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Rosario Crocetta: “E la mafia come va?”

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i valore, uno che scrive, che fa politica, che rischia ogni giorno la pelle per fare quel che fa, debba anche dire a tutti le proprie cose intime, dichiararsi, come un tempo le donne: “Signora o signorina?”

i valore, uno che scrive, che fa politica, che rischia ogni giorno la pelle per fare quel che fa, debba anche dire a tutti le proprie cose intime, dichiararsi, come un tempo le donne: “Signora o signorina?”, ancor prima di stringerle la mano, di conoscere la persona che ti sta di fronte, per sistemarla presto in una categoria, capirne l’”uso”. Allora: ”Omo o etero? “E magari “Pacs o unione benedetta? Piacere allora, tanto piacere! Posso stringerle la mano allora!” Questo pensavo mentre parlava Rosario Crocetta.
Ero arrivata trafelata, giusto in orario per guadagnarmi un posto a sedere, e invece solo uno scout, i guardiani della sala, qualche maniaco della puntualità, e lui, in un angolo coi ragazzi della scorta, in un angolo del cortile dove madre Lia ci teneva in fila per il catechismo, mentre noi aspettavamo solo che battesse le mani per correre liberi alle giostrine.
Con un cellulare in mano, che fa quello che chiunque fa mentre inganna l’attesa e l’imbarazzo dell’attesa. “Tanto ormai lo so che ai dibattiti antimafia ci troviamo i soliti: io, Alfredo Galasso, Lumia, Tano Grasso, don Ciotti, Alfano e i familiari delle vittime.”
Ascolta attento Galasso mentre parla, oltre a promotore della Rete, ex componente del Csm (Consiglio superiore della magistratura); sta dicendo di Fava e i quattro cavalieri dell’apocalisse mafiosa. “Fava si chiedeva come nel giro di niente Costanzo e compagni fossero diventati così ricchi. E fa un’analisi lucida, talmente lucida che… l’anno dopo viene ammazzato.”
Poi quando tocca a lui di parlare, quasi non ci crede, poi però s’infervora tanto che quasi non ci sta sulla sedia, Rosario Crocetta il sindaco di Gela: “Un uomo seduto su un barile di polvere con la miccia accesa”, però si arrabbia se gli dicono eroe. “E’ un uomo normale come erano normali Falcone, Borsellino prima che diventassero simboli.” “E poi attorno a me ci sono tante persone, l’associazione antiracket a Gela fa 150 iscritti. Ma se anche questa lotta dovesse diventare minoritaria, individuale, a me non me ne frega niente perché al mattino voglio guardarmi allo specchio ed essere a posto con la mia coscienza.” Pare che racconti i fatti di un altro quando racconta di come ha pestato i calli alla mafia: la Di Vincenzo SPA che aveva in mano tutti i dissalatori dell’isola. ”Un mafioso con un’impostazione stragista alla Totò Riina”. Ed è ironico: “Mi chiedo, anzi dico una cosa e poi me la chiedo”, una cosa chiara, lapalissiana: “Gli enti pubblici che non revocano gli appalti alle imprese sfacciatamente contro la legge. Basterebbe una leggina come sistema di controllo: che l’imprenditore dichiari a chi dà gli appalti, per non essere ricattato, per non essere colluso, per non essere, come è, egli stesso mafioso. Il fatto è che diventa deviante il comportamento di chi denuncia, di chi vuol cambiare, deviante il comportamento che dovrebbe essere norma. Però! – Allora il suo sorriso si fa bellissimo, un’umanità che trasborda – Ci dobbiamo credere al cambiamento, anche se non ci credessimo!” E poi racconta della moglie del mafioso a cui tolse i sussidi, della pulizia all’interno del Petrolchimico: ”Buttate fuori tutte le imprese in odor di mafia”, semplicemente, tranquillamente, come se l’avesse fatto un altro. Ed infine la leccornia, per Sciascia o Camilleri?, dei bigliettini sul balcone. “Frasi tratte dai salmi: beati coloro che vedranno il regno dei cieli!
Un vicino mi fa: – mi hanno bruciato la macchina per colpa tua. Io vedevo salire ragazzi sul balcone, guardavo e mi hanno bruciato la macchina! – Ma perché non l’hai detto prima, gli rispondo, magari denunciandoli prima… Io, da parte mia, non li potevo denunciare, se avessi raccontato la storia dei salmi mi avrebbero riso in faccia. Che fa la denuncia per dei salmi?“ E sorride Rosario Crocetta, sorride come se non fosse capitato a lui. E anche quando parla della sconfitta di Rita Borsellino non si scoraggia, la candidata che nell’immaginario collettivo rappresentava il cambiamento. Ma in Sicilia, esiste lo stato di diritto? si chiede. Il fatto è che arrivano i piemontesi e si alleano con la mafia, arrivano i fascisti lo stesso, gli americani uguale; e dopo la liberazione la storia continua: solo movimenti episodici, i cortei le rivolte di massa della primavera palermitana nel ’90, la Rete di Orlando dissolta in pochi anni e caduta nell’oblio.
Alfredo Galasso però per non gettare nello sconforto la platea parla di riscatto del popolo, di movimento antimafia già nei Fasci siciliani (cosa dell’altro ieri) e di colpe non sempre e solo nostre. Parla di uno Stato connivente, nemico, come quello dietro i cannoni di Bava Beccaris a Milano. Lo Stato sempre in vena di promozioni, quelle al momento giusto, come al prefetto Mori, ad altra sede, proprio quando scovava mafiosi per ogni dove, ed anche le madri li consegnavano, perché i siciliani abbiamo di questi slanci. Ma c’è sempre una pax mafiosa che sopraggiunge, una Sicilia che fin dai tempi post unitari assicura i propri voti e la governabilità del paese in cambio della tranquillità alla mafia, un Casini che copre a mo’ di chioccia Cuffaro anche di fronte ad elementi di carattere giudiziario inconfutabili.
Ma è bello sentir parlare Crocetta di “spirito socratico collettivo”, sentir dire a Galasso: ”Pio La torre mi disse: – Se i magistrati non sentono il respiro della gente sul collo non si muovono, ma se i magistrati non si muovono, la gente non gli respira sul collo.-”
Usciamo e ci stringiamo rassicurati nei nostri cappotti perché non teniamo grandi aspirazioni economiche, non possediamo esercizi commerciali che ci pongano di fronte a scelte estreme di grande coraggio o di infima viltà. “Perché – continua l’amica che mi prende sotto braccio – la storia che ti raccontavo l’altra volta non è finita lì. Quei due a Catania che hanno il ristorante e che sono stati rapinati, hanno visto in faccia i rapinatori. A quelli è andata male per via dei vicini, ma loro li hanno visti! L’indomani ricevono una telefonata: – non denunciateli è stato un errore, sarete rimborsati.- Perché quelli pagano il pizzo e fanno le cose che devono fare.” Si ferma poi ci ripensa e mi guarda. “Vedi da un momento all’altro ci possiamo trovare coinvolti tutti. E quelli, vittime o complici? E tu che faresti, dopo che l’hai visti in faccia? “
Dopo i giorni di caldo s’è messo freddo, guarda quasi pioviggina, che fa ci lasciamo? bacibaci a presto.

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