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Marco Delogu, il fotografo della posa naturale

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Vi ricordate due settimane fa quel goffo tentativo di entrare nello star system attraverso un casting per la Vodafone? Grazie a quel casting eravamo riusciti a conoscere Marco Delogu, uno dei fotografi più fichi del momento.

Vi ricordate due settimane fa quel goffo tentativo di entrare nello star system attraverso un casting per la Vodafone? Grazie a quel casting eravamo riusciti a conoscere Marco Delogu, uno dei fotografi più fichi del momento. Così in settimana Delogu mi ha ricevuto nel suo studio fotografico di Trastevere, dalle alte volte bianche del soffitto, dove mi hanno ricevuto le sue belle e giovani assistenti perchè era corso in farmacia, prima che chiudesse. Approfittando dell’assenza del loro boss, le ragazze stavano facendo una pausa dividendosi una banana e mi hanno svelato i segreti dello studio aprendo, letteralmente, gli armadi con dentro gli strumenti dagherrotipici. Ma chi sono queste ragazze aspiranti fotografe? Forse delle muse della fotografia? Certamente delle vestali che custodiscono il tempio. Rachele, una delle tre con una veste rosa elettrico, mi fa vedere il banco ottico utilizzato da Delogu. Il banco ottico è l’evoluzione del primo modello di macchina fotografica che si basa sul concetto di camera oscura con un foro stenopeico e il soffietto, senza nessuno strumento moderno (neanche l’esposimetro): il fotografo infila la lastra, si infila sotto un telo e scatta. Poi mi fa vedere una polaroid che Delogu utilizza solo per le pubblicità e una Nikon d200, una digitale reflex che è una bomba.
Ma, sul più bello, Delogu arriva, le ragazze si dileguano e inizia l’intervista.

Delogu è il direttore del Festival Internazionale di Fotografia di Roma che quest’anno, alla sesta edizione, inizierà a aprile. Novità, ospiti stranieri e nuovi spazi espositivi.
Questa sesta edizione proverà a fare un punto, per la prima volta, su dove va e qual è la situazione della fotografia in Italia. Ci sarà una personale di Tano D’Amico con 100 fotografie sugli anni settanta perché quest’anno è il trentesimo anniversario del ’77. Quest’anno gli ospiti internazionali saranno molto pochi rispetto agli altri anni. Ci sarà sicuramente Graciela Iturbide che farà la commissione su Roma (è la prima volta che è stata designata una fotografa donna per questo ruolo). Perdiamo qualche spazio, tipo i capitolini, ma ne guadagniamo altri come il tempio di Adriano. Per la prima volta esponiamo delle foto all’Ara Pacis.

Lavoro e progetti futuri.
Ne ho tre di progetti per il futuro che sono storie di migrazioni una delle quali riprende il progetto che ho fatto nel 1994 sui contadini veneti che avevano fatto la bonifica dell’Agro Pontino. Si è arrivati alla quinta generazione e ci sono più di 900 famiglie che conservano tutta una serie di usi e costumi. Di quelli che ho fotografato ne sono rimasti solo 8, quelli che nel 1932 avevano 3-4 anni, dai quali riparto e fotografo tutte le generazioni successive. Un altro progetto è sui profughi istriani della seconda guerra mondiale che sono finiti a Latina e un altro ancora, sempre nell’Agro Pontino, sugli immigrati afgani e del Bangladesh che lavorano lì perché hanno una specializzazione nella floricoltura e lavorano in quei vivai di piante e fiori. Poi ho in mente un progetto su un’altra migrazione di pastori sardi in Maremma avvenuta dal 1960 che sono ancora lì. Molti sono diventati dei piccoli imprenditori e assoldano per controllare il pascolo gente che viene dal Montenegro, Albania e Kossovo. Sto facendo anche una serie di ritratti di ex-condannati a morte, principalmente statunitensi. Per me l’importante è indagare una serie di persone che vivono uno stesso ambiente, una stessa comunità.

Dati tecnici.
Da tanti anni a questa parte scatto soltanto in verticale e soltanto in dimensione quattro per cinque, con il banco ottico. Le mie fotografie non sono mai “catturate”, sono sempre frutto di una posa che io credo sia il massimo della naturalezza. Anche le luci sono studiate. È anche vero che se vedo il soggetto che sta in una posa particolare tento di rifargliela fare, ma lui è sempre consapevole che lo sto fotografando.

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