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Una visita guidata – I sotterranei della Basilica di San Clemente a Roma

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Ero già passata di lì qualche volta, per un giro a piedi la domenica pomeriggio, vagabonda tra il Colosseo, il Colle Oppio e San Giovanni, ma lo sguardo aveva sorvolato...

Ero già passata di lì qualche volta, per un giro a piedi la domenica pomeriggio, vagabonda tra il Colosseo, il Colle Oppio e San Giovanni, ma lo sguardo aveva sorvolato distratto. Troppo abituato alle mille chiese, alle antiche rovine, ai gioielli architettonici nascosti dietro ogni angolo di strada di una città generosa e sorprendente. E quella costruzione medievale non aveva catturato la mia attenzione.

Per fortuna, però, una visita guidata mi ha dato l’occasione di entrare nella Basilica di San Clemente e visitare i suoi famosi sotterranei. E che saranno mai? ero tentata di pensare. Le solite grotte, i soliti scavi.

Invece fin dalle prime battute, resto intrigata. La guida illustra la particolarità di questa costruzione e cioè la sovrapposizione di quattro fase costruttive, risalenti ad altrettanti periodi storici: praticamente passiamo dal 2007 a Nerone e alll’incendio di Roma. Una specie di macchina del tempo.
Entriamo nel quadriportico medievale, la facciata è tardo barocca, realizzata dal Fontana tra il 1713 e il 1719.

Solo pochi minuti per ascoltare qualche cenno storico, dare un’occhiata alle colonne ioniche e alla pavimentazione e subito bisogna entrare. Questo è il problema delle visite guidate: ti dicono cento cose in un minuto e non hai il tempo di osservare con calma.
Ma entriamo.

Subito colpisce il mosaico con il “Trionfo della Croce”, che la guida si sofferma a spiegare dettagliatamente, con le sue spirali, il cespo d’acanto, petali di fiori, aironi, colombi, animali diversi e poi piccole scene di vita quotidiana, come un pastore che bada al suo gregge, una donna che dà il becchime ai polli, e poi il Cristo, i Santi, gli Angeli in volo. La guida ci invita a studiare e ad approfondire la conoscenza di questo mosaico, che fondamentalmente rappresenta un luminoso Albero della Vita.
Qualche accenno a San Clemente I, Papa, ai miracoli, alle leggende: http://www.enrosadira.it/santi/c/clementeromano.htm, poi velocemente ammiriamo il pavimento cosmatesco, gli affreschi, la schola cantorum… e… subito verso i sotterranei.
Si scendono poche scale e dalla costruzione attuale – risalente al XII secolo – ci troviamo proiettati nel IV secolo.

Mi colpisce l’odore. Di muffa e di storia, odore di terra e di morte. Non ho mai amato gli scavi e le grotte, un richiamo troppo potente alla morte. Eppure eccomi qua, nella basilica originaria, già citata da San Girolamo fin dal 385.
A quel periodo risale infatti questa costruzione paleocristiana (c.d. basilica inferiore) su cui poggia l’attuale chiesa.
Ma nel 1084 le truppe normanne saccheggiarono e distrussero buona parte della città, in particolare incendiando tutta la zona tra il Colosseo e il Laterano, compresa questa Basilica. E nel 1099, durante il papato di Pasquale II, venne dato ordine di riempire di pietrame le rovine fino all’altezza delle colonne, dando successivamente il via alla costruzione della nuova chiesa, quella in cui entriamo oggi.
Interessante e particolare un affresco, dove appare una delle prime iscrizioni in lingua volgare e come in un fumetto antico un impresario si rivolge ai suoi lavoranti:
Fa live de retro co’ lo palo, Carvoncelle. – Alberte, trai. Fili de pute, traite (Fa leva di dietro col palo, Carvoncello – Alberto tira. Figli di male donne, tirate).
Sorrido, mi viene da pensare che alcune cose sono davvero sempre esistite. Questo affresco è stato realizzato intorno all’XI secolo.

Ma l’altoparlante avverte che manca poco alla chiusura e bisogna affrettarsi, così non c’è tempo per fare domande o porre l’attenzione sui particolari. Si procede, scendiamo ancora, passando davanti a uno stretto e lungo vicolo che separa i due distinti edifici sottostanti, quelli su cui si regge la struttura che stiamo attualmente calpestando.

Siamo diciotto metri sotto l’attuale piano stradale, nei resti della Roma imperiale. In uno degli edifici veniva ospitata l’antica Zecca, mentre nell’altro, una domus romana, troviamo un Mitreo, il santuario del dio Mitra, risalente al III secolo, perfettamente conservato, ornato di una volta stellata per rendere l’ambiente simile a una grotta, così come prescritto da questo ancora misterioso culto. In fondo, l’altare, con la rappresentazione di Mitra che sacrifica il toro sacro.

Comincia a far freddo. Comincio a sentirmi piccola, quaggiù.
Ancora un passaggio veloce attraverso piccole stanze con le volte a botte e arriviamo in un punto dove sgorga acqua sorgiva, qualcuno la beve, qualcuno si bagna soltanto le mani, poi subito via.
Un ultimo cenno, prima di andare. Stiamo calpestando resti risalenti all’epoca repubblicana ed augustea, fino all’incendio di Nerone del 64 d.C.!
Torniamo, risaliamo nella basilica inferiore, poi in quella superiore. Nel cortile, fuori! È buio. La guida si scusa della fretta e ci saluta.
Resta il fascino di un velocissimo viaggio all’indietro nel tempo, il rimpianto di non aver capito abbastanza e tanta curiosità. Ero impreparata, chi se lo aspettava! Altrimenti avrei studiato qualcosa. Domani corro in libreria, vorrei saperne di più.

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