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Kirsten Dunst

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A Via Veneto, in un soleggiato pomeriggio di aprile, c’è attesa spasmodica e aria di sommossa: all’Hotel Excelsior da più di un’ora giornalisti e fotografi attendono l’arrivo...

A Via Veneto, in un soleggiato pomeriggio di aprile, c’è attesa spasmodica e aria di sommossa: all’Hotel Excelsior da più di un’ora giornalisti e fotografi attendono l’arrivo del nutrito e splendido cast di Spiderman 3. Qualcuno tra i fotografi vorrebbe andarsene in segno di protesta, i giornalisti di radio e televisione disperano di riuscire a mandare il pezzo in serata e passeggiano su e giù davanti alla pedana tra poltrone vuote e microfoni spenti.
Il primo maggio Spiderman 3 esce in anteprima mondiale in Italia: l’occasione è grossa e ieri sera, per accedere alla proiezione stampa, abbiamo tutti diligentemente consegnato all’ingresso cellulari, ipod e altri marchingegni elettronici. Abbiamo rovesciato borse ed estratto chiavi e soldi, e ascoltato l’annuncio in inglese e in italiano che dissuadeva aspiranti pirati dal provarci a registrare anche solo un pezzetto di film.
Nel buio della sala neri figuri, in piedi nei passaggi laterali, armati di visori notturni perlustravano le messi di teste di spettatori innocenti, come generali della notte che scrutino un oscuro campo di battaglia, pronti ad intercettare gesti e intenzioni sospette. L’amica che ci siede accanto mangia il suo panino e poi incautamente si porta una bottiglietta d’acqua alla bocca e subito un angelo nero le è addosso, gentile e cortese controlla che la bottiglietta non si trasformi in un dispositivo di registrazione.
Superata la sensazione di stranezza fantascientifica, ci lasciamo catturare dalle avventure dell’Uomo Ragno, dalla magnifica creatura dell’Uomo Sabbia e dalle altre incarnazioni del male. Ma sapendo di dover tradurre lei, la rossa MJ: Mary Jane Watson, fidanzata dell’Uomo Ragno, è con occhio speciale che seguiamo le sue peripezie. La sentiamo cantare a Broadway e ci dispiace che la sua carriera non progredisca, la sua voce non convinca e che, insomma, le cose non le vadano proprio bene. Sappiamo che alle spalle ha una famiglia difficile, un’infanzia infelice. E ci auguriamo che Spiderman, tra un salvataggio e l’altro, trovi il modo di sostenerne la traballante autostima, la sproni a perseguire i suoi sogni di cantante, o almeno l’accompagni nella cattiva sorte. E diamine siamo al cinema… Spiderman la soccorre solerte nel grandissimo pericolo fisico, ma nel disagio, nella sofferenza intima è ancora impacciato. La sua tuta di spandex non è equipaggiata con sensori psichici. Non ancora almeno. Ma non disperiamo perché le carenze di un supereroe, si sa, sono solo punti in sospeso, promettente materiale da sviluppare nei prossimi episodi.
E così ora, all’Excelsior, siamo curiosi di conoscerla in persona, la fragile Mary Jane, al secolo Kirsten Dunst, e vedere che effetto le ha fatto scoprire il lato oscuro del suo giovanotto.

Arrivano! Un fremito si propaga lungo i corridoi dell’Excelsior, i fotografi smettono di discutere e imbracciano le loro potenti macchine. Ed eccoli gli eroi, le forze del bene e del male: Sam Raimi il regista, Tobey Maguire (Spiderman) con il suo visetto da secchione, e l’Uomo Sabbia, Venom e Goblin che un po’ cattivi sembrano davvero, ma soprattutto assai spaesati e accecati dalle luci. E Kirsten Dunst, unica fanciulla in mezzo a loro, bionda, minutissima, un abito viola senza maniche con un fascia rossa che le stringe la vita e tacchi vertiginosi, sorride divertita ai fotografi.
In Conferenza Stampa le domande sono tutte per il regista e per l’Uomo Ragno, ma lei segue lo scambio con allegria e divertimento, come se domande del genere non le avesse mai sentite, annuisce quando Sam Raimi parla del tema centrale del film: questa volta il vero nemico che Spiderman deve affrontare è dentro di lui, è il suo lato oscuro. E quando racconta degli effetti speciali e della possibilità di un quarto episodio e del desiderio di lasciare a chi verrà dopo, registi o illustratori di fumetti, nuovi lati da esplorare.
Qualcuno chiede ragione del ritardo e Tobey Maguire racconta che vengono da Londra, ieri notte c’è stata la prima a Leicester Square, e le valigie stamattina non arrivavano e la strada era interrotta. E Kirsten Dunst approva, conferma, smentisce, si diverte e stupisce con la sua mobilissima mimica facciale e il suo sorriso di creatura incantata. E quando finalmente si rivolgono a lei e le chiedono se preferisca lavorare per film come Marie Antoniette o in super produzioni come Spiderman, lei si tocca il petto con la punta delle dita e dice che impara da ogni cosa, che adora la collaborazione che c’è stata sul set del film e che con lo stesso cast farebbe anche Spiderman 4.
Ha sete, prende l’acqua e la offre a tutti. Leggermente stordita dal viaggio e dal frastuono, segue attentissima ogni cosa, accavalla le gambe, si liscia sulle ginocchia l’abito viola. Lo ha detto: per film come Spiderman il tour promozionale ti porta via tanto, tanto tempo. E lei questo tempo cerca di usarlo al meglio.

A causa del ritardo, dopo la Conferenza Stampa, le interviste televisive individuali sono brevissime, solo una domanda per ogni giornalista. Kirsten si siede in poltrona nel piccolo set previamente allestito, si fa portare una Coca Cola, si leva le scarpe altissime e allunga i piedi nudi sulla moquette. E si comincia: ora sì, ora le chiedono tutti se francamente Spiderman sia proprio l’uomo ideale e lei scherza, scherza sempre e finché può. Non è che vada proprio pazza per la tuta che porta, dice arricciando il naso, il tessuto non la convince e poi c’è da stare in ansia con uno così sempre a volare sui tetti. E ride. E di domanda in domanda la figura di Mary Jane si va delineando. Quando una giornalista le chiede se francamente non sia un po’ seccante interpretare una figura di donna sempre all’ombra di Spiderman, sempre un passo indietro, Kirsten appare francamente sorpresa. Un passo indietro? No, non le sembra. Lei pensa che il personaggio sia cresciuto nel tempo: era una ragazza vulnerabile e fragile con un padre violento e ora è in grado di prendere decisioni: pur conoscendo la vera identità di Spiderman, decide di impegnarsi comunque nel loro rapporto.
Una giornalista ridendo la interpella. “Kirsten non sarà arrivata l’ora che lui ti sposi?…ma fatte sposà…, è così che diciamo in italiano.” E Kirsten, come ha fatto varie volte ormai, scoppia a ridere divertita “Oh voi italiani! siete troppo divertenti…”. Scuote la testa e i biondi capelli, ride si appoggia con le spalle alla poltroncina, batte con le piccole mani sulle ginocchia, e il suo sguardo luminoso rifulge. “Voi italiani…voi italiani…” Sospira
E quando ancora le chiedono “ma lei pensa che Spiderman la sposerà alla fine?” Lei si stringe nelle spalle, questa del matrimonio le deve sembrare un’ossessione tutta italica “Non so… non le pare che prima dovrebbero lavorare un po’ sul loro rapporto?”
“Certo che lei, tra Maria Antonietta e Mary Jane, si sceglie sempre uomini bislacchi, che la trascurano molto, non le dispiace?”
“Può succedere” dice lei svagata. Il 30 aprile compie venticinque anni, è entrata nel mondo dello spettacolo a tre, ha fatto il suo primo film a sette. Ha lavorato in film importanti: Il circolo delle vergini suicide, Se mi lasci ti cancello, Marie Antoniette. Ha un volto radioso dove traspaiono le origini tedesche e svedesi dei suoi genitori e possiede la leggerezza di Ariel, sembra impossibile immaginarla all’ombra di qualcuno.
“E non pensa di fare qualcosa?”
“Ma nella mia vita sono più che accudita” Risponde esterrefatta dall’insinuazione spudorata della domanda.
Alla fine di ogni intervista Kirsten Dunst si sporge divertita dalla poltrona per vedere chi sarà il prossimo italiano che la farà divertire con le sue buffe domande. È contenta e le gira un po’ la testa, spiega, negli ultimi due giorni ha dormito solo cinque ore. Hanno un programma serratissimo: le sveglie all’alba e la sera la presenza in sala per l’anteprima: ieri Londra, domani Madrid e a seguire Stoccolma, Parigi e New York. Lì avranno mezza giornata libera. “Bene” ride Kirsten “potrò dormire, dormire. Mi sa che ieri sera abbiamo bevuto troppo.”
Ed infatti, con la sua risata, è più facile vederla come compagna di bevute che come donna nell’ombra. E quando le fanno notare che deve essere divertente viaggiare con tanti attori simpatici, lei sospira “Sì, ma sembriamo tutti matti, viviamo isolati circondati da agenti e truccatori, stamattina volavamo su un aereo grande e quasi lo occupavamo tutto.”
E un giornalista, in attesa del segnale di inizio, esclama “È coraggiosa a mettersi quel vestito! le consiglio di non andarci alla prima stasera…”
E la meraviglia di Kirsten Dunst per gli italiani questa volta le fa quasi dimenticare perché è lì. “Come sarebbe?” chiede sbigottita “è di Prada, è italiano, perchè non va bene?”. Lo allunga sulle ginocchia, controlla la caduta sui fianchi.
Ma l’intervista è iniziata, non si può più parlare del vestito viola. E il giornalista viene trascinato via mentre cerca di darle una spiegazione dalla soglia della porta.
Kirsten sgrana gli occhi. “Il viola porta sfortuna?” E insieme ai tecnici cerchiamo di spiegarle che in quaresima i teatri erano chiusi e non c’è bisogno di aggiungere altro. “Ho capito: il viola è il simbolo dell’attore che non trova lavoro.” Dice e a chiunque arrivi si affretta a spiegare che si è vestita in difesa dei diritti degli attori disoccupati. È ancora più orgogliosa, adesso, del suo abito di Prada e lo contempla divertita. “Italiani…” mormora e ride.
“E se li avesse lei dei superpoteri come li userebbe? C’è qualcosa che vorrebbe cambiare di lei o del mondo? “
“Eliminerei le armi di distruzione di massa e tutte le armi stupide con cui la gente si ammazza.”
“Allora è vero che nel prossimo film lei sarà Marla Ruzicka, una donna che combatte a fianco degli iracheni?”.
Kirsten Dunst si fa seria per un istante, sa che non è corretto durante il lancio di un film soffermarsi a parlare di altri progetti, spiega solo che non si tratta di una donna che combatte, era una ragazza californiana che aiutava gli iracheni a chiedere i risarcimenti al Governo americano per le vittime civili. Non aveva neanche trent’anni, biondissima come lei, è morta vicino Baghdad nell’attentato di un kamikaze. “Una grande figura…” Dice e sorride seria.
Il tempo per le interviste è finito. Sono tutti dispiaciuti di averla potuta intervistare così poco. “Lo so” mormora lei. “Io sono sempre puntualissima…” Si alza, a piedi nudi, le scarpe in mano, esce dalla stanza.
Mary Jane Watson conosce bene il suo uomo: “Spiderman è un eroe malinconico” ha detto e Vincenzo Mollica è rimasto folgorato: “Come ha detto… malinconico? Perfetto Mary Jane non devo chiederle altro.” E lei lo ha guardato grata e luminosa.
La fragilità femminile di MJ non sembra poi così difficile da portare: è un tocco leggero, un soffio d’aria tra le tende, una risata che eccheggia nei corridoi dell’Excelsior e scioglie l’eterna malinconia degli eroi.

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