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Alex Zanotelli: “La speranza viene dal basso”

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Dicono di lui: se lo invitano, non si tira indietro. Puntualmente arriva con i suoi sandali, il suo look orientaleggiante, la sua barba bianca e la sua sacca gonfia di...

Dicono di lui: se lo invitano, non si tira indietro. Puntualmente arriva con i suoi sandali, il suo look orientaleggiante, la sua barba bianca e la sua sacca gonfia di tutto. Libri, petizioni, volantini bisunti.
Sessantanove anni, prete comboniano, trentino della Val di Non. Beppe Grillo non chiude uno spettacolo senza averlo citato almeno una volta come suo “maestro” sulle tematiche della globalizzazione. Walter Veltroni lo ha seguito fino in Kenya e gli ha dedicato il libro Forse Dio è malato. Direttore della rivista Negrizia negli anni ottanta, quando da missionario rivoluziona il concetto stesso di missione perché non si limita a portare il suo aiuto ai poveri, ma denuncia le cause stesse della povertà, il commercio delle armi, i traffici illeciti che si nascondono dietro la cooperazione. Costretto alle dimissioni dalle pressioni della Segreteria di Stato vaticana, si trasferisce «in quel sotterraneo della storia» che si chiama Korogocho, la baraccopoli di Nairobi dove la gente va ogni giorno a nutrirsi con i resti “commestibili” della discarica. Per dodici anni padre Alex ha guardato negli occhi malati di Aids, ragazzine prostitute, alcolizzati. Dopo il ritorno in Italia crea la “Rete di Lilliput”. Il manifesto di Alex Zanotelli diventa: «Informazione, guerra e pace, ambiente, sviluppo sostenibile».
Dice: Questo è l’appello che faccio a voi in Italia: mettete insieme i vostri fili sottili per formare una grande rete lillipuziana: la strategia dei piccoli. Il commercio equo, il consumo critico, i boicottaggi sono fondamentali: dovremo gridare: “consumatori di tutto il mondo unitevi!” Così potrete avere una forza enorme, politica e economica.
Diffidente verso chi intende strumentalizzarlo, Zanotelli ha visto crescere il suo carisma anche grazie a questa “presenza” così diversa da altri personaggi alternativi ma sempre più usurati.
Dice: Che cosa fare? Innanzitutto capire il sistema. Il sistema del denaro poggia su tre poli: la finanza, i militari, i mass media. Sono la voce del padrone e servono per creare in ognuno di noi la convinzione che questo è l’unico sistema possibile e per renderci tubi digerenti. Produciamo: dobbiamo consumare. Martin Luther King ha detto: “Non ho paura dei violenti ma del silenzio degli onesti”. Un americano medio guarda la televisione 26 ore la settimana, che vuol dire per 13 anni di vita. E se calcolate che il 27 per cento della fascia di maggior ascolto è fatto di pubblicità, voi passate tre anni della vostra vita a vedervi solo pubblicità. Il potere immenso del sistema dunque ci modella come ci vuole. Fate l’opposto.
Dice: Il 20 per cento del mondo non mollerà mai le armi perché gli permettono di controllare l’80 per cento delle risorse mondiali. Nei vostri partiti è passata in pieno l’idea di un nuovo modello di difesa. Vi hanno tagliato le spese sociali mentre il bilancio militare è passato da 25mila miliardi a 31mila miliardi. E per far cosa?
Non prendetevi in giro con le parole “democrazia” o “Stato di diritto”. E il polo dei media? Senza i media l’impero non starebbe in piedi invece, dove si parla di libertà di stampa tutto è controllato.
Quando i politici vi parlano di sviluppo sostenibile è una bugia, se perfino il Presidente del FMI uscente, che è stato messo dal Vaticano nella Commissione Pontificia per la Giustizia e Pace e non capisco come sia successo, in un suo discorso a Manila ha detto: “Ragazzi miei, la torta non si può più aumentare”. Se il 20% utilizza l’82% delle risorse ha già posta un’ipoteca gravissima sull’ecosistema.
Voi non votate quando andate a votare, ma quando beatamente vi raggirate per i nuovi santuari e le nuove chiese che andate costruendo nei supermercati con tanta sontuosità dove tra poco vi faremo anche la cappella col Santissimo Sacramento e devotamente andrete ad adorarlo. Voi avete un potere enorme per ridimensionare questo sistema. L’unica soluzione è che noi ricchi dobbiamo fare un passo indietro e i poveri un passo in avanti. Ci sono due categorie di poveri: i poveri che forse potrebbero fare un passo in avanti e i miserabili, sono il 20% del mondo che ha appena l’1,4% delle risorse globali…

Padre Alex, secondo lei l’uomo sarà in grado di cambiare rotta? Di solito le grandi masse si sono mosse per motivi economici, per migliorare una situazione economica. Lei pensa che l’uomo sarà al contrario in grado di fare marcia indietro o siamo condannati all’autodistruzione?
Guarda, l’esperienza che ho fatto a Korogocho: 12 anni vissuti coi miserabili della terra, mi ha trasmesso un incredibile ottimismo e un’incredibile forza. Ho trovato tanta forza tra i poveri, tanta voglia di vivere, tanta capacita di danzare la vita che non ho mai trovato così forte come a Korogocho che è un inferno umano. Questo veramente mi ha contaminato e dato una gioia di vivere incredibile. Io ritengo che l’uomo non vuole il proprio suicidio. Ne combina di cotte e di crude, ma a suicidarsi ci pensa due volte. Io penso che l’uomo ad un certo punto comincerà a ripensare un po’ tutto. E siamo arrivati a questo punto. Io son convinto che l’uomo darà una svolta perché ormai ci siamo, ci diamo la morte se continuiamo così. Padre Balducci diceva che come è nato l’homo sapiens ad un certo punto dell’evoluzione, se l’uomo vorrà sopravvivere dovrà nascere l’homo planetarius cioè un altro tipo di uomo in grado di capire che in questo mondo dobbiamo viverci tutti quindi dobbiamo ridimensionarci, trovare altri stili di vita, altri processi, capacità di relazionarci.

Quindi lei pensa che possa e debba iniziare dal basso questo processo? E come si fa se sono le multinazionali, i governi a decidere tutto?
È per forza di cose: la speranza viene dal basso. I governi e i partiti sono parte del problema che dobbiamo risolvere. Guarda è incredibile: io son qui a Napoli; non avrei mai pensato che nel giro di pochi anni nascessero così tante resistenze dal basso contro le discariche, i rifiuti. È incredibile quello che sta nascendo dal basso. Io penso che tutta questa vitalità dal basso debba mettersi insieme, reagire e diventare una società civile organizzata per essere soggetto politico con cui i partiti, i governi dovranno confrontarsi.

Che fine ha fatto il movimento no global? È stato boicottato, demonizzato…
Il movimento c’è ma io direi non usiamo il termine no global che è gia negativo.

Dopo i fatti di Genova…
Esatto. La globalizzazione è un fenomeno negativo o positivo, come tutti i fenomeni umani, a seconda di come lo usiamo. Oggi è gestita dal neoliberismo più assoluto…
Ma la globalizzazione può essere un grande passo in avanti se consideriamo che le diversità culturali religiose sono una ricchezza invece di essere una disgrazia o un problema.
E a proposito di governi… il nostro stretto e in bilico tra forti condizionamenti… nell’assumere posizione sulla guerra.
Io non sto qui a preoccuparmi di questo e quello. A me preoccupa che la gente dal basso prenda coscienza. Noi continueremo a dire che la guerra in Iraq è peccato, io continuerò a dirlo e la societa civile sta dicendo che la guerra in Afghanistan è altrettanto una guerra imperiale come quella dell’Iraq, e continueremo, continuerò a dirlo, non ho altro, e mi auguro che anche la Chiesa a livello magisteriale lo dica con forza che la guerra in Iraq, in Afghanistan è sbagliata, che non possiamo avere i cappellani militari. Noi continueremo a dirlo e la speranza che queste cose vengano accolte… Io ti dico la verità, ci credo e sto davvero impegnandomi a tutti i livelli perché l’uomo può e deve cambiare.

Cos’hanno in comune Beppe Grillo ed Alex Zanotelli?
È chiaro che sono due esperienze molto diverse le nostre. Io sono uno che ha accettato di vivere dentro realtà drammatiche e vive in maniera semplice. Grillo non lo fa e non ha chiesto di farlo. Ha voluto incontrarmi al mio ritorno dall’Africa e mi diceva: ”…ma sai vedo che il messaggio è lo stesso ma io non sono un frate, non vivo come te, e allora posso dirle queste cose?”… ma dai Grillo, gli dico, vai avanti ne abbiam di bisogno! siamo così pochi quelli che dicono queste cose…
Quel che ci accomuna è essenzialmente il messaggio che lanciamo.

Lei dentro la Chiesa si sente libero di dire quello che dice?
Mi sento molto libero di dire quel che dico, ma non vuol dire che quel che dico sia sempre accettato, non lo pretendo ma spero che mi si lasci la libertà di dire, perchè nessuno mi può accusare né di eresia nè di altro. La Chiesa deve essere continuamente riformata e io penso che la Chiesa debba convertirsi su tante cose.

Ma la Chiesa se non fosse stata un potere così forte sarebbe durata tutto questo tempo?
È eresia quello che stai dicendo. Se la Chiesa vive non è per la Chiesa ma per la fedeltà di quel povero Cristo che è morto sulla croce.

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