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A Roma gli strozzini sono chiamati cravattari. Se non paghi te la stringono a morte. Anche Noè era uno di loro, ma Noè ha fatto una brutta fine.

A Roma gli strozzini sono chiamati cravattari. Se non paghi te la stringono a morte. Anche Noè era uno di loro, ma Noè ha fatto una brutta fine.
Quando ero piccolo ce n’era uno nel mio quartiere. Aveva una cravatta blu molto vistosa e sorrideva a tutti. Era anche così grasso che delle volte la cravatta gli si piegava sul petto, proprio all’altezza del cuore.
Uscivo da scuola alle dodici al tempo e fuori era pieno di genitori, ma una cosa risaltava subito: cravatta blu che stringeva la mano a tutti mentre aspettava che anche suo figlio uscisse.
– Papà che fa cravatta blu?
– Il cravattaro.
– Vende le cravatte?
– Lascia perdere.
Anche cravatta Blu ha fatto una brutta fine. Lui e sua moglie non si sono più trovati un giorno di un po’ di anni fa.
Quando ci trasferimmo a Prima Porta fu lì che vedemmo Noè per la prima volta. Aveva una pizzeria a taglio sulla via Giustiniana proprio accanto a una videoteca. Secondo me ha sempre fatto la migliore pizza a taglio della zona. Ma forse secondo anche molti altri visto la gente che ci andava.
Noè aveva comunque una bella famiglia. Forse la figlia era l’unica cosa non andava tanto. Ma per il resto…
Faceva anche l’atletica Noè. Era stato verso i metà degli ottanta un buon fondista. Nell’ultimo periodo quando si entrava nella pizzeria c’era questa bella foto che lo ritraeva all’arrivo della maratona di New York. Aveva il volto tirato dalla fatica e lo sguardo fisso sul cronometro.
Due mesi prima che la finanza gli mettesse le manette lo incontrai su allo stradone. Noè correva con il medico di Prima Porta e il dentista. Era una mattina di metà novembre.
– Come procede?
– Dobbiamo fare il tempo per la Roma-Ostia.- Mi rispose il dottore.
– E Noè come va?
Noè si voltò e mi rispose con un gran sorriso. Sorrideva sempre Noè e stringeva la mano a tutte le persone che incontrava. E non parlava in dialetto, parlava con un italiano medio e scandiva sempre le parole.
Comunque la storia di Noè cominciò con la finanza che lo iniziò a perseguitare per gli scontrini che non faceva ai clienti. Effettivamente non ne faceva mai, non ho mai capito se per pigrizia o per metterlo nel culo al fisco. Certamente nell’estate del novantanove gli fecero una diecina di multe, e altrettanto certamente lui non cambio atteggiamento. Mai uno scontrino.
Iniziò così. Ma certo non si portarono via la sua vita per quello. Lo fecero poco a poco.
Noè continuava la sua vita che era fatta con la gente che conta di Prima Porta e che si consumava sulle terrazze con vista sul Tevere o nelle ville della via Sacrofanese.
La storia di Noè è anche fatta di un fratello che stava a San Vittore. Però il fratello non era un usuraio come Noè, ma c’era finito per spaccio. Comunque la finanza cominciò a tenerlo d’occhio anche per quello.
Poi c’era il fatto che Noè girava con macchinoni e bei vestiti. Si prendeva anche due vacanze l’anno.
– Bisogna mantenere un profilo basso.- Mi disse una volta un tizio che aveva una copisteria accanto alla pizzeria di Noè.
– E loro invece?
– Loro vanno in giro con Rolex, x5 o vacanze a Sanit Morritz…non si fa così. Non si diventa ricchi con una pizzeria…o sbaglio?
La moglie di Noè anche era insospettabile. Davvero insospettabile. Faceva aerobica e yoga nella palestra più bella della zona. Molto educata e anche molto timida.
Pensate che al processo una delle vittime del giro di Noè ha dichiarato:
– E’ stata capace più una volta di forarmi con un punteruolo le ruote della macchina quando ero indietro con i pagamenti. Un girono entra in casa e dopo che le avevo offerto un caffè mi inizia a inveire contro…dovevo pagare…altrimenti lei avrebbe fatto pestare mio marito. Questo lo disse davanti alle mie figlie.
Pare che la storia dei pestaggi fosse vera. Noè si presentava a riscuotere con due rumeni armati a dovere e se c’era da spezzare loro spezzavano.
Comunque dopo un po’ iniziarono gli appostamenti della finanza. Stavano davanti la sua casa. Stavano lì, segnavano la gente che entrava e quella che usciva, l’ora e tutto, ma mai niente di più. Così per tredici mesi. Tredici mesi in cui la vita di Noè colava via lenta lenta.
Il barbiere di via della stazione di Prima Porta ha dichiarato:
– Sai che è una cosa seria quando ti sembra di vederli…mi spiego? Quando esci di casa la mattina e ti sembra di vedere una macchina con due che ti fissano. Quando torni a casa la sera e ti sembra di essere seguito…lì devi iniziare a preoccuparti. E’ lì che iniziano a toglierti la vita.
Il venti dicembre venne l’ordine di cattura immediata. Gli entrarono in casa che erano da poco le otto. Noè era appena tornato dalla corsa e si stava vestendo. Pare che mentre li tiravano fuori, lui e la moglie, la figlia prese a tirare di tutto dalla finestra. Poveretta non c’è mai stata tanto.
La storia di Noè finisce con la figlia matta che una volta a settimana lo va a trovare. Il martedì per l’esattezza. Il giovedì è la volta della madre. Ma la figlia ormai è grande e ultimamente pare anche aver messo la testa a posto.
Però non è proprio così che finisce. Dopo un po’ che a Noè era stato messo dentro è arrivato un altro giro a Prima Porta. Un altro giro di cravatte blu per capirci. Non so bene chi siano. Forse sono con la gente che conta da queste parti. Forse stasera sono a cena sulla terrazza con la vista sul Tevere o in qualche villa sulla via Sacrofanese. Io non lo so, so soltanto che valeva la pena scrivere questa storia su Noè. Sono sicuro che qualcuno gliela leggerà e là sulla sua branda saprà che a qualcuno manca la sua pizza. La migliore del posto.

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