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Non cerco mai di migliorarmi o di imparare qualcosa, rimango esattamente come sono. Non sono uno che impara, sono uno che evita.

“Non cerco mai di migliorarmi o di imparare qualcosa, rimango esattamente come sono. Non sono uno che impara, sono uno che evita. Non ho voglia di imparare, mi sento perfettamente normale nel mio mondo pazzo; non voglio diventare come gli altri”. (C. Bukowski)

Sono trascorsi soltanto dodici anni dal 1994, anno della morte di colui che è stato definito “il più grande poeta underground mai esistito”. Icona dell’alienazione e della critica sociale, veniva associato negli anni settanta alla Beat Generation a causa del suo stile informale e del suo atteggiamento anticonformista verso la vita e verso la letteratura, creatore di una prosa che un critico definì come una “dettagliata descrizione di certi tabù della fantasia maschile: lo scapolo disinibito, solitario, e totalmente libero”.
Evitiamo l’arduo e forse superfluo compito di riassumere una vita fin troppo conosciuta e studiata, e proviamo a fare qualche domanda diretta:

Charles Bukowski, uno spirito libero, che ha seguito tenacemente il proprio sogno. Oltre ogni difficoltà materiale, lavorando e rifiutando di lavorare, randagio e sfrenato per il mondo. Ma oggi, nella nostra opulenta ed evoluta società democratica, pensa sia possibile e soprattutto consentito raggiungerla, la “libertà”?
“La differenza tra dittatura e democrazia è che in democrazia prima si vota e poi si prendono ordini, in dittatura non dobbiamo sprecare il nostro tempo andando a votare.” (C. Bukowski)

Ma per un vero spirito libero, non è anche il corpo una prigione?
Senti, carina, in vita me ne hanno dette di tutti i colori, ma spirito non me l’avevano mai detto. Non ci credere a quelli che professano la libertà per lo spirito. E poi anche adesso che sono concime per i vermi vieni a parlarmi di traguardi? E tu quale traguardo hai da raggiungere? Sei fuori! Il corpo è una prigione solo quando non ti serve più a scopare e ubriacarti. Finché ce la fai continua a fare sesso e bere tutto quello che si può bere, dammi retta.

Durante la sua giovinezza ha conosciuto un periodo di crisi, circa dieci anni in cui non ha scritto più niente a causa della disillusione nei confronti del mondo editoriale. Un mondo difficile, che spesso lo ha osteggiato e che anche oggi può scoraggiare e magari far decidere per la rinuncia?
Ma tu dov’eri fino a oggi? Potevi farti vedere in giro quando ero vivo! O sei uscita da un mio racconto per caso? Sei spuntata da qualche libro al macero per farmi il culo? Ma perché non ascolti quello che dici ”Durante la sua giovinezza conobbe un periodo di crisi, circa dieci anni in cui … …” e bla bla bla, arrivi tardi!
Ma chi te le scrive le domande, il tuo editore? Quella non era crisi, era fame. Se non ti apprezzano sei finito, se ti apprezzano sei finito lo stesso.

Si, mi perdoni signor Bukowski, ho formulato male la domanda, ma insisto. Ai suoi tempi, quando gli editori avevano ancora un nome e cognome, le hanno del fatto male, lo so. Le brucia ancora oggi?

“Colpito in un occhio / colpito nel cervello / colpito nel culo
colpito come un fiore nella danza
meravigliandomi per come la morte vinca senza fatica
meravigliandomi per come si presti fede a stupide forme di vita
meravigliandomi per come il riso venga soffocato
meravigliandomi per come il vizio sia così una costante
presto dovrò dichiarare la mia guerra alla loro guerra
devo aggrapparmi al mio ultimo pezzo di terra
devo proteggere il piccolo spazio che ho creato e che mi ha
permesso di vivere
la mia vita non la loro morte / la mia morte non la loro morte
questo posto, questo tempo, adesso
faccio voto al sole / che ancora una volta riderò di cuore
nel luogo a me perfetto / per sempre.
La loro morte non la mia vita.”

(Una sfida alle tenebre di C. Bukowski)

Oltre che con gli editori, ha spesso trovato difficoltà con i critici. Cosa pensa di loro?

Una volta mi ci arrabbiavo molto, poi ho capito tutto di loro, ti confido una cosa:
“… erano dei veri cazzoni, quei tizi; usavano un linguaggio raffinato, a suo modo splendido, per dire agli altri critici, agli scrittori, che erano dei rottinculo. Mi rincuoravano”.(C. Bukowski)

Bukowski e l’acool. Le viene attribuita questa frase: “scrivere poesie non è difficile; è difficile viverle”. Lei ha scritto migliaia di poesie e abbiamo moltissime fotografie e filmati che La ritraggono nell’atto di bere, sempre bere. Qual è il nesso tra alcool e poesia?
“Quando ero molto giovane dividevo equamente il mio tempo tra bar e biblioteche; come poi riuscissi a provvedere agli altri miei normali bisogni resta un mistero; boh, semplicemente non me ne preoccupavo più di tanto – se avevo un libro o qualcosa da bere allora non pensavo troppo e tutto il resto – gli scemi riescono a crearsi un paradiso tutto loro. Quando stavo al bar, pensavo di essere un duro, spaccavo le cose, facevo a botte con gli altri, ecc. Nelle biblioteche era un’altra storia: me ne stavo zitto, giravo da una sala all’altra”. E la poesia, beh…

(…) Una poesia è questa città adesso,
cinquanta miglia dal nulla,
le 9:09 del mattino,
il gusto di liquore e delle sigarette,
né poliziotti né innamorati che passeggiano per le strade,
questa poesia, questa città, che serra le sue porte,
barricata, quasi vuota,
luttuosa senza lacrime, invecchiata senza pietà,
i monti di roccia dura,
l’oceano come una fiamma di lavanda,
una luna priva di grandezza,
una musichetta da finestre rotte…
Una poesia è una città, una poesia è una nazione,
una poesia è il mondo…
(Una poesia è una città di C. Bukowski)

Lei vanta innumerevoli tentativi d’emulazione malriusciti, in campo letterario. Ma adesso, oggi, cosa direbbe a chi vorrebbe seguire le sue orme… etiliche? è una scorciatoia per scrivere?
Diciamo le cose come stanno, l’alcolismo è una fede, né più né meno di quella che sventolano i tuoi amici cattolici o i musulmani o che ne so io. Una fiducia incrollabile in quello che c’è dentro quella bottiglia magica, piena di promesse e di verità. Però è una lampada d’Aladino un po’ particolare, perché sai che succedeva quando mi ci attaccavo? Il cazzo di genio invece di uscire dalla bottiglia, ci entrava. E così quel figlio di puttana di genio che mi abitava, traslocava nella bottiglia vuota approfittando della temporanea incapacità di intendere e volere. E tu cosa avresti fatto al mio posto? Dimmelo se sei così intelligente da fare interviste ai morti. Te lo dico io, avresti fatto esattamente quello che facevo io. Avresti continuato a cambiare bottiglia, ne avresti cercata un’altra e un’altra ancora, nella speranza di ritrovarlo quel genio. Poi la mia donna alla fine me l’ha spiegato che non era né questione di alcool né di bottiglie. Diceva che il genio non l’avevo perso, che dovevo solo dargli un lucidata e sarebbe tornato come nuovo. Così ho smesso di cercare, è stato come un lampo … e la poesia è solo un lampo di genio.

Scrivere, in modo feroce e corrosivo, per rabbia e per passione: sappiamo della Sua rabbia verso la vita, l’amarezza nei confronti della insensibilità degli altri, l’ipocrisia del “sogno americano”, e conosciamo la Sua passione, oltre che per l’alcool, anche per le corse dei cavalli e per il sesso intenso e sfrenato. Ecco il sesso e le donne. Una lunga convivenza, due mogli. Donne: ma ne ha amata davvero qualcuna? E pensa che possa esistere un ideale di donna?

“Dalle braccia di un amore / nelle braccia di un altro
m’ha salvato dal morire sulla croce
una signora che fuma marijuana / e scrive canzoni e storie,
ed è molto più gentile dell’ ultima, / molto molto più gentile,
e a letto è altrettanto brava o addirittura migliore.
non è piacevole essere messi in croce e lasciati là,
è molto più piacevole dimenticare un amore che
non funziona / come ogni amore
alla fine / non funziona… (…)
non è piacevole morire sulla croce
è molto più piacevole sentire il tuo nome sussurrato
nel buio.”
(Dalle braccia di un amore di C. Bukowski)

Eppure mi sembri una donna intelligente, ti ributto la domanda “esiste secondo te l’uomo ideale?”

Ehm… Lei è stato definito “l’ultimo poeta maledetto”e un’indomabile vena autodistruttiva lo ha portato a una vita di stenti e vagabondaggio ribelle fino al 1976, quando, orami ricco e famoso, ha incontrato Linda, che lo ha sostenuto e incoraggiato fino a fargli cambiare regime alimentare, a ridurre l’alcool… insomma a cambiare stile di vita…

http://www.youtube.com/watch?v=3uEO01NZMuM

Ma non ha mai pensato che il processo di autodistruzione avrebbe potuto condurla presto alla morte? Ricordiamo le sue ultime parole: “Ti ho dato tante di quelle occasioni che avresti dovuto portarmi via parecchio tempo fa. Vorrei essere sepolto vicino all’ippodromo… per sentire la volata sulla dirittura d’arrivo”. Non le faceva paura la morte, dunque?

“(…) ho fatto la fame per l’arte, ho fatto la fame per
riuscire a guadagnare cinque dannati minuti, cinque ore,
cinque giorni, / volevo soltanto buttare giù qualche
frase, / il successo, il denaro non importavano:
io volevo scrivere
e loro volevano che stessi alla pressa meccanica,
in fabbrica alla catena di montaggio
volevano che facessi il fattorino in un / grande magazzino.
Be’, dice la morte, passandomi accanto,
ti prenderò comunque, / non importa quello che sei stato:
scrittore, tassista, pappone, macellaio,
paracadutista acrobatico, io ti / prenderò…
okay, baby, le dico io.
Adesso ci beviamo qualcosa insieme
mentre l’una di notte diventano / le due / e lei solo sa
quando verrà il / momento, ma oggi sono
riuscito a fregarla: mi sono preso / altri cinque dannati minuti
e molto di
più.”

(La morte si fuma i miei sigari di C. Bukowski)

Poi, un giorno, Nick Belane, proprio alla fine della storia… decise di morire così:
“Non può essere vero, pensai. Non è questo il modo in cui deve succedere. No,non è questo il modo in cui deve succedere. Poi, mentre guardavo, il Passero aprì lentamente il becco. Comparve un enorme vuoto. E dentro il becco c’era un grande vortice giallo, più dinamico del sole, incredibile.
Questo non è il modo in cui succede, pensai di nuovo.
Il becco si spalancò, la testa del Passero si avvicinò e il giallo sfavillante e accecante mi fu sopra e mi avvolse”. (Pulp di C. Bukowski)

Altra frase a Lei attribuita è: “Il genio è un uomo capace di dire cose profonde in modo semplice”.
Una parola per gli aspiranti scrittori della Scuola Omero: è ancora valida questa affermazione oggi? Non è stato già detto tutto, in qualunque modo? E come si può non scoraggiarsi quando i romanzi vengono rifiutati, quando i racconti non vengono pubblicati oppure pubblicati ma solo da piccole riviste che nessuno legge, quando si blocca la penna e il foglio resta a lungo bianchissimo?

“(…) scrivere è un’impresa
che ricomincia da capo / ogni volta
e tutti gli elogi, / i sigari, le bottiglie
di vino inviate / in tuo onore / non garantiscono
come sarà la riga successiva, / e soltanto quella conta,
il passato è / inutile,
siede sulle ginocchia / degli dei
mentre i secoli / svaniscono
nel loro marcio / celere
sfarzo.”

(Posta di C. Bukowski)

Niente di più incoraggiante??

Sorride, finalmente, e lascia che sia Bono a recitare per lui:

http://www.youtube.com/watch?v=60D6WVBtIcs

Si è mai preoccupato del giudizio degli altri rispetto alle scelte di vita, agli atteggiamenti, a…

“Tutti i vicini pensano
che noi siamo / strani.
E noi pensiamo / lo stesso di loro.
E facciamo
tutti
centro.”
(Sissignore di C. Bukowski)

Ok, capito il messaggio. Ma lei non ha mai sentito il bisogno degli altri?

Anche per questa domanda dovresti chiedere al mio socio in affari, Nic, te l’ho già detto. E poi, avete quasi lo stesso nome! il grasso, disgustoso Nick Belane.
“Poi squillò il telefono. Lo lasciai squillare. La mattina non rispondevo mai. Trillò cinque volte poi smise. Ecco. Ero solo con me stesso. Per quanto fossi disgustoso era meglio che stare con qualcuno, con qualsiasi altro, tutti quelli che là fuori stavano combinando i loro piccoli trucchi e facendo i loro salti mortali. Mi tirai le coperte fino al collo e aspettai” (Pulp – C. Bukowski)

Un’ultima domanda: che cosa è la “poesia”? Qual è secondo lei il confine tra la poesia e la volgarità? Non ritiene di avere ecceduto in anticonformismo letterario, forse, in alcune sue “opere”?

“(…) Soltanto uno prese una birra (l’editore)
così io ne bevvi due per il poeta e una per me
e loro sedevano là sudando e osservandomi
e io sedevo là cercando di spiegare
che non ero veramente un poeta nel senso tradizionale,
e raccontai loro dei recinti per il bestiame e del mattatoio
e degli ippodromi e delle condizioni di alcune nostre prigioni(…)
e poi l’editore e il poeta stavano uscendo dalla porta,
e allora pensai, beh, al diavolo può non essergli piaciuto
quello che hanno visto
ma io non vendo lattine di birra e opera italiana e
calze di nylon strappate sotto il letto e unghia sporche,
io vendo rime vita e versi,
e mi alzai e mi scolai una nuova lattina di birra
e guardai le cinque riviste con il mio nome in copertina
e mi chiesi cosa significasse,
mi chiesi se scriviamo poesie o se stiamo tutti ammucchiati
in una grande tenda
abbracciando teste di cazzo.”
(Mi vengono a trovare un editore e un poeta)

Chissà perché, ho come l’impressione che si stia irritando… meglio salutare forse, lasciandogli in regalo un bel filmato, registrato da un suo ammiratore qualche tempo fa, un omaggio. Però non aspetterei che lo veda fino in fondo, quasi quasi guadagnerei l’uscita… mi scusi, sa, si è fatto tardi, devo proprio andare…

http://www.youtube.com/watch?v=7GmyFKflf6A

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