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Generazione Casting: life is boring

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Martedì mattina ci svegliamo presto per andare allo Studio Delogu situato in via Natale del Grande, 21 dietro piazza San Cosimato a Trastevere, Roma.

Martedì mattina ci svegliamo presto per andare allo Studio Delogu situato in via Natale del Grande, 21 dietro piazza San Cosimato a Trastevere, Roma. Ma non dobbiamo andare a incontrare uno dei migliori fotografi ritrattisti contemporanei. Marco Delogu (di cui potete visitare il sito, il portaolio e le foto in questo sito https://lnx.marcodelogu.com/) ha fotografato tutti i soggetti possibili immaginabili: da Ratzinger, quando era ancora cardinale, a Gorbaciov; dai fantini del Palio di Siena agli scommettitori dell’Ippodromo di Capannelle; dai carcerati agli zingari; dalle statue romane ai discendenti degli etruschi, passando per gli emigrati veneti nell’agro pontino; da Erri de Luca a Paul Auster. Non solo: Delogu ha fondato la sua casa editrice, la Punctum, e da qualche anno è il direttore del Festival Fotografia Internazionale di Roma. Ma no: non andiamo per lui, andiamo per un casting. Il primo della nostra vita. Ho le occhiale perché soffro d’insonnia, mi dice un amico guardandosi nello specchietto del motorino. Io ho i denti gialli, gli rispondo per le rime. Insomma facciamo schifo e siamo un po’ emozionati perché non siamo mai stati sotto i riflettori. Ma non c’è problema: questo casting è fatto apposta per gente sfigata come noi. Non vogliono modelli. Vogliono ragazzi dai 20 ai 25 anni con la faccia pulita. Gente normale, insomma. Il committente della pubblicità è la Vodafone che deve fare un volantino non so per cosa. Chissà a quale cazzo di gruppo di marketing creativo è venuta questa idea della pubblicità coi comuni mortali? Si chiede uno meditabondo sorseggiando il suo primo caffè della giornata. Ma che dovremo dire: Life is… now? Il nostro primo casting non è niente di particolare. Due gentili ragazze, allieve di Delogu, ci mettono in posa su un fondale bianco sotto una luce puntata su un ombrello riflettente. Con un Nikon D200 collegata a un flash che sembra un cannone che spara sul soffitto, ci fanno un po’ di foto in primo piano, in piedi e in piedi di profilo. La cosa più difficile, inimagginabile all’inizio del casting, è riuscire a sorridere a comando: esce fuori un sorriso finto, una paresi, una smorfia. Se soddisfaremo questi geniacci del marketing Vodafone, ci daranno ben 300 euro. Forse la nostra vita non effettuerà una svolta, ma potremmo assaggiare i nostri 5 minuti di celebrità, in questo caso, i nostri 5mila volantini a colori. È impossibile non notare l’incredibile proliferazione di questi casting. Tutti i nostri coetanei l’hanno fatto almeno uno e più seri del nostro: con telecamera, esibizione canora e magari sfilata. Molti sono disposti a pagare cifre assurde per farsi un famigerato “book” (una serie di 12 scatti come un calendario) da mandare in giro a produttori, fotografi, registi e quant’altro. Questi casting hanno introdotto l’idea che da un momento all’altro la tua vita può cambiare. Tutti quelli che lo fanno, tutti insoddisfatti, sperano prima o poi di sfondare l’obiettivo o lo schermo contando solo sul proprio volto. E nella nostra cultura c’è un archetipo illustre: il neorealismo. Questo non era il paese dove, nel dopoguerra, i registi come De Sica, gli scrittori come Zavattini, ti fermavano per strada e ti facevano diventare da un giorno all’altro una star di Cinecittà? Ma anche quella era un’illusione (basta vedere in che stalle sono finiti quegli attori da strada) e oggi non siamo scampati da una guerra. La verità è che la vita non è mai “adesso” come dice la pubblicità della Vodafone, ma è noiosa e tutti aspettiamo un casting che ce la cambi, per sempre.

p.s.
Per la cronaca mentre scrivevo questo articolo sono stato raggiunto dalla telefonata di una di quelle cordiali aiutanti di Delogu che mi ha comunicato che non ho superato la prima scrematura. Nonostante ciò ho contattato Delogu e da lunedì prossimo gli posso fare un’intervista. Meglio di niente.

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