.

Saluto il mio amico e corro verso la macchina. Non faccio più la tangenziale, è chiusa a quest’ora… Arrivo a casa, metto sul cd portatile Sgt. Pepper. Eccoli finalmente i Fab Four! Mi metto a letto con le cuffiette alle orecchie. Ascolto quindici volte Lucy in the Sky. Andate via Velvet, uscite da questo corpo!!!…
Adesso posso dormire tranquillo.

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