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Alla ricerca di Minnie & Moskowitz

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Di Cassavetes avevo visto solo Gloria, una notte d’estate, il film in cui la splendida Gena Rowlands e il piccoletto ispano-americano correvano a perdifiato per le strade...
“Cassavetes è il Bob Dylan del cinema”
Jonathan Lethem, Memorie di un artista della delusione, Minimum fax

Di Cassavetes avevo visto solo Gloria, una notte d’estate, il film in cui la splendida Gena Rowlands e il piccoletto ispano-americano correvano a perdifiato per le strade di una New York livida e spettrale, cercando di scappare dalla vendetta della criminalità organizzata. Un film che da adolescente mi aveva emozionato.
Gli altri film di Cassavetes passavano, di solito, a notte fonda e con i sottotitoli. E io per vederli dovevo abbassare il volume, pena le lamentele di mia madre e dei vicini di casa. Era logico, a ripensarci adesso, che non mi entusiasmassero.
I film di Cassavetes hanno bisogno di un volume alto perché sono musica.
Comunque c’era un film di Cassavetes che era diventato per me quasi un oggetto mitico: Minnie & Moskowitz. Mitico perchè ogni volta che andavo a casa di Enrico Valenzi, il condirettore della gloriosa scuola “Omero”, vedevo la locandina di questo film appiccicata sulla parete della stanza in cui si svolgevano le riunioni di redazione della rivista omerica.
Minnie & Moskowitz di John Cassavetes.
Il titolo era bellissimo, mi faceva pensare a Beckett e Ionesco.
La storia era ambientata negli anni settanta, lo si capiva dai vestiti, era una commedia, lo si capiva dalle fotografie selezionate, ma poi?
Durante le riunioni a casa di Enrico la mia fantasia faceva strane associazioni riguardo a Minnie & Moskowitz, creava mondi paralleli, trame avvincenti.
Il Mereghetti, d’altronde, non mi forniva molte informazioni:
Minnie (Rowlands) è una non giovanissima impiegata in un museo; Moskowitz (Seymour Cassel) uno squinternato posteggiatore d’auto con baffo e capelli fluenti. Sono così male assortiti che non possono che innamorarsi. Cassavetes gira, a modo suo, una commedia brillante, senza nevrosi (malgrado il tema sia quello della solitudine nella grande città) né cattiverie, ma con un ironia mai invadente. Ottima direzione d’attori e una certa concisione: forse il più accessibile – ma non certo il più banale – dei film del regista.

Non sapevo però qual era il modo per Cassavetes di girare una commedia brillante.
Minnie & Moskowitz era l’unico suo film che non passava a Fuori Orario. Passavano Volti, L’assassinio di un allibratore cinese, Una moglie, La sera della prima, ma di Minnie & Moskowitz neanche l’ombra.
Non facemmo più riunioni a casa di Enrico, e quel film lo dimenticai.
Lontano dagli occhi, lontano dal cuore…
Poi una mia collega, in ufficio, mi dice di aver comprato una collezione di film di Cassavetes. Me ne cita alcuni: Volti, Una moglie, La sera della prima… in me ritorna subito il desiderio e le chiedo: “Ce l’hai Minnie & Moskowitz?”. Lei mi chiede cos’è Minnie & Moskowitz e io le dico che è uno dei film di Cassavetes e lei risponde che purtroppo non ce l’ha. Mi può comunque prestare gli altri.
MA IO VOGLIO SOLO MINNIE & MOSKOWITZ!!
Comunque comincio a cercare su internet.
Leggo dell’uscita in dvd di Minnie & Moskowitz! Vado in un negozio del centro, compro il dvd e lo porto a casa. Lo lascio nella mia libreria per una quindicina di giorni a decantare, come fosse un prezioso vino da bere per le occasioni speciali.
Poi compio il grande passo: scarto l’involucro di plastica e metto il dvd sul mio lettore.

Ecco cos’è girare una commedia (la classica screwball comedy) per Cassavetes: essere libero. Libero di far vedere un uomo che, barcollando, tiene in braccio la donna di cui è innamorato, e alla fine va a sbattere contro i mobili di casa. È questa, cazzo, la vita! Quando portiamo in braccio la nostra donna, ci fanno male i reni; un male cane! Mica siamo John Wayne o Bogart! Bogart lo possiamo amare al cinema (così come lo amava Cassavetes, che lo cita spesso durante Minnie & Moskowitz), ma non dobbiamo mai dimenticare, come dice Minnie, che “i film sono una congiura”.
Cassavetes è libero di fare di ogni scena un incontro di pugilato, fisico o verbale, perché, come diceva di lui Peter Bogdanovich, “voleva che tutto fosse una continua battaglia” (leggete il saggio di Jonathan Lethem su Cassavetes presente in Memorie di un artista della delusione, Minimum Fax). Perché questa è la vita: una continua lotta a base di colpi, dati e ricevuti.
Cassavetes fa vedere i corpi nella loro magnifica imperfezione, fa risaltare i volti di attori sui quali sono evidenti le tracce dell’acne adolescenziale (comparateli pure ai bei visini degli attori di oggi); li fa gridare, sbraitare, come dei meravigliosi “Prospero” delle isole metropolitane (è straordinario il personaggio di Zelmo Swift in Minnie & Moskowitz).
Minnie e Moskowitz si amano e non sanno neanche loro perché, come non lo sapevano Ingrid Bergman e George Sanders alla fine di Viaggio in Italia di Rossellini.
Perché l’amore è un miracolo, un miracolo del nostro corpo, del corpo di Seymour Moskowitz che non sta mai fermo un attimo (corre Seymour, corre sempre) e che trascinerà con sé la verbosità un po’ snob di Minnie Moore. That’s the life!
Libertà, autenticità, pietas: caratteri che fanno del cinema di Cassavetes qualcosa di unico, di irripetibile.
L’attesa non è stata vana.
Adesso sono pronto per gli altri film di Cassavetes.
Grazie John.

P.S. La sera, dopo aver visto Minnie & Moskowitz mi sono messo a fare un po’ di zapping in televisione. Su una rete privata c’era Federico Moccia che teneva una specie di posta del cuore. Parlava ancora dei lucchetti, e di Ponte Milvio e bla, bla, bla… La notte ho sognato che Seymour Moskowitz con i suoi baffi da tricheco e la sua lunga coda di cavallo correva lungo Ponte Milvio, faceva le capriole e toglieva tutti quei lucchetti appesi. Li toglieva con i suoi grandi dentoni, e li gettava in acqua. E gridava a quelli che si volevano fotografare sul ponte, accanto ai lucchetti: “I libri di Moccia sono una congiura! Correte, andate via. Andate a VIVERE!!”

P.S.2 Minnie & Moskowitz (v.o. con sottotitoli in italiano) sarà proiettato all’Azzurro Scipioni (grandissimo Silvano Agosti!) venerdì 11 maggio 2007 alle ore 20,00 (per il programma completo del mese di maggio dell’Azzurro Scipioni e per quello di tutti i mesi a venire: visitate il sito dell’Azzurro)

 

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