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Un gelato al gelsomino con Julian Schnabel

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Io e il mio collega usciamo dall’ufficio per andare a pranzo. Fuori c’è una canicola che ti toglie il respiro. Va bene il maggio radioso, ma a tutto c’è un limite… Non abbiamo voglia del solito menù alla solita tavola calda con la solita signora che quando ci vede arrivare ci saluta con il solito:

Io e il mio collega usciamo dall’ufficio per andare a pranzo. Fuori c’è una canicola che ti toglie il respiro. Va bene il maggio radioso, ma a tutto c’è un limite…
Non abbiamo voglia del solito menù alla solita tavola calda con la solita signora che quando ci vede arrivare ci saluta con il solito: “Buongiorno ragazzi!”.
Decidiamo di andare al ristorante argentino a Via Cavour.
Le suole delle nostre scarpe si decompongono durante il tragitto. Entriamo al ristorante. Ci sediamo. Decidiamo di ordinare il menù Pampa. Salsicce, insalata, birra, acqua. Undici euro in tutto. Si avvicina una cameriera, le diciamo che a noi non piace l’insalata con le noci, mele e formaggio fuso che fanno nel menù Pampa. Preferiremmo una semplice insalata mista. La cameriera dice che i menù a prezzo fisso sono rigidi. Non si possono cambiare. Le facciamo notare che qualche settimana fa ci era stato permesso di prendere l’insalata mista nel menù Pampa. E poi basta togliere le noci, le mele e il formaggio fuso. Non pretendiamo molto…
La cameriera va a chiedere lumi alla direzione del ristorante. Ritorna dicendo che aveva sbagliato il cameriere la volta scorsa a permettere una cosa simile. I menù a prezzo fisso non si possono cambiare. Così si è espressa la direzione. Sti’ argentini sono proprio capa tosta. Il mio collega è particolarmente nervoso, non capisce perché la facciano tanto lunga. Neanch’io sapevo che l’insalata con le noci, le mele e il formaggio fuso fosse una questione nazionale quanto le Isole Falkland…
L’impasse è evidente. Io avrei già scelto un altro menù, ma il mio collega si è abbastanza alterato. Dice che questi argentini ci stanno prendendo in giro, e per cosa poi: due foglie d’insalata, un pomodoro e quattro strisce di carota…
Ci alziamo e ce ne andiamo. Abbiamo la nostra identità da travet d’ufficio da difendere.
Prendiamo per le stradine secondarie di Via Cavour. I sampietrini sono una tortura cinese per i miei piedi…
Entriamo in un’osteria, una piccola osteria. Scegliamo un tavolo. Quando mi siedo, mi accorgo che davanti a noi sono seduti Julian Schnabel, il pittore e regista americano, e la giornalista Rula Jebreal, il bellissimo volto de La7 e della passata edizione di AnnoZero
Che emozione mangiare con accanto due personaggi famosi! Schnabel sembra la reincarnazione di Falstaff. È immenso. Il volto, la pancia, le gambe. Tutto è esagerato. Mangia con gusto. Il più delle volte parla al cellulare. Una volta esordisce con “I’m Julian Schnabel”. Ho la voce che mi trema quando ordino al ragazzo dell’osteria le pappardelle alla carbonara. L’omone che ho accanto è stato amico di Andy Warhol, di Basquiat. Ha presentato il suo film in concorso a Cannes (Le scaphandre et le papillon), ha una retrospettiva di pittura a Palazzo Venezia. Insomma è una celebrità mondiale!
Rula quando deve parlare al cellulare si precipita fuori dell’osteria. È così riservata. Però è proprio bella! Bella e altera, il massimo per me.
Il mio collega intanto mi precisa, davanti alle pappardelle alla carbonara, che noi non abbiamo ancora scritto il nostro Arcipelago Gulag, e che forse non lo scriveremo mai.
Schnabel continua a parlare al cellulare, ha una voce dolce e misurata. Non capisco granché, questi americani si mangiano le parole. L’oste lo chiama Julian e ci parla amabilmente.
Noi finiamo le pappardelle. Il mio collega mi rimprovera di essere la reincarnazione di Zeno Cosini. Io invece vorrei dirgli che se volesse veramente scrivere Arcipelago Gulag, la dovrebbe smettere di dare il culo al suo capoufficio per più di dieci ore al giorno. Io almeno me ne vado quando ho fatto il mio orario. Evviva Zeno!
Rula intanto ha salutato Schnabel e si è inoltrata nella calura della siesta romana.
Il ragazzo che ci serve ci chiede se vogliamo qualche altra cosa. Gli domandiamo che c’è per dolce. Sentiamo una voce alle nostre spalle. È Schnabel. Dice che il gelato al gelsomino è buonissimo, è il dolce migliore della casa.

Julian Schnabel ci ha rivolto la parola e ci ha dato un consiglio per il dolce! Il gelato al gelsomino. Pensavo che neanche esistesse una roba simile. Non sto più nella pelle, vorrei dirgli che io sono un attore e che scrivo e che lui magari mi potrebbe prendere per il suo prossimo film. Farei anche l’uomo delle pulizie nella sua troupe… Invece mi limito a sorridergli e a ringraziarlo. Zeno Cosini docet.
Tra un consiglio e l’altro Schnabel continua a parlare al cellulare.
Mangiamo il gelato al gelsomino della casa. Sarà che me l’ha consigliato Julian Schnabel, ma a me questo gelato, con la fragola sopra, mi sembra buonissimo. Il più buono che abbia mai mangiato. Julian ci chiede com’è e noi gli sorridiamo ancora e lo ringraziamo per lo splendido consiglio. Lui intanto si sta facendo fuori quasi tutte le torte della casa.
Alla fine si alza, abbraccia le persone dell’osteria e inforca gli occhiali da sole. Ha una camicia rossa e degli shorts colorati. Sembra Orson Welles in gita al mare. Alza la mano e ci saluta, ci dice: “Buona fortuna”.
Julian Schnabel mi ha detto “buona fortuna”!
Quanti artisti italiani avrebbero fatto una cosa simile? Pochi, veramente pochi. Anche il più infimo scrittore del nostro stivale – per il solo fatto di essere stato pubblicato da una casa editrice alla moda e di far parte di un circolo letterario – si farebbe uccidere ma non ti darebbe mai un consiglio per un dolce. Si farebbero venire l’ittero pur di non condividere con qualcuno il piacere di un gelato al gelsomino. Chanson egocentrique, come canta Alice.
Io non conosco i film di Julian Schnabel e non so niente della sua pittura. So però una cosa: è una persona ancora in contatto con la realtà che lo circonda. E che ha ancora il bisogno di comunicare alla gente, anche per dare un consiglio su un dolce. E per un artista questo non è poco.

Bye Julian and good luck.

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