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Roberto Rossellini: arte e scienza nell’Umanesimo. Una mostra che mostra davvero

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Multimediale. Forse è una delle parole più usate del nostro tempo. Se un giorno si dovesse definire il secolo in cui viviamo, quel secolo che va dal 2000 al 2100

Multimediale. Forse è una delle parole più usate del nostro tempo. Se un giorno si dovesse definire il secolo in cui viviamo, quel secolo che va dal 2000 al 2100, si potrebbe dire che è stato il secolo multimediale. Per cui noi dovremmo essere donne e uomini multimediali. Noi forse i primi, siamo nel basso multimediale, mentre alla fine del secolo si andrebbe all’alto multimediale. Noi uomini del basso multimediale stiamo sperimentando la difficile esperienza di conoscere tutti i mezzi che la tecnologia ci mette a disposizione. Ad esempio, in questa rivista ci sono articoli con testi scritti, affiancati da video, completati da suoni. Abbiamo ognuno un cellulare che può chiamare, fare foto e video. Ci sono agende elettroniche, tutti gli altri mezzi sono comunque presenti, la tv, la radio, i giornali. L’arte perfino ha utilizzato tutte le tecnologie a disposizione per creare opere, le installazioni vanno per la maggiore. La musica si può ascoltare sia a concerti, sia sull’iPod, e in molti posti ci sono cd realizzati subito subito live dopo il concerto al quale si assiste. Con una carta di credito si prenotano viaggi aerei, si compra in internet. Uomini e donne anche disorientatamente, frammentariamente, multimediali. Però viviamo in fondo in un tempo irrazionale. A cavallo tra il barocco e il romanticismo. Del barocco la ridondanza e l’enfasi emotiva, l’amore per la messa in scena, per i discorsi retorici. Del romanticismo la tendenza alla solitudine e alla ricerca individuale, allo struggimento amoroso, alla causa ambientalista come ultima speranza di salvare una natura che non è che si osserva poi tanto. Un romanticismo senza natura, innaturale, forse più venato di elementi narcisisti che poetici.
Opinioni. Anche un po’ troppo teoriche, ammettiamolo.

Scaturiscono in realtà da una mostra. Quella su Rossellini, organizzata in occasione del centenario della nascita. È una mostra didattica. L’intento è quello di mostrare un aspetto di Roberto Rossellini poco noto. È una lezione interessante quella che si apprende. Basta andare al Museo di Roma in Trastevere e, fino al primo aprile, si ha la possibilità di scoprire che l’uomo multimediale è sempre esistito, perlomeno è esistito dai tempi del rinascimento. La parola multimediale ha un’accezione più strumentale, ed è intesa come la capacità di inventare e usare nuove tecnologie. L’ingegno per gli umanisti era quello di un entusiasmo vitale di individuare le potenzialità inespresse dei mezzi a disposizione per esprimere l’arte. E infatti la mostra si chiama “Roberto Rossellini. Arte e Scienza dell’Umanesimo”, ovvero l’eredità della tradizione umanistica nelle ricerche e nell’opera di Roberto Rossellini. L’intento è mostrare come il regista abbia compiuto un percorso articolato di ricerca sia nel campo delle arti sia in quello delle scienze.
Ovviamente la mostra stessa è multimediale, in coerenza con l’oggetto che tratta. Si entra e ci sono otto postazioni. Sono postazioni di legno, di richiamo medievale, di legno scuro, con schermi di computer che proiettano pagine scritte all’interno delle quali si osservano e si sentono video tratti dai film del regista, mentre i testi spiegano il legame storico e scientifico di riferimento. Si ritrovano documenti relativi alle ricerche, agli studi e alle letture di Rossellini, alla progettazione e realizzazione dei suoi film, moltissime foto di scena appese su tele di juta, locandine, sceneggiature, copioni, soggetti. A me come sempre colpiscono le sottolineature dei grandi artisti. Dal modo di sottolineare si comprende parecchio. Rossellini sottolineava con avidità, in maniera veloce, con guizzi, come se quello che leggesse contenesse illuminazioni improvvise.

Ricerca e progettazione, arte e scienza, didattica e spettacolo. Sono questi i tre binomi, intrecciati tra loro, che si ritrovano alla mostra. Sarebbe molto lungo e articolato descrivere ognuna delle otto stazioni. Mi soffermerò su di una in particolare, in quanto tratta di un argomento delicato e anche forse desueto: educare con all’arte, educare all’arte. Rossellini credeva nel concetto di artista-studioso. La sua produzione cinematografica aveva un forte elemento didattico. Ma la didattica ha una funzione non tanto di dimostrare, piuttosto di mostrare, legandosi alla maieutica. Lo spettatore, attraverso la visione di un’opera artistica realizzata in modo articolato e in modo da non proporre soluzioni facili o demagogiche, aveva la possibilità di formare un proprio pensiero critico e cognitivo, con la consapevolezza del valore non assoluto. In questo senso sia il cinema sia la televisione avevano un valore etico, erano un progetto di educazione permanente: i mezzi di comunicazione dovevano servire come stimoli per lo sviluppo dell’intelligenza critica.
Un pensiero quantomai lontano e sconosciuto, o forse dimenticato, per noi del basso multimediale.

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