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Centochiodi – L’ultimo film di Ermanno Olmi

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Libri trafitti e inchiodati. Perché “tutti i libri del mondo non valgono un caffè con un amico”. Libri che “pur necessari – non parlano da soli”.

Libri trafitti e inchiodati.
Perché “tutti i libri del mondo non valgono un caffè con un amico”.
Libri che “pur necessari – non parlano da soli”. Verità, Dottrina, Parole che rischiano di rimanere imprigionate tra le pagine e usate artificiosamente, tradendo l’autenticità degli insegnamenti.
E così, un troppo aitante professore di filosofia delle religioni (Raz Degan) dice “basta” e inchiodando quello che gli impedisce di vivere realmente, se lo lascia alle spalle, cercando rifugio nella semplicità della vita di campagna. Abbandonando posto di lavoro, macchina di lusso e portafoglio, ma portando con sé un fiammante pc, un po’ di contante e la carta di credito con più di venticinquemila euro.

Magiche atmosfere lungo il Po, ed ecco il novello Cristo che, nutrendosi di pizza variamente condita, dispensa parabole e parole buone tra gente ospitale e discreta, che – senza nulla chiedere – lo aiuta ad installarsi in una abitazione di fortuna, evitandogli ici, spese di affitto, eccetera.

Fino quando il male, nei panni di un messo comunale prima e di un maresciallo poi, cercherà di spezzare l’incanto.
Scongiurato il rischio del colpo di sonno, ecco la ricompensa.
La perla:
Il Maresciallo interroga: – Fa parte di qualche organizzazione sovversiva o terroristica?
Degan: – Sì, del corpo insegnante!
– Ma non è un’organizzazione terroristica!
Degan: -A volte lo è!
Il tema trattato è comunque di quelli che invitano a riflettere al di là di ogni credo o religione, anche se alcune “sentenze” risultano eccessive e, oltre a far sobbalzare sulla poltrona del cinema, inducono alla fine a sentimenti di pietà per il vecchio prete che, addolorato per quanto accaduto ai suoi libri e di riflesso a se stesso, sente proclamare da Degan qualcosa tipo: sarà Dio, nel giorno del giudizio universale, che dovrà rendere conto dei mali e delle sofferenze del mondo!
E poi quel “c’è più verità in una carezza che in tutte le pagine di questi libri”: può essere vero, ma dipende da quale carezza e da quali libri.
Per l’ultimo film di Ermanno Olmi – ultimo perché la promessa del grande regista per il futuro è il ritorno alla documentaristica – vari livelli di lettura, simbolismi a volte immediati, altre più ardui, qualche stereotipo, molteplici spunti di riflessione.
Uno tra i tanti: la vera rivoluzione, il vero cambiamento dell’anima e del cuore si può fare lì dove ci si trova, senza fuggire dall’inferno quotidiano e senza improvvisarsi Crusoe del terzo millennio.
Non c’è bisogno di isolarsi, anzi è necessario il contrario.

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