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Festa di laurea alla luna blu

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A Urbino capita di vedere, talvolta, delle grottesche e rumorose processioni sulla via principale che portano in trionfo un ragazzo ubriaco e nudo.

A Urbino capita di vedere, talvolta, delle grottesche e rumorose processioni sulla via principale che portano in trionfo un ragazzo ubriaco e nudo. A Padova è molto diffusa la “pergamena”, una biografia piena di aneddoti osceni inventati, che il festeggiato deve leggere, sempre ubriaco, di fronte a tutti i parenti. A Ferrara gli fanno indossare una corona d’alloro appesantita e lo accompagnano in una via crucis con canzoncine volgari. A Pavia le festeggiate ricevono in dono oggetti fallomorfi. Come avrete intuito questi sono i rituali goliardici che devono subire i novelli dottori, i neo-laureati delle città universitarie del nord. A Roma, nonostante sia da settecento anni una città universitaria, non si è mai imposta una forma di festeggiamento stabile per la laurea, così ci si può aspettare di tutto. La forma del rituale sta all’inventiva degli amici del laureato. Io ho sempre avuto degli amici lucignoli, che mi hanno sempre trascinato sulla strada del peccato, così per la mia laurea, avvenuta in settimana, mi hanno portato bendato in un locale di spogliarelli: il celebre “Blue Moon”. Proprio lì sull’ingresso, sotto le luci al neon ovviamente blu, mi sono tornate alla mente le parole piene di rammarico di mio padre che, a differenza dei miei amici, è sempre stato un serio e diligente giacomoleopardi: “Quando nel collegio arrivava il sabato sera, i miei compagni si imbellettavano e andavano all’Ambra Jovinelli a vedere le donnine. Mi dicevano “vieni con noi” e io “no devo studiare”, ma in cuor mio l’invidiavo e mi sono pentito quando ha chiuso”. Lo spogliarello a Roma ha una tradizione nobile e addirittura millenaria. Nell’antica Roma, ma soprattutto in età imperiale, le prostitute più belle e brave negli spettacoli, spesso acquatici, erano conosciute in tutta la città e richiestissime. Anche in seguito, all’ombra della cupola proprio nel quartiere di Borgo, lupanari e locali offrivano questo genere di spettacoli ai pontefici e preti in incognito che si volevano svagare. Ma con il passare del tempo, in tempi più recenti, la zona dove si sono concentrate questo genere di attività, è stata l’antica Suburra, la red line romana con bordelli e teatri. Fino al secolo scorso la città pullulava di “teatro minore” e “rivista” un genere di intrattenimento popolare d’avanspettacolo che comprendeva anche gli spogliarelli, un mondo dal quale sono usciti i nostri più grandi attori cinematografici tra tutti Fabrizi, Magnani e Sordi. Proprio la Magnani si è cimentata in questa nobile forma d’arte erotica. Ora questo genere di locali ha chiuso i battenti o ha cambiato stile (come l’Ambra Jovinelli ora sotto la direzione di Serena Dandini) e il nudo, sempre più volgare e senza vergogna, è presente in ogni angolo e momento del nostro vissuto. Ma nella Suburra, nascosto e camuffato, qualche locale c’è ancora come il “Blu Moon” di Riccardo Schicchi, uno degli imprenditori del porno italiano più famosi al mondo. L’ingresso costa solo 21 euro (tre-quattro volte il biglietto del cinema), ma, considerando che gli spogliarelli iniziano alle cinque del pomeriggio e finiscono alle due di notte a ciclo continuo, senza sosta, con turni ferrei, senza limiti di permanenza, il prezzo è molto vantaggioso. Data l’ora tarda riusciamo a vedere solo tre spogliarelli, ma questo basta per attivare l’occhio antropologico sulla situazione. Il locale è abbastanza grande e del tutto simile a un teatro con in platea delle comode poltrone blu. Gli arredi sono fatiscenti e le tende del sipario consunte e in alcuni punti strappate. Gli spettatori sembrano di tutte le classi sociali: ci sono vecchi distinti, un gruppo di trentenni che festeggiano l’addio al celibato di uno di loro, immigrati, ragazzi borghesi, affecionados in disparte che conoscono tutte le ragazze e si complimentano con loro dopo l’ennesimo numero e ciccioni che bestemmiano eccitati. Lo strip-tease funziona così: l’annunciatore presenta le ragazze che salgono sul palco tra gli applausi; ogni numero ha la sua narrazione, la sua storia e la sua canzone abbinata; dopo essersi spogliate completamente, le ragazze passeggiano tra le poltrone soffermandosi ogni tanto sulle gambe di qualcuno mentre gli spettatori accarezzano loro il sedere, più che altro, e i seni, più raramente. Volendo, i clienti possono chiedere uno spettacolo privato a pagamento. Le spogliarelliste che vediamo all’opera sono tutte e tre italiane. La prima è Lola, in realtà italo-elvetica, che si toglie le mutande con un effetto speciale di tacchi e spaccate con le gambe sulla canzone “Goldfinger” di un film di zero zero sette. La seconda è Zoe che riesce a coniugare, non si sa come, il tema dei pirati con quello delle sètte sataniche nel suo spogliarello. L’ultima artista è quella più attesa, la porno star (le altre due erano solo sexy star) Asia d’Argento, forte del suo ultimo successo cinematografico “Cara Maestra 2”, che dopo aver realizzato con nonchalance lo spettacolo più spinto portandosi sul palco un avventore (non si sa se complice) e avergli praticato una fellatio (non si sa se vera o finta), ci ha annunciato il suo prossimo film d’avventura ambientato in Egitto. La mia festa di laurea si conclude sotto le luci blu dell’insegna gigante “Cine”, tra i commenti arrapati di un siciliano che non ne ha abbastanza, una sexy star che si allontana irriconoscibile in abiti borghesi e il bigliettaio che ci urla: “Chi vole il calendario?”.

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