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Coincidenze genovesi

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Sei anni fa andai a Genova per protestare contro il G8, ospite di Marco un mio amico che abitava a Pegli, una periferia sulla costa ovest. Con me venne Bruno...

Sei anni fa andai a Genova per protestare contro il G8, ospite di Marco un mio amico che abitava a Pegli, una periferia sulla costa ovest. Con me venne Bruno e altre due ragazze. Gli altri miei amici si erano spaventati per le botte prese a Napoli il 17 marzo del 2001 e per la strategia della tensione montata in quell’estate. A Napoli subimmo il primo “carosello” da manifestazione che abbia mai visto: una camionetta ci venne letteralmente addosso investendo un mio amico, che per fortuna faceva rugby e era abituato a quelle spinte in mischia, e il fanalino mi si ruppe sulla spalla provocandomi una ecchimosi multicolore. Ci soccorsero dei napoletani-maoisti che invece dell’acqua ci diedero del Crodino rosso e esaltarono le nostre piccole ferite. A Genova neanche una botta, ma tanta paura: eravamo finiti in trappola con tutte le scarpe. Il 20 luglio, su via Tolemaide, prima che scoppiasse la baraonda, Bruno venne arrestato da un poliziotto infiltratosi tra i black-block, un omone con fazzoletto rosso-nero al collo, che lo schiacciò con il manganello a sandwich contro il muro insieme alle altre due ragazze. Queste furono subito rilasciate perché minorenni, ma Bruno, che aveva compiuto i diciotto anni da poco, fu desaparecido per cinque giorni.
Da allora Marco, che di cognome fa Taddei, è diventato un attore di teatro diplomatosi al Teatro Stabile di Genova che gira tutta Italia per teatri e paga regolarmente i contributi all’Empals (la pensione degli artisti). Invece Bruno, che di cognome fa Lupi, è diventato un regista e ogni tanto lo chiamano per assemblee e commemorazioni per raccontare le privazioni e le torture subite in quei giorni nel carcere di Bolzaneto. Per una strana coincidenza questi due superstiti si sono rincontrati proprio in questi giorni, manco a dirlo, proprio per colpa o, forse, grazie a Genova. Questo è il racconto delle coincidenze genovesi.
In settimana a Roma, al Teatro Ambra Jovinelli, è andato in scena, con solo due repliche, lo spettacolo “Genova 01” di Fausto Paravidino interpretato dai suoi attori tra cui figura anche il Taddei. Paravidino, nuovo paladino della cultura di sinistra, è un bravo attore, regista e traduttore di testi teatrali che è partito dal teatro per approdare nel 2005 al cinema con “Texas” un film, nella moria del cinema italiano, fresco e sorprendente, esclusa la love story tra il tamarro (Scamarcio) e la professorina annoiata (Golino) forse imposta dalla produzione. Paravidino ha scritto molti testi teatrali e questo sui fatti di Genova gli è stato commissionato dalla Royal Court Theatre di Londra raggiungendo subito consensi in Europa e in Italia con repliche e modifiche successive. Tanto si è scritto su Genova e tante volte il teatro è stato il catalizzatore di questa pagina nera della nostra storia recente (messa in scena da quelle migliaia di compagnie di giovani dilettanti che sono proliferate, ahinoi, in questi anni), ma, proprio perché scritto per un pubblico anglosassone, “Genova 01” è lo spettacolo migliore sul tema. L’ipotesi di partenza, illustrata da un prologo dello stesso Paravidino, è che la tragedia contemporanea non può rappresentarsi, ma vada riprodotta così come i testimoni e le ricerche la stanno ricostruendo: una tragedia under construction. Così sulla scena c’è solo un coro che racconta fedelmente i fatti di Genova in modo lineare, didascalico e statico. Il risultato è efficace, distaccato, per niente retorico e noioso. Paravidino scrive nelle note: “[…] affrontare il lavoro in profondità invece che orizzontalmente trattando il testo come se fosse un classico (mi si perdoni) e l’autore come se fosse morto (mi perdono)”. Il problema è che l’assenza di catarsi ha indotto l’autore a promuovere un dibattito con ospiti alla fine di ogni rappresentazione. “No il dibattito no” verrebbe da urlare. La prima sera gli ospiti sono stati Heidi e Giuliano Giuliani (i genitori di Carlo Giuliani, la vittima di quegli scontri), Giulietto Chiesa e Sabina Guzzanti. La seconda sempre i Giuliani, Marco Giusti, Lorenzo Guadagnucci e Giovanni Russo Spena. Il dibattito è scivolato subito su questioni attuali, dato che anche Heidi Giuliani ora è al Senato, sulla crisi del governo Prodi sulla politica estera, del tipo “sono contraria alla guerra, ma voto la fiducia”, provocando in qualche spettatore urla di ostilità e singhiozzi di chi si è reso conto della continuità tra destra e sinistra di governo. La vera tragedia è di Sabina Guzzanti che si è accorta che il suo pseudo impegno fa acqua da tutte le parti e che dovrebbe tornare a fare l’imitazione di D’Alema invece di fare finta di contestarlo.
La mattina dopo il teatro accompagno Bruno Lupi al Liceo Mamiani in autogestione, una sorta di sospensione delle lezioni con corsi e assemblee gestite dagli studenti, dove è stato invitato proprio per condividere la sua testimonianza unica su Genova 2001. Il Mamiani è uno dei licei più inn di Roma, insieme al Tasso, Virgilio e Visconti, dove si forma la cosiddetta futura classe dirigente della sinistra e entrando nel cortile ti vengono i brividi a pensarlo. All’assemblea Bruno parla di tutte quelle speranze riposte nel movimento no-global (quello che Alessandro Leogrande ha definito “il seme sotto la neve”), la preparazione alle contestazioni contro il G8, la confusione e l’anarchismo organizzativo e il suo arresto. Dopo un truce filmato sulle manifestazioni, Bruno scende più nei particolari della sua permanenza nella caserma di Bolzaneto dove ha trascorso una notte in piedi con la faccia al muro, costretto a cantare canzonette fasciste e sottoposto a molte torture sia fisiche che psicologiche. Una di queste consisteva nel bagnare i manifestanti e rinchiuderli nelle camionette con l’aria condizionata accesa da ore, in pieno luglio. Dopo quella notte, Bruno venne trasferito illegalmente nel carcere di Alessandria dove si sentì addirittura più protetto dalle sbarre che in balia dei poliziotti e militari. Non sapremo mai tutto ciò che è successo a Bolzaneto dove oltre che a una sospensione del diritto, i metodi di tortura usati ricordano quelli del regime pinochetiano. Abbiamo solo le testimonianze di tutti coloro che ci sono stati: sono ricordi confusi, ma tremendi indicibili che chiedono giustizia.
Ecco qui le strane coincidenze genovesi di questi giorni. Strane perché sono passati sei anni e non ricorre nessun anniversario. Eppure ancora non è stata istituita una commissione parlamentare su Genova. Bruno non sa ancora per quali ragioni è stato arrestato e ha denunciato le forze dell’ordine per la sua detenzione illegale. Di Genova ancora si parlerà e parleranno ancora i suoi superstiti. Se volete potete andare a vedere lo spettacolo di Paravidino dall’1 all’11 marzo al Teatro Due di Parma.

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