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Un cranio tra leggenda e realtà

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Il promontorio del Circeo si sa, è una chicca del Tirreno, ed è il punto della terraferma più vicino alle isole di Ponza, Zannone e Palmarola.

Il promontorio del Circeo si sa, è una chicca del Tirreno, ed è il punto della terraferma più vicino alle isole di Ponza, Zannone e Palmarola. Oltre ad essere famoso per il parco nazionale, posatosi sulla perfezione di una costa a gondola, è un paradiso incantato tra vele, immense ville e, nella mitopoiesis rappresenta il luogo di margine tra terreno e ultra terreno. Potrebbere essere la perfezione, immagine per occhi divini, il muto esistere di acqua e terra. Sulla punta più alta della costa, quando il cielo è sereno si scorge a Nord la cupola di San Pietro, quasi a testimoniare la prova che lo zampino di Dio si sia posato qui. Sotto il promontorio si trovano una serie di grotte famose per aver ospitato gli ultimi Neandarteliani in territorio pontino.Incantata dai racconti letti e caccia di resti vi dipingerò quanto meglio si può senza una tela, qualcosa di simile alla vera identità di queste grotte, come possono apparire all’occhio del turista quando se ne sta sulla barca ormeggiata lungo il fianco della cavità. C’è una storia che ha inizio il 24 Febbraio del 1989. Dentro grotta Guattari, avvenne per la paleontologia umana un ritrovamento di importanza mondiale. Il barone dell’Aguette, lo scienziato Blanc, qui scorse il cranio di un uomo di Neanderthal in buono stato di conservazione. Lui stesso, che per primo ne studiò il caso, vi riconobbe delle mutilazioni prodotte ab antiquo, che lo indussero a pensare ad incisioni dovute a pratiche di cannibalismo rituale. Blanc scelse la tesi dell’antropofagismo magico religioso: questo è il mio corpo e il mio sangue – la tua forza sarà sempre tra noi. Ecco perché le grotte del Circeo divennero famose su tutti i manuali di storia. Di fatto nella costa in cui Omero fece approdare Ulisse, l’ipotesi della mitologia restava la più affascinante e la più interessante.
Tali ipotesi sollevarono però un tale polverone riguardo la successione tra Neanderthal e Sapiens fino al 1989. Ma succede sempre così, basta il barlume di un uomo a far si che ciò che sarebbe, sogno, speranza, verità, torna ad essere attesa e domanda. Ecco lo studioso che inceppa il meccanismo di quel paradiso e con un microscopio di alta tecnologia ci conferma che il povero cranio dopo la morte del suo proprietario era caduto nelle grinfie di una banalissima iena, la quale al pari di una gazza ladra ne aveva custodito i resti.
Così ancora oggi qualche apocalittico, ferito dalle verità, si diletta ad avanzare ipotesi sul caso. In effetti non è facile rinunciare all’idea che il cro magnon e e il Neanderthal si fossero assorbiti l’un l’altro, immaginare di avvicinarci a qualcuno che ne conserva i caratteri. Dopo l’ennesima supposizione, decido di scoprirlo di persona… In verità questo paradiso lo frequento da anni, ma per molti rappresenta soltanto il luogo delle feste sulla spiaggia, e della villeggiatura estiva. Poi arriva il giorno in cui la curiosità prevale sull’immaginario collettivo. Vado alla ricerca del vero, salendo fin su la galleria del municipio. D”estate passerella per ragazzi, una volta luogo di preghiera dei templari.Nella piazza tra l’altro è stato allestito il museo permanente del cro magnon. E la fortuna, che ogni tanto mi assiste, mi ha fatto incontrare un paleontologo in visita lì con le gite scolastiche. Giorno più bello non poteva esistere. Davanti alle immagini di questo cranio, vecchio, fracassato, il mondo intorno si ferma. L’acqua e il vento, mi spiega, hanno soffiato per i corridoi della sua grotta, qualche iena lo ha trafitto, infine l’acqua depositandolo lungo le rocce lo ha protetto dalle onde e dal vento. Ovviamente davanti alla spiegazione ogni ipotesi sul cannibalismo, cade. La scienza lo smentisce per ben ventisei volte. Ma c’è qualcosa di glorioso e benigno in questo cranio, una dolcezza forte e gagliarda… costante. Uno spettacolo antico, ma in un certo senso nuovo, sicuro, forte che non cambia nel tempo. E questo cranio, morto, indifferente è quasi meglio di una carne viva, crea un potere talmente seduttivo che vale più di mille verità.

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