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Samuel Pintor abita a Portland, in una mal messa periferia. Lavora in una officina meccanica e ha una moglie e tre bambine. Una non è sua, ma del precedente matrimonio della moglie.

Samuel Pintor abita a Portland, in una mal messa periferia. Lavora in una officina meccanica e ha una moglie e tre bambine. Una non è sua, ma del precedente matrimonio della moglie. Ha una casa tutta in legno, come sono spesso da queste parti, con il tetto mal messo. La moglie Lucy sta facendo degli splendidi biscotti allo zenzero e fuori piove e non gira una mosca per la strada. Tra poco è ora di cena.

Mi spieghi perché i razzi?
Perché le macchine mi avevano scocciato e poi perché quando l’Apollo undici è atterrato sulla luna, io ero uno dei pochi ad esserci rimasto male. Credo di aver deciso lì… dovevo andare nello spazio. Poi me ne sono reso conto veramente più in là.

Più in là quando?
Avevo ventisette anni. Decisi di fare un corso per prendere il brevetto da pilota. Feci tutte le lezioni. Poi quando si trattò di salire su un vecchio Cessna è stato subito chiaro che volevo di più. Così ho iniziato a leggere. Ho seguito un corso serale di ingegneria aerea e poi uno per corrispondenza di missilistica. Ecco nella pratica credo sia andata così.

Parlami un po’ del primo razzo?
Jesse Orland, una scapolona che ci abitava a fianco quando abitavamo Denver, mi chiese un giorno se le buttavo la spazzatura. Così mentre andavo al secchione vidi che il suo secchio era pieno di barattoli in alluminio. Saranno stati una dozzina. È stato un colpo di fulmine, li ho presi e portati a casa. Poi sono stato un mese in garage. Convivevo con una ragazza di nome Rose al tempo e ci lasciammo proprio in seguito al mio mese nel garage. Costruivo fino alle tre di notte e la mattina mi alzavo alle otto per andare a lavorare. Ho messo a punto Bang Bang in ventinove giorni esatti. Sai i mortaretti che si fanno scoppiare alle feste…mi ero riempito il garage. Per lo più passavo il tempo a togliere polvere da sparo dagli involucri. E poi lo feci partire una domenica mattina. Fece più o meno cento metri poi il carburante si esauri e Bang Bang andò in mille pezzi.

Poi…
Poi altri razzi. Tanti altri. Ho smesso di comprare petardi e ho iniziato a comprare polveri più efficaci…tipo il pelclorato di ammonio. Sono aumentate le dimensioni di Bang Bang… che adesso è arrivato al numero di 347… mica male per un meccanico. Poi però sono arrivati anche i guai con la legge e un po’ di rogne con l’alcol… adesso con Lucy e le bambine ho trovato un po’ di pace e mi sono rimesso in carreggiata.

Ci alziamo e Lucy ci fa segno che tra poco la cena sarà in tavola. Samuel prende le chiavi e mi guida in garage. Ha quasi portato a termine i lavori di Bang Bang 347. Tra due settimane farà il lancio. Dalla finestra mi sono accrto che le altre case del quartiere sono come quella di Samuel. Case con la vernice scrostata e il legno spaccato, case che mettono una certa polvere in corpo.
Bang Bang è bellissimo. Sta proprio al centro del garage. E’ alto due metri e venti e pesa al momento settantasei chili. Col carburante arriverà a centotre.

Allora a quanti metri arriverà questo?
Da Bang Bang 347 mi aspetto i tremila metri. Un tempo legavo una corda al razzo e vedevo quanto prendeva di filo. Ora ho comprato un altimetro e un paracadute… quando perde potenza il razzo si apre il paracadute e lo lascia venire giù dolcemente.

Senti un po’ …ma con le autorità come fai?
Che vadano a fanculo. Sono venuti più di una volta a rompere le palle e a minacciarmi. Lo so bene che non posso farlo che credeno…solamente che lo faccio lo stesso. Me ne frego se non posso violare lo spazio aereo…io se non faccio questo mi sento male…potrei anche ricadere nell’alcolismo detto tra noi e andarmene in un paio di anni. Questo mi tiene in vita…mi fa lavorare meglio perfino in officina…l’avresti mai detti…un secondo lavoro che ti fa vivere meglio.

L’ultimo razzo com’è andato?
346…che cavolo di razzo. L’ho piazzato sulla rampa di lancio in montagna e l’ho fatto arrivare a mille e seicento metri. Un vera bomba. Il problema è che dopo due secondi sono arrivati i piedi piatti. L’avevano visto partire dalla centrale hanno detto…in realtà è stat una soffiata, ma io me ne frego e loro lo sanno. Mi hanno fatto passare la notte in cella…tutto qui.

Dove ti vedi nel futuro?
Sicuramente non in quella officina del cazzo. Voglio andare in orbita…e tornare tutto d’un pezzo con un mio razzo. Voglio essere il primo a fare questo.Un meccanico di Portland. Se continuo così in dieci anni sarà tutto pronto…dovrò farmi cucire dalle bambine lo stemma della missione…

Lucy ci chiama per cena. A tavola non parliamo più di razzi, ma di macchine e moto. Io gli dico che mi voglio comprare una sposter 883 Harley Davidson e lui mi dice che è una signora moto. Poi spazzoliamo i biscotti allo zenzero e ci beviamo su anche un paio di bicchieri di latte.
Quando esco è scesa la sera e le case là attorno sanno un po’ meno di polvere e un po’ più di polvere da sparo. Un ragazzo in bici mi chiede dov’è Patton Road. Gli dico che non lo so e lui fa una faccia stanca, stanca come le case del posto.

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