Due piazze for the family

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Siamo usciti di casa sotto la canicola per andare al Family Day e davanti a noi si sono presentate due piazze.

Siamo usciti di casa sotto la canicola per andare al Family Day e davanti a noi si sono presentate due piazze.
Due piazze di Roma e due mondi profondamente diversi: il popolo Cattolico che oggi “celebra” la famiglia ed il popolo Laico che oggi ricorda il tredici maggio del 1974, quando la maggioranza degli Italiani scelse il divorzio come strumento di civiltà e di risoluzione di “avventure” matrimoniali ormai morte dentro.
Il popolo Cattolico di piazza S. Giovanni ha accolto i curiosi e le tante telecamere con un tripudio di bianco: sembrava una convention di stagisti Henkel. Bandiere di associazioni parrocchiali (le vecchie ACLI dove si giocava a calcio balilla) e striscioni (poco rassicuranti in realtà, forse perché retti da una massa numericamente imponente ed abbastanza sudaticcia) che invitavano a “Non Avere Paura Dell’Abbraccio di Cristo”. Sul palco del Family Day la superstar è Povia, proprio l’uomo che qualche anno fa ci ha detto che “I bambini fanno oh” e l’anno scorso ci ha confessato che “Vorrebbe avere il becco” (che cosa ci fai con il becco Povia?). In generale comunque un’atmosfera da gita fuori porta nel weekend. Moltissime le mamme con carrozzine e paparini al seguito. Moltissimi gli adolescenti che al nostro tentativo di avvicinamento, per chiedere cosa pensassero LORO (e non mamma e papà) delle “Coppie di fatto”, del “Sesso prematrimoniale” e della “Laicità dello stato”, si nascondevano dietro un dito e, comunque, mettevano in chiaro che crescendo avrebbero potuto pensarla diversamente. Insomma, piccoli Rutelli crescono (o anche Fassino, o anche tanti altri politici italiani).
Moltissimi i sacerdoti (comunque difficili da individuare per via del clargyman sbottonato) che abbozzavano sorrisi e frasi di circostanza del tipo: “Noi non giudichiamo nessuno, come Gesù” – alle nostre richieste di una “condanna” (anche solo verbale) per quei leader politici (tanti) che vivono nel peccato di seconde nozze e convivenze, ma che non hanno esitato ad appoggiare la manifestazione. Dopo qualche oretta di canti religiosi e boy scout in crisi ormonale ci siamo spostati a Piazza Navona, dove Cecchi Paone (brrrr, visto lui temevamo anche la presenza di Maurizio Costanzo) faceva da speaker ed introduceva i tanti rappresentanti dei partiti della sinistra. Assenza inquietante, più volte rimarcata in maniera ironica anche dal palco, quella dei DS (e forse nemmeno tanto, visto il rimpasto ideologico che si sta producendo nel partito). A piazza Navona l’atmosfera è comunque allegra, le vignette delle associazioni agnostiche e le bancarelle dei giornali indipendenti si prestavano ad ogni genere di riflessione, anche perché la minore affluenza rispetto al Family Day permetteva un tono molto più colloquiale. Molto attivi i giovani verdi che lamentavano comunque un sentimento di disillusione, sentimento provocato dal distacco fra sinistra di governo (o una gran parte di questa) ed elettorato. La giornata è trascorsa senza nessun incidente e senza nessuna tensione, anzi, alla fine possiamo accertare una cosa: i due cortei avevano qualcosa in comune, si sono lasciati dietro entrambi una scia di bicchieri e bottiglie di plastica.

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