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Casa cara casa

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Presente fin dalle primissime manifestazioni artistiche di ogni bimbo, più certa e più sicura fin anche di una famiglia, prima di disegnare...

Presente fin dalle primissime manifestazioni artistiche di ogni bimbo, più certa e più sicura fin anche di una famiglia, prima di disegnare con il carboncino giallo i riccioli della mamma o la pipa del papà si è abituati a marcare la linea rossa del suo tetto: la casa, prima espressione del senso di appartenenza ad un nucleo sociale.
Non sempre così certa, non sempre così stabile, non sempre così propria, non sempre un diritto; lo sanno bene gli inquilini abusivi dello stabile occupato in Via Catania 9 a Roma: 120 famiglie distribuite sui sei piani degli ex-uffici della BNL (disabitati da più di tre anni).
Striscioni sulla facciata principale del palazzo che gridano, urlano, bestemmiano giustizia, striscioni che velano storie tristi, che fanno piangere il cuore di chi, unito alla loro inquietudine di vita, ne comprende tutto l’amaro senso.
Si alternano al servizio d’ordine di fronte al massiccio portone algerini, cinesi, donne dell’est, peruviani e romani, tanti romani che con l’aria sorniona di chi ha capito, consumano sigarette fino al filtro perché non trovano pace, febbricitanti di amara inquietudine, quella che lascia svegli la notte e che tinge le occhiaie di nero per la malattia del nullatenente.
Sandra, una delle responsabili del movimento Action-diritti in movimento, statuaria Latino-Ispanica, coordina il suo gruppo con lucidità e cognizione senza la minima paura di cadere, di essere abbattuta, presiedendo alle guardie (che lei chiama picchetti), tenendo aperto uno sportello di consulenza gratuita presso lo stabile dalle 18 alle 20 il giovedì per tutti e ci tiene a sottolineare tutti coloro che abbiano problemi (dai più disperati ai più disparati) con la questione “CASA”.
C’è un registro dei visitatori da firmare all’entrata, mi spiega Sandra, perché loro, sorride, conoscono l’abusivismo e l’occupazione forzata, i cortei e le proteste quanto il rispetto, la precisione e la cultura alla civiltà, ”stiamo cercando di non sporcare”, mi sorprende.
Davanti ai miei occhi passeggiano per i corridoi mamme e bambini al collo, anziani, studenti, un distinto signore al seguito di un giovane pastore tedesco che porge al mio Cicerone un libro; Sandra mi spiega: ”vedi, è semplice cadere in miseria, lui era uno scrittore, ora la sua casa è diventata questo stabile, ma un tempo era apprezzato e letto”, ascolto il distinto signore congedarsi con queste parole rivolte al suo cane: ”Almeno lui, sono riuscito ad educarlo ad essere un romantico”.
Si siede accanto a me Shadia, una donna egiziana che tra una settimana farà appendere un fiocco rosa accanto agli striscioni di protesta fuori dallo stabile ”sarà la prima nascita qui in via Catania 9” mi avvisano sorridenti. Shadia è bella e timida ma le assicuro che delle sue parole farò un uso diluito e che soprattutto non verrà ripresa da nessun videoapparecchio; ”sono stata al servizio di una famiglia italiana per 15 anni, poi sono rimasta incinta, ma la gravidanza mi ha impedito di continuare a lavorare, ora mi trovo senza un posto dove stare e senza nemmeno il diritto di cittadinanza per la bimba che nascerà qui: pensare che in Egitto la colf ce l’avevamo noi”.
La vittoria di Sandra, se pur piccola, è una vittoria civile, umana ”in un quartiere borghese come questo di Piazza Bologna, conservatore di sicuro, con una delle sezioni più feroci di AN alle calcagna il clima è sereno, gli esercenti nei paraggi solidali e la gente comprensiva”.
Martedì 17 Aprile si tiene l’ennesima manifestazione, l’ennesimo corteo che partirà da Largo Gioacchino Belli fino alla Sala dello Stenditoio in Via di San Michele, dove si riunirà un tavolo interministeriale sulle politiche abitative al quale parteciperanno Governo, Regioni, Federcasa, cooperative di abitazione ma non i movimenti, non Action, che rivendicherà con questo corteo la sua presenza.
Si teme che da quest’incontro usciranno briciole, niente di serio, niente di decisivo, ma soprattutto niente di incoraggiante.
“Roma è di chi la vive e di chi ne crea la ricchezza” dice Sandra.

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