Caro direttore

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Caro direttore, questo cane è un impiastro. Non la smette di ululare. Quindici giorni fa il padrone se n’è andato di cirrosi e lui non la smette da due settimane.

Caro direttore,
questo cane è un impiastro. Non la smette di ululare. Quindici giorni fa il padrone se n’è andato di cirrosi e lui non la smette da due settimane. La cosa brutta è che lo aspetta davanti al cancello e per ogni macchina che prende la via lui attacca a scodinzolare. Io non gli ho ancora tirato niente. Quello che tira qualcosa ai cani è Havier, ma non io.
E anche oggi Havier appena si è alzato e ha dato una botta a sua moglie in cucina ha minacciato il cane dalla finestra.
– La vedi questa porca Madonna, te la tiro dietro con tutti i fili.
Io so tutte queste cose perché il cubano abita sopra il mio appartamento e so anche che tre giorni fa ha minacciato lo stesso cane con la lavatrice. Possibile che questa volta fosse l’aspirapolvere. Credo che usi gli elettrodomestici per stimolarsi o roba simile.
Ti sto parlando di Havier anche se non dovrei visto che devo scrivere un pezzo su Zodiac, il film appena uscito, ma la storia di Havier è più interessante. Magari parlo tra un po’ del film.
Allora il cubano viene da me un pomeriggio con tre birre e mi dice che ho lo stereo mal messo. Si offre di ripararlo e ci mettiamo a bere in salotto e lui inizia a smontare tutto. Mi racconta che è venuto via dall’Havana due anni fa con un diploma e si è messo a fare l’elettricista. Ora vuole mettersi in regola, vuole iscriversi come artigiano e pagare le tasse. Ora non credere che questa sia una cosa che possa sorprendermi, magari un tempo gli artigiani erano i vecchietti nelle botteghe, ma oggi sono i tipi dritti come il cubano.
Il cane già abbaiava da due giorni e lui mi fa che ha quel cane? Allora tiro fuori la storia del padrone morto e anche quella del figlio handicappato e della moglie che a cinquant’anni ne dimostra ottanta.
La storia del figlio è semplice. Un paio di anni fa si era impasticcato per bene e ha preso una colonna di marmo di un ponte. Da allora a malapena si ricorda il nome. Mi ricordo che il padre prima di morire gli urlava, mi hai rotto il cazzo. Il figlio rispondeva con dei gemiti che si sentivano per tutto il quartiere. Ci sarebbe anche la storia della madre… ma quella è fin troppo facile da capire.
Finita la storia il cubano mi dice che suo padre è morto una diecina di anni fa. Così si ferma, prende la birra e attacca a raccontare:
– Eravamo a settanta chilometri dall’Havana e a mio padre prende questo ictus. Era nell’orto. Così io e mio fratello lo carichiamo su una Ford nel ’59. Tremila di cilindrata, una vera spada. E iniziamo il viaggio verso L’Havana, per portarlo all’ospedale. Lo mettiamo sdraiato sul sedile posteriore. Lui però ogni tanto si alzava e iniziava a chiedere se fosse arrivato qualcuno. Io e mio fratello lo rimettevamo giù ma lui era convinto che fosse arrivato qualcuno e bisognava aprire il cancello.
Il cubano finisce la storia dicendomi che un paio di giorni dopo l’operazione il padre si era rimesso e gli raccontò che poco prima di sentirsi male aveva sentito come una presenza nell’orto. Qualcuno che era arrivato, come un vecchio amico.
Ma Havier non è stato l’unico a parlarmi di morte. Forse è un periodo propizio per certe cose. Magari se scendi al bar qualcuno attacca bottone anche con te sulla morte. Con me uno è riuscito a parlare di morte in un gioco di ruolo. Uno di questi giochi on line a cui si connettono da tutto il mondo. Mi ha raccontato che era andato al confine a uccidere l’orco Gisul…pare che si sia beccato un incantesimo dalle piccole guardie dell’orco e amen. Puoi immaginare come era ridotto povero cristo. Diceva che era stato espulso dalla comunità e che non poteva andare più ai raduni… sai questa gente fa raduni e robe simili. Lui era esiliato e per riconquistarsi il perduto doveva rifare un anno di gavetta nei mondi inferiori o comprare uno di quei personaggi già ricchi e potenti che fanno i bambini vietnamiti passando sedici ora davanti al computer per sei dollari al mese. Credo che lui volesse acquistare… il prezzo era intorno ai trecento euro…salute.
Poi c’è stato Andrea, un assistente universitario che mi ha raccontato della morte di Stevenson. Andrea è gay e ha una paura morbosa del fidanzato. Insomma ci manca poco che gli lecchi i piedi. Per farla breve mi ha detto che Stevenson è morto urlando ”cosa succede al mio volto”. Era preso anche a lui un ictus e i muscoli del viso gli si erano deformati.
Per finire la settimana è stata in tema con Pollo. Un gabbiano di un paio di chili che mi ha iniziato a camminare accanto ieri. Non capivo perché non volasse così l’ho inseguito un po’, ma niente e sono entrato in macchina. Dopo due secondi l’hanno messo sotto. Sembrava mal messo e ho deciso di portarlo dal veterinario. L’ho messo sul sedile accanto al mio. Aveva mezzo corpo da polletto andato, sapevo che non ce l’avrebbe fatta e difatti è morto strada facendo. Però all’inizio mentre lo tenevo sul sedile ha iniziato a dare certe beccate. Voleva farmi fuori il braccio quel figlio di una buona donna e mentre allungava il collo e cercava di azzannarmi se n’è andato.
Non porta fortuna salvare i gabbiani, non dicono questo. Be’ io c’ho provato e comunque la sua di morte mi è sembrata la più bella. Non sarebbe male morire facendo una cosa fino in fondo. Tanto ci si addormenta comunque su un sedile, tanto vale azzannare le palle del tizio che guida la macchina finché non manca la forza.
Dovevo parlare del film. Va be’ è bello. Che devo dire di più
Un abbraccio

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