Condividi su facebook
Condividi su twitter

Sircana, “Novella 3000” e la finanziaria

di

Data

C’è un limite, superato il quale persino la curiosità morbosa si arrende. E questo limite non viene imposto dalla razionalità o da un attaccamento all’etichetta, ma dall’esasperazione.

C’è un limite, superato il quale persino la curiosità morbosa si arrende. E questo limite non viene imposto dalla razionalità o da un attaccamento all’etichetta, ma dall’esasperazione. Parliamo del caso-Sircana e della lettera che la moglie del politico ha pubblicato qualche giorno fa su “La Repubblica”. Sia chiaro, ognuno è libero di fare quello che vuole nel tempo libero, anche di interessarsi della vita privata degli altri, se ne prova gusto. Ci sono fior fior di riviste adatte allo scopo; ci si può dirigere con sicurezza all’edicola sapendo che le aspettative non saranno deluse. Ma, per l’appunto, si tratta di una precisa scelta personale. Ogni volta che si compra un prodotto lo si fa perché in linea di massima si conosce già il suo contenuto. E proprio quello si pretende, non un altro.
Ora, fino a prova contraria, i giornali dovrebbero avere il compito di informare. Sulle notizie del giorno, su quanto è accaduto ieri e accadrà domani nel mondo. Ed esiste una sorta di patto implicito tra il quotidiano e il suo lettore, tale per cui entrambi sanno cosa l’uno vuole dall’altro.
E allora come mai si ha l’impressione che a cadenze preoccupantemente regolari questi indispensabili strumenti della democrazia si trasformino in uno sproporzionato “angolo della posta”? Con la vicenda Berlusconi-Lario c’è stato un iniziale stupore, subito smorzato però nel momento in cui si è messo meglio a fuoco il personaggio coinvolto nella situazione. ‘È solo un’altra delle sue’, si poteva pensare. Il marito che – si sa – ama scherzare senza pensare troppo alle conseguenze delle sue “battute” ha fatto un apprezzamento di troppo all’ennesima signorina, e la moglie indignata esce dal silenzio che si era auto-imposta per anni e pretende scuse pubbliche. Ma lo fa dalle colonne di un giornale, La Repubblica. Il che ha una sua logica, visto che le scuse richieste dovevano essere pubbliche. Però si nota subito una nota stonata nella vicenda: il portare davanti a tutti fatti strettamente personali. Alla fine comunque è troppo forte il gusto di poter legittimamente guardare dal buco della serratura un’altra esistenza – legittimamente perché si è pagato minimo 1 euro per fare i guardoni. E allora si tende a chiudere un occhio, si fa finta di non accorgersi troppo che quella lettera della Lario non ci fa niente sulla prima pagina di un autorevole quotidiano, che stava benissimo su “Chi”, ma non lì sopra, diamine. La vicenda si prende più o meno seriamente, c’è chi confonde le parole della signora con neo motti femministi, e chi – i maschietti per lo più – ci ride sopra facendo tanto di gomito all’amico con cui se ne sta parlando. Quindi, poco alla volta il tutto viene messo da parte. E poi spunta Corona. Corona e le sue foto imbarazzanti. “Vallettopoli”, quell’orribile termine giornalistico che sembra l’area camping di Paperopoli, torna sui giornali. Di nuovo si scava nelle vite private delle persone, nelle loro abitudini e nei loro vizi. E già sale lento ma deciso un liberatorio “e chi se ne frega”. Proprio nel bel mezzo di questo pensiero esce fuori la questione della foto di Silvio Sircana. E di seguito, la sua lettera a La Stampa in cui chiede la pubblicazione di queste foto che ritraggono un suo momento di “stupida curiosità”. In pratica autorizza l’opinione pubblica a deridere, comprendere o disapprovare una sua stupida curiosità. E non finisce qui. La scorsa settimana Livia Aymonino, la moglie del politico scrive una lettera che viene regolarmente pubblicata su La Repubblica in cui si difende dall’“ondata di fango” che è piovuta sulla sua famiglia. A dirla tutta è più facile trovare un senso a questa lettera piuttosto che a quella della Lario, che pare essersi svegliata ora da un lungo letargo. L’urgenza e la pesantezza della situazione giustificano il gesto della Aymonino. Però adesso basta. Trovassero un altro modo per condividere con l’opinione pubblica gli sconvolgimenti della loro vita privata. Che so, un blog su internet o cinque minuti su “Striscia la notizia”.
Intanto, stando così le cose, non è escluso che il prossimo anno “Novella 3000” dedichi un intero numero alla finanziaria.

Altri racconti
in archivio

Sfoglia
MagO'