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Camilleri e la concessione del telefono

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Leggi l’incontro con Camilleri e guarda il video qui. Con la produzione del teatro stabile di Catania, prende il via la tournèe nazionale de “La Concessione del telefono”, tratto dal romanzo omonimo di Andrea Camilleri, che insieme al regista Giuseppe Dipasquale firma la riduzione teatrale.

Leggi l’incontro con Camilleri e guarda il video qui.

Con la produzione del teatro stabile di Catania, prende il via la tournèe nazionale de “La Concessione del telefono”, tratto dal romanzo omonimo di Andrea Camilleri, che insieme al regista Giuseppe Dipasquale firma la riduzione teatrale. Prima tappa l’Eliseo di Roma, poi i Teatri Stabili di Milano, Napoli, Genova, Prato, Perugia e Palermo. E’ l’occasione per incontrare Andrea Camilleri, lo scrittore siciliano famoso soprattutto come autore della serie delle avventure del commissario Montalbano, ma che ha al suo attivo numerosi romanzi storici, l’ultimo dei quali è Il colore del sole, recentemente pubblicato da Mondadori.
Camilleri comincia col dire che il teatro è fatto di accadimenti quotidiani non esatti e si rapporta in modo stretto alla letteratura – ricorda le parole di Pirandello che amava dire: – il lavoro dell’autore termina quando pone la parola fine alla propria opera. Ma al contrario – aggiunge lui – credo che il teatrante, portando il lavoro in scena, lo reinventi costantemente.
“La concessione del telefono”, un testo esilarante, colmo di equivoci, imbrogli, che hanno inizio con la richiesta da parte di un commerciante di legnami di Vigàta (località fantastica creata con la carta, simbolo del disordine burocratico, nella quale si ambientano i suoi romanzi più famosi, molto probabilmente costruita pensando alla sua città di nascita, Porto Empedocle) di una linea telefonica al prefetto Marascianno, che lui nomina, equivocandosi, Parascianno.
Da questa inversione di sillabe si svilupperà una lunga serie di malintesi che coinvolgeranno il protagonista e la sua famiglia, la Chiesa e i vari apparati statali fino al mafioso del paese.
Ma a cosa servirà questa maledetta linea telefonica a Pippo Genuardi?
Azione, intreccio, e la messinscena di entrambi, commedia nella commedia e storia composta da nodi, che si sciolgono tra il comico e il tragico, componenti tipiche del teatro Siciliano.
“Nella riduzione – aggiunge il regista – il dialetto, la parlata camilleriana, la sinfonia e il coro di lingue, giocano un ruolo fondamentale nell’alchimia teatrale”.

Andrea Camilleri, ha mai scritto un testo puramente teatrale?
L’origine della mia disgrazia fu il teatro.
Nel 1947 il comune di Firenze indisse un premio teatrale, del quale presidente della giuria era Silvio D’Amico. Scrissi un atto unico, intitolato “Giudizio a mezzanotte”, vinsi il primo premio, e dopo averlo ritirato, durante il viaggio di ritorno da Firenze buttai dal finestrino il testo, ne distrussi ogni traccia perché credevo fosse una schifezza.
Mi convinsero in seguito a sostenere l’esame presso l’accademia nazionale d’arte drammatica e fui preso, con mia sorpresa.

Come sappiamo, lo spettacolo ha già debuttato a Catania ottenendo un grande successo, la domanda è: cosa stimola di più la sua vanità?
Mi creda,non provo vanità per nulla.
Mi viene in mente la storia di James Cain, autore de ”Il postino suona sempre due volte”, riadattato nelle varie versioni dai registi Tay Garnett e Bob Rafelson: quando un amico di Cain gli disse: ”Hey James, hai visto come hanno combinato il tuo libro?” lui non fece altro che andare a cercarlo nella libreria,g li diede un occhiata e disse: ”Perché?come l’hanno ridotto? eccolo, a me sembra intatto!”
Fortunatamente, dopo esercizi di respirazione, joga e tecniche all’avanguardia sto imparando ad estraniarmi dal mio ruolo di autore e a dirla tutta rido come un cretino delle mie cose.

Quanto è stato tradito, a suo giudizio, il testo originale?
Credo fermamente nella necessità della trasposizione: se non c’è il tradimento della trasposizione e l’autore non lo capisce è scemo, perché è un’operazione fondamentale.
E’ stato tradito quanto basta, va capito quali sono gli snodi di base, irremovibili e lavorare sul resto.
E’ stato fatto un buon lavoro con la poetica linguistica, con la parlata “camilleriana”.

Non crede si respiri un’atmosfera “kafkiana” nella rappresentazione dell’individuo stritolato dalla macchina?
Guardi, ogni qual volta si parla di burocrazia l’atmosfera kafkiana aleggia.
Come quando mi sono ritrovato a chiedere presso un ufficio di farmi rilasciare un documento che certificasse che fossi vivo, cose che ti confortano…

Accanto a lei, c’è Pippo Baudo, direttore artistico dello Stabile di Catania. Baudo organizza Sanremo, lei andrebbe mai al posto di Tiziano Ferro, magari come ospite d’onore al Festival di Sanremo?
Ognuno deve stare al proprio posto – dice divertito -e poi sarei perseguitato dai divieti di fumo, arrivato ad 81 anni è un lusso che mi voglio concedere, no, sarebbe come essere invitato ad un congresso di ingegneria spaziale, la platea sarebbe più che sufficiente.

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