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Le lamentazioni, i riti, le processioni, le marce funebri…

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Dire in due parole la Settimana Santa in Sicilia è cosa presuntuosa assai; raccontare le lamentazioni con un accenno, i riti, le processioni, le marce funebri.

Dire in due parole la Settimana Santa in Sicilia è cosa presuntuosa assai; raccontare le lamentazioni con un accenno, i riti, le processioni, le marce funebri.
Forse le emozioni… chissà, di una Madonna dal volto dolcissimo che corre incontro al figlio perché un nunzio, alacre staffetta, le ha detto che è vivo e lei s’affretta, gli occhi rigati di lacrime dietro al velo che scivola e vola nero nel vento.

Dire la cadenza di marcia delle confraternite, l’ondeggiare (la “varchiata”) dell’Addolorata dietro la bara del Cristo, il silenzio rispettoso e sospeso per le vie illuminate da lingue di fuoco sulle mura antiche.
Raccontare il viso straziato di quella madre con la spada nel cuore ammantata di nero tra velluti e iris odorosi. Come quella di Spagna sì, a Siviglia! e la processione i confrati coi copricapo a punta e le donne eleganti di Granada come a quelle in lutto di Trapani ne i “Misteri”.
Sì, raccontare i Misteri di Trapani, le Vare di Caltanissetta, il Venerdì Santo a Enna, U signori de li fasci a Pietraperzia.
Difficile perché ogni paese ha la sua, proprio come in Andalusia dove addirittura a portare in spalla le statue, ci sono anche le donne.
Cosa presuntuosa assai dire tutto questo, che quelli non citati si risentono, il diavolo ci mette la coda a creare zizzania; è capace di mettersi tra il Risorto e la Madonna quello lì, e il giorno di Pasqua! Non bastano i giudei a San Fratello nel messinese, ad assordare la gente! Là mentre la banda prosegue ordinata con le statue e la gente se ne sta a pregare e meditare, si infiltrano di rosso vestiti e mascherati, loschi giudei dalle ferali trombe!
A Prizzi sono i luciferi in persona, rossi e gialli e un lungo vello di caprone alle spalle, a chiedere il soldo od un ballo alla gente tra sventolio di lance e suon di catene: U ballu de li diavuli a dire la lotta tra il bene ed il male, l’ordine ed il caos; puntano il Cristo protetto tra spade di angeli coloratissimi; puntano la madre, una Madonna che cambia d’abito ad ogni quartiere dove “u ncontru” si ripete comunque senza che i diavoloni riescano ad impedirlo. Maria lascia l’abito nero per l’azzurro quando sta per abbracciare il figlio, ed è per le vie strette in un’atmosfera un po’ da farsa un po’ da opera di pupi.

Par che si abbraccino davvero ad Adrano ne “a Vasata”, ad Avola, perché Gesù ha le braccia mobili. Avran calcolato che il meccanismo delle braccia si possa inceppare? che vengano fuori gesti osceni? È accaduto.
“Chi sei tu?!” grida Satana in diverse lingue al Cristo nelle vesti di un sacerdote di rito bizantino allo scoccar di mezzanotte, davanti il sagrato la notte di Pasqua. A Palazzo Adriano succede, in un angolo di Sicilia sconosciuto, se non fosse che tra queste due chiese, l’una dirimpetto all’altra, e di due riti: il greco e il latino, in questa stessa piazza, c’han girato un film da Oscar: Nuovo cinema paradiso. È come Prizzi,vicino a Corleone; e già la mappa e fatta. La piazza in cui i vecchi neri di coppole passeggiano su acciottolati di un biancore splendente nel sole. La Sicilia nascosta dove nei bar piccoli e scuri non vedi una donna. Anziani seduti come in posa invece, tra le porte, le vetrate dei circoli, le Camere del lavoro e le Associazioni reduci e combattenti con le insegne antiche scrostate dal tempo. Uno splendore di piazza dove non fa meraviglia che l’unico bar aperto non abbia il latte, anche la mattina di Pasqua. Però nell’unico ristorante per tutti i turisti in trasferta c’è pure la ricotta calda col siero tra gli antipasti. Stupenda campagna del corleonese dolce ed intatta tra la valle del Sosio, Ficuzza e il bosco della Ficuzza. Va bè c’è anche Montagna dei cavalli e le foibe con i terribili segreti di rocca Busambra: Placido Rizzotto e chissà chi altri… va bè.

La Pasqua però non finisce a Pasqua perché dopo l’incontro c’è anche un addio… un arrivederci ai riti dell’anno seguente. Ad Enna l’incontro di Pasqua si chiama “a Paci”, a significare che anticamente, almeno per una volta la gente del Popolo si mescolava con i nobili de “I casi ranni”, s’incontravano con Cristo e la Madonna il giorno di Pasqua e per la settimana seguente sancivano una tregua, le statue appartenenti ai due quartieri restavano e restano ancora in Duomo, prima di dividersi la domenica seguente. Alla “Spartenza” tradizione vuole che i fidanzati non vadano. Non si sa mai.

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