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I più bei racconti scritti dal 2000 a oggi: Marco Lodoli e Il quadernetto giallo

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Siamo di nuovo a Villa Maria, per il secondo incontro della Stagione Omerica. L’ospite di oggi è Marco Lodoli

Siamo di nuovo a Villa Maria, per il secondo incontro della Stagione Omerica. L’ospite di oggi è Marco Lodoli che inaugura il ciclo dei più bei racconti scritti dal 2000 ad oggi.
Non a torto Marco ha scelto un suo racconto, Il quadernetto giallo, che fa parte della raccolta Bolle. Le bolle sono le illusioni che ci creiamo per sopportare la vita, spazi del sogno o dell’immaginazione che si aprono nella mente stanca e insoddisfatta dei protagonisti. Personaggi pirandelliani, tra realtà e illusione, stemperate nella leggerezza contemporanea. Per Lodoli, infatti, anche «le illusioni di un volta erano migliori, ora risentono della vita patologica dell’occidente. La vita è spaventosa ma noi occidentali siamo riusciti a neutralizzarla, abbiamo messo un cellophane intorno all’esistenza». Così sono presentati casi limite, come la storia dei due fratelli che vogliono uccidere un musulmano davanti alla loro telecamera per svegliare l’Occidente dal suo torpore. Ma nelle loro manie, nei loro eccessi, i personaggi di Lodoli inseguono, tutti, un sogno di purezza; sono accomunati dalla ricerca di un’autenticità che renda la vita meno vuota e stanca.
La ricerca della protagonista de Il quadernetto giallo parte dal desiderio di maternità. Come ha dichiarato, l’autore ha scelto una donna perché gli uomini a una certa età diventano prevedibili, schematici; del resto l’autore riesce a calarsi perfettamente nella mente femminile della protagonista annoiata e insoddisfatta che aspetta di varcare il dosso della paura e ridiscendere serena verso una nuova vita. Entrambe le realtà che le si aprono davanti si riveleranno, però, cupe e tristi, ma almeno c’è il tentativo di provare ad essere felici.
Come spesso in Lodoli, il tema portante è il viaggio, ai confini della vita, nell’angoscia della morte.
Viaggi reali e metaforici all’interno dell’animo umano alla ricerca di qualcosa; come recita la protagonista del nostro racconto di oggi: «si viaggia per colmare un vuoto, si vive per colmare un vuoto». Alla maniera di Linch, questi racconti iniziano in un’apparente normalità per poi contorcersi su se stessi quasi in un delirio della mente.
È il trentasettesimo compleanno della protagonista, voce narrante del racconto e la donna riceve in regalo dal marito una macchina di lusso. La sua sembrerebbe una vita invidiabile: le cene con persone importanti, giornalisti o professori universitari, la palestra, le chiacchiere con le amiche, le sere a teatro, il ristorante giapponese di tendenza, lo shopping. Ma tutto accade come se non la riguardasse, come se lei non facesse parte della sua vita e non le resta che aspettare la molla che la faccia finalmente scattare. La sua vita è come una stanza vuota e buia, il suo ventre non si è riempito di un figlio e d’amore, è rimasto sterile come tutto ciò che le accade intorno. Il desiderio di un bambino si avverte fin dall’inizio del racconto, che diventa narrazione di una gestazione cosicché le cose attorno che prima non c’erano vengono ad esistere e accanto a lei c’è una figlia, Chiara, e una vita diversa. I documenti falsi, il rapimento della bimba in un accampamento di zingari, il trasferimento in un paesino sugli Appennini. Si prospetta una realtà alternativa, un momento in cui la mente si accorge del vuoto attorno e in un attimo riesce a vedere la vita nella sua nuda verità. Si configurano nuove possibilità, nuove identità che non siano quelle che gli altri ci hanno cucito addosso. Ma alla fine si ritrova ancora davanti alla macchina rossa, fingendo di essere felice, tutto ciò che è accaduto nel racconto è accaduto solo nella sua mente. Torna alla sua normalità borghese «dove i gesti accadono quasi senza di noi».
La raccolta prende il titolo dal primo racconto, dove c’è un bimbo che recita una poesia scritta da lui; è natale e tutti si aspettano la tradizionale poesia del presepe e di Gesù bambino, la sua così non commuove ma colpisce il cuore del padre che si accorge della verità di quelle parole, il mondo è una bolla sul punto di svanire, tutto è un’illusione alla quale ci aggrappiamo per poter sopravvivere. Mi vengono in mente i versi di Montale, il suo mondo paragonato a una bolla sul punto di svanire, illusorio e triste, nell’attesa di squarciare il velo di apparenze, che ci permetta di intravedere una realtà più autentica. Credo che in Lodoli ci siano queste reminescenze letterarie, rivisitate alla luce del presente, riadattate per i lettori di oggi. La sua scrittura è limpida, fatta di pennellate che disegnano scene reali e mondi immaginati con la stessa lucidità. Per definire questi racconti citerei le stesse parole, che l’autore ha usato in una recensione apparsa su Repubblica (25-06-2005) a proposito di un romanzo di J. Egloff: hanno «la leggerezza inquieta dei racconti perfetti».
Consiglio vivamente a chi non l’ha ancora letto, questa raccolta di Marco Lodoli e aggiungo i suoi consigli di lettura: L’amore degli adulti di Claudio Piersanti, Tu, sanguinosa infanzia di Michele Mari, Questo è il giardino di Mozzi, Pecore vive di Carola Susani.

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