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Avete visto sabato che bella giornata. Almeno a Roma lo è stata davvero. Così abbiamo deciso di starcene un po’ per conto nostro. Siamo andati prima qui, poi là...

Avete visto sabato che bella giornata. Almeno a Roma lo è stata davvero. Così abbiamo deciso di starcene un po’ per conto nostro. Siamo andati prima qui, poi là e abbiamo parlato di tante cose. Poi prima di pranzo ci siamo ubriacati per bene in un bar e abbiamo cominciato a parlare di cinema.
– Hai dato uno sguardo alle ultime pellicole?
– Ma che mi frega del cinema.
– Allora ti porto al cinema…andiamo a vedere…sì quello lì…- E con l’indice gli indicai il manifesto di Trecento. Oddio di del cielo dice lui, già perché il dottore è laureato in lettere classiche. Per lui doveva essere una cose tremenda andare a vedere certa roba.
– Dai sarà bellissimo, poi usciamo e ci arruoliamo…così possiamo andare a vivere da soli…lo stipendio nell’esercito è dignitoso.
Prima di convincerlo ci sono voluti altri due drink, poi siamo partiti. Il cinema era il Warner Village a piazza Esedra. Ore diciassette e trenta. La sala era gremita di ragazzini. Io e il dottore eravamo i più grandi e la cosa ci faceva sentire veramente a nostro agio.
Dopo circa trenta secondi iniziano le pubblicità. Hanno tentato di venderci di tutto, soprattutto macchine. Trenta minuti di pubblicità devastante acuita da effetti dolby surround. Alla fine di quella seduta il nostro cervello lavorava ad un livello base. Non c’era nessuna capacità di fare ragionamenti, nessuna difesa contro un simile bombardamento. Per chiedere al dottore se mi passava il vino dovevo articolare una ventina di foni che non appartenevano a nessuna trapezio vocalico. Proprio a quel punto è iniziato il film.
Forse in un altro stato di coscienza avremmo avuto da ridire su ogni singola scena, ma ridotti in quello stato, avevamo raggiunto lo zen: più nulla poteva sollecitarci, eravamo diventati degli spettatori modello.
I fisici da culturisti degli spartani: una gran ficata. I discorsi sulla superiorità dell’occidente sull’oriente: stramaledettamente veri. Tutto il fascismo militare del film: qualcosa di cui andare fieri. La violenze e gli atti eroici: ti faceva venir voglia di rompere il culo a qualche iracheno. Lo stato zen nel postumanoide…non provare più emozione di quelle indotte. E noi le provavamo tutte come dei veri Bodhisattva.
Ma questo non equivaleva ad essere degli esaltati, no. Significava starsene lì buoni a consumare il film lasciandoci adescare da ogni singola immagine. Lasciando che la giusta dose di miti si incasellasse nelle nostre teste sforacchiate e ci indicasse la retta via.
– Credo di aver raggiunto il nirvana.
– No, sei solo venuto.
La possenza di Leonida e la rappresentazione omosessuale di Serse non faceva che aumentare lo stato zen, così come le battaglie e i colpi efferati che dilaniavano e squartavano. Tutto ci rendeva sempre più immuni alle passioni. Sentivo il superuomo crescere in me.
L’apice fu raggiunte in breve. Uno spartano mette a novanta la moglie di Leonida e gli fa: ”sappi che sarà lungo e non ti piacerà.” Vidi nel dottore le palpebre rasserenarsi a nuova vita, il dolore non lo riguardava più, avevamo attraversato la soglia: al di là del bene e del male.
Così rimanemmo fino alla fine del film. Nessuna testa spiccata, nessuna mano staccata sapeva intaccare quello stato, la più assoluta pace nel sentirsi governati. Guidami o mio Dio affinché io possa servirti bene in battaglia.
Sapevamo di non essere gli unici a provare tutto quello, milioni di persone in quel preciso istante raggiungevano con noi le vette, là dove millenni di religione non avevano portato: il post moderno come primo passo al ritorno di una religione occidentale.
Il film finì e le luci si accesero. Non commentammo niente, usciti di lì sapevamo già cosa fare. Andammo da un concessionario Walkswagen e tentammo di comprare in leasing una golf duemila diesel.
Poi andammo a viale Giulio Cesare. Sentivamo che lì ci attendeva il nostro monastero. Ma c’era fila, tutti i ragazzi che erano al cinema con noi, poi sono arrivati da altri cinema e la fila e diventata incontrollabile. Così alla fine siamo entrati e abbiamo compilato con la calma più allenata del mondo tutti i moduli per l’arruolamento.
Ora che ci hanno preso posso dire solo che tutto è compiuto. Io e il dottore siamo bravi a far saltar per aria le teste e per noi è come una preghiera.

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