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23 maggio ancora, quindici anni dopo

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Il mio 23 Maggio comincia dalla fine. Alla fine di una giornata lunga ed intensa che, come ogni anno, è stata ricca di appuntamenti.

Il mio 23 Maggio comincia dalla fine. Alla fine di una giornata lunga ed intensa che, come ogni anno, è stata ricca di appuntamenti. E che è cominciata di buon mattino con l’attracco al porto di Palermo della “nave della legalità”, che ha portato in Sicilia 1200 studenti di tutta Italia per partecipare alle varie manifestazioni appositamente organizzate. In ricordo di quella che, quindici anni fa, è stata una delle pagine più sofferte della storia di Palermo, quando 500 chili di tritolo arrestarono il cammino, ma non le idee, di Giovanni Falcone, magistrato di punta nella lotta anti-mafia. Insieme a lui morirono la moglie Francesca Morvillo, magistrato anche lei, e gli agenti di scorta Rocco Di Cillo, Antonio Montinari e Vito Schifani. E’ un pomeriggio che tutti ricordano amaramente. Curioso notare come ogni persona che si senta parlare, ricordi perfettamente quello che stava facendo nel momento in cui la notizia cominciò a girare per i mezzi di comunicazione. Di certo, uno dei ricordi più dolorosi che si possano riportare alla mente. Seguito, neppure due mesi dopo, il 19 Luglio, dall’altra grande strage mafiosa del 1992, stavolta ai danni del giudice Paolo Borsellino, colpevole anche lui di avere dedicato tutta una vita alla lotta alla mafia. E che, dopo la brutale uccisione del collega, era perfettamente consapevole della sua condizione di “condannato a morte”. Sapeva di essere nel mirino di Cosa Nostra e che, prima o poi, sarebbe stato colpito.

La sensazione di essere un sopravvissuto e di trovarmi in estremo pericolo, è una sensazione che non si disgiunge dal fatto che io credo ancora profondamente nel lavoro che faccio, so che è necessario che lo faccia, so che è necessario che lo facciano tanti altri assieme a me. E so anche che tutti noi abbiamo il dovere morale di continuarlo a fare senza lasciarci condizionare dalla certezza che tutto questo può costarci caro.

Ricordo di aver seguito, qualche anno fa, una trasmissione televisiva che ripercorreva la storia di Borsellino, sino alla sua morte. E, nonostante si tratti di argomenti pluri-trattati (ed a volte, purtroppo, anche inflazionati), provai dei brividi nel rivedere gli ultimi momenti della sua vita, sentire le parole della sorella Rita che spiegava come il fratello, nel periodo compreso tra l’uccisione di Falcone e la sua, si comportasse come se non avesse più tempo, come se ogni giorno potesse essere l’ultimo. Continuandosi a dedicare, anima e corpo, al suo lavoro. Che era la sua vita, nonostante tutto. Entrambi i magistrati, ogni anno, vengono ricordati con tutta una serie di manifestazioni, messe ed incontri che ne continuano a tener viva la voce.

Non li avete uccisi: le loro idee camminano sulle nostre gambe
(lenzuolo commemorativo, Palermo 1993)

Perché è proprio a quello che c’è dopo che bisogna puntare. Falcone e Borsellino hanno spianato la strada per una lotta che, ancora oggi, continua ad essere più che mai fondamentale in una terra come la Sicilia. Perché si tratta di combattere qualcosa di profondamente radicato, di contrastare una forza terribilmente forte che può non lasciare scampo ai suoi avversari. Ma l’importante è non perdere la fiducia in un possibile cambiamento. Dopo le stragi, particolarmente intenso è stato il lavoro da parte della Procura di Palermo. Che, seppure duramente provata dalle uccisioni di Falcone e Borsellino, è diventata uno dei punti più sensibili della rinnovata controffensiva antimafia. C’era un’eredità pesantissima con cui avere a che fare, ed in più, la necessità di continuare ad andare avanti, inesorabilmente, seguendo nuove strade ed adeguandosi ad una netta inversione di rotta e ai cambiamenti strategici del proprio avversario. Che ha abbandonato la linea stragista e le azioni più scopertamente violente per scegliere una condotta meno plateale, di inabissamento, ma non per questo di più basso profilo. Ed ai notevoli sforzi della magistratura, s’è accompagnato, finalmente, un movimento da parte della società civile. Sicuramente una condicio sine qua non in una situazione del genere. Non solo per continuare a ricordare, ma anche per avere il coraggio di combattere una mafia che trae la sua linfa vitale proprio da complicità ed indifferenza. Per poi potere ripartire.

Deve essere un movimento culturale, morale e anche religioso che attacchi questo problema e lo faccia proprio. Quando le nuove generazioni le negheranno il consenso, la mafia non esisterà più.
(Paolo Borsellino)

Dicevo. Per problemi di salute, il mio 23 Maggio comincia dalla fine. Dall’ultimo appuntamento della giornata, ovvero da Mille note per ricordare, concerto organizzato dal Ministero della Pubblica Istruzione insieme alla Fondazione Giovanni e Francesca Falcone. Ospiti principali Carmen Consoli (accompagnata dai Lautari), quasi sempre presente in queste occasioni, e Daniele Silvestri. Che si scusa di essersi presentato da solo ma di aver voluto essere comunque presente su un palco importante, “su cui bisogna esserci”; e sulle note de La bomba riporta alla mente, con delicatezza, quel giorno di quindici anni fa

Non c’era nemmeno un segnale o il tempo di avere terrore
Soltanto l’odore bruciato di plastica e un cielo che ha sbagliato colore
È la luce che cambia, che cresce che esplode
È la rabbia che sale e col sangue corrode
E intanto intuire o perfino sapere che niente e nessuno
Potrà mai spiegarmi perché

Il concerto non dura molto, visto che a mezzanotte la nave della legalità riparte e si vuole dare agli studenti il tempo di arrivare al porto. Ma c’è tempo per il messaggio principale della manifestazione. Che l’arte, in tutte le sue forme, non smetterà mai di avere coscienza e cercare di fare il possibile perché si possa migliorare. E a luci spente, spetta ad ognuno di noi, cercare di darsi da fare perché le cose possano davvero cambiare.

Gli uomini passano, le idee restano.
Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini.

(Giovanni Falcone)

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