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100% Homo Sapiens

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Il simpatico Uomo di Neandertal e l’orgoglioso progenitore Homo Sapiens E’ vero, la notizia che l’uomo di Neandertal e l’Homo Sapiens sono appartenuti a due famiglie distinte non sconvolgerà certo l’esistenza di noi discendenti da quest’ultimo.

Il simpatico Uomo di Neandertal e l’orgoglioso progenitore Homo Sapiens

E’ vero, la notizia che l’uomo di Neandertal e l’Homo Sapiens sono appartenuti a due famiglie distinte non sconvolgerà certo l’esistenza di noi discendenti da quest’ultimo. Si tratta del tipico campo di ricerca che contribuisce in qualche misura a relegare nell’immaginario collettivo gli scienziati nei laboratori lontani dal mondo e dalle sue esigenze. E invece, talvolta, i risultati del loro lavoro possono essere più che interessanti anche se applicati in campi lontani dalla scienza. Poco importa se lo scienziato aveva in mente tutt’altra attenzione per il suo progetto. Dunque, il quesito che ha tormentato generazioni di studiosi è il seguente: i nostri antenati si sono incrociati con i neandertaliani, e soprattutto noi conserviamo loro tracce nel nostro DNA? Ognuno è libero di passare il tempo a riflettere su ciò che vuole. E anche di cercare poi una giusta gratificazione nel pubblico per i risultati ottenuti, spacciandola per necessità di divulgazione scientifica.
A questo servono i convegni come quello che si è tenuto sabato 10 Febbraio all’Auditorium Parco della Musica, organizzato dalla rivista bimestrale di scienze “Darwin”. “L’alba dell’uomo” era il titolo, e questo il sottotitolo: “dagli studi sulle origini nasce un ritratto inedito dell’uomo moderno”. Sarebbe preferibile prendere parte a questo tipo di incontri se si ha una conoscenza un po’ più che vaga delle tematiche scientifiche e degli ultimi argomenti al centro del dibattito internazionale. Ma si può assistere anche cercando di cogliere il più possibile mentre nei momenti morti di esposizione di oscuri grafici si può riflettere sul fatto che questi cervelloni non riescono proprio ad abbinare i colori del trinomio cravatta-camicia-maglione. Quattro erano i relatori: Francesco d’Errico (CNRS, Francia), Richard E. Green (Max-Planck Institute, Lipsia), Carles Lalueza Fox (Università di Barcellona) e Guido Barbujani (Università di Ferrara).
Ognuno di loro ha tentato di inquadrare la questione coprendo diversi campi: quello dell’archeologia, ricostruendo i primi passi della specie umana e i suoi spostamenti e quello della genetica per l’analisi del DNA e lo studio della discendenza. E’ senza dubbio esaltante per un genetista avere tra le mani frammenti di ossa da cui ricavare il genoma di un ominide vissuto per lo meno 28000 anni fa. Figurarsi la gioia poi nello scoprire che il DNA dell’uomo di Neandertal ha pochi punti in comune con quello dell’Homo Sapiens, nostro diretto antenato. Il che significa dunque sovvertire la tesi più diffusa che vedeva i due primitivi appartenenti alla stessa famiglia. Molte saranno le conseguenze di tale scoperta in campo scientifico, la più importante della quale sarà il capire qualcosa in più su noi stessi. Cosa ha portato alle mutazioni genetiche che ha distinto l’Homo Sapiens dagli altri preistorici, cosa ha fatto si che proprio quel portatore di geni sopravvivesse alla selezione naturale. Come si è giunti infine a sviluppare determinate capacità cognitive, caratteristica dell’uomo moderno. Ma è un altro l’aspetto interessante. Portando avanti gli studi sull’evoluzione del DNA – partendo dunque dall’analisi del sequenziamento del genoma di volontari di tutti i continenti – si è osservato che quasi metà delle varianti genetiche sono presenti in tutto il mondo. Non solo discendiamo tutti dalla stessa specie umana, ma per molti tratti il DNA di ciascun uomo è identico a quello di chiunque altro, compreso l’aborigeno dall’altra parte del mondo. Non solo: di specificatamente europeo c’è meno dell’1% di DNA. E due persone prese a caso nel mondo hanno in comune il 99,9% di nucleotidi identici.
Al diavolo dunque tutte le differenze razziali.

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