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MEG: “Anima melodica, sorella del rap”

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Nel Museo Archeologico di Teano abbiamo ascoltato e incontrato MEG, straordinaria voce femminile dei 99 Posse e solista dal 2004, anno del suo primo cd omonimo.

Nel Museo Archeologico di Teano abbiamo ascoltato e incontrato MEG, straordinaria voce femminile dei 99 Posse e solista dal 2004, anno del suo primo cd omonimo.
Siamo all’inaugurazione di una mostra che riguarda i graffiti, ci sono punti di contatto tra questa forma d‘arte e la sua espressione artistica?

Credo che ci siano connessioni tra tutte le forme d’arte. Io traggo molta ispirazione dalle arti visuali. Mi capita spesso di trarre ispirazione da un lavoro di un’artista visuale, per esempio, e tradurre in parole. In più mi piace molto la pittura dei graffiti perché è un’arte di strada, un fenomeno che è nato e cresciuto insieme a me e di cui mi sento molto sorella, il contatto con l’hip hop e anche i testi che scrivevo rappando erano sicuramente un mondo ancora più vicino a quello dei graffiti.

La sua carriera musicale inizia con i 99 posse, lavora poi da solista in seguito allo scioglimento del gruppo. Qual è la differenza tra le due esperienze?
Prima di tutto c’è proprio un atteggiamento che è diverso quando hai la responsabilità che pesa tutta su te per qualsiasi scelta. Hai sicuramente bisogno di focalizzare molto meglio, di una maggiore concentrazione, forse hai anche maggiori paure, perché quando fai un lavoro di gruppo hai sempre la possibilità di nasconderti dietro gli errori di tutti, mentre quando sei da sola non è possibile. Poi sicuramente c’è una differenza riguardo allo stile nella comunicazione, nei Posse probabilmente, sebbene io fossi l’anima più melodica, più femminile, più eterea, utilizzavo un linguaggio che per me era nuovo, quello della parola più gridata del rap. Sebbene già avessi un tipo di scrittura che era più femminile, questa si è estremizzata nel momento in cui ho fatto questo disco da sola e ho avuto proprio la necessità di provare a scrivere usando una parola più metaforica, più pittorica, più emozionale e meno arrabbiata.

Da cosa è nata quest’esigenza di cambiare tono?
E’ stato un lavoro che ho fatto senza pensare molto, non è stata una scelta ragionata. Adesso riesco a parlarne in termini più razionali perché ho elaborato tutto questo percorso, però al momento è stata proprio un’esigenza quasi inconscia adoperare quel tipo di comunicazione. Avevo proprio voglia di giocare, di liberarmi, di sperimentare cose diverse.

Lo spazio ideale del suo lavoro è stato considerato intermedio tra Mina e Bjork. Si ritrova all’interno di esso?
Si e no. Nel senso che sicuramente è da prendere come un grandissimo complimento, allo stesso tempo però ho sempre un pò paura delle definizioni, dei paragoni, magari io mi vedo in un altro modo e come ti vedono gli altri è una cosa curiosa, anche se interessante, perché magari ti dà degli spunti. Mina io non l’ho mai ascoltata nella mia vita, anzi c’è stato un lunghissimo periodo in cui non mi piaceva il suo modo di cantare, per cui questo paragone mi ha molto stupito.

Mina quindi non è stata un modello?
Sicuramente no. Forse più Bjork, perchè l’ascolto ormai da quasi 15 anni e fa parte di tutti quegli ascolti che da ragazzina mi hanno formato, dal punk all’elettronica. In più Bjork ha dato il la a tutta un’altra serie di ragazze, è come se avesse infuso coraggio e avesse detto di osare. In questo sicuramente è stata importante per me che sicuramente non ho un tipo di voce impostata, anche se recentemente ho iniziato a prendere lezioni di canto, perché ne sentivo l’esigenza. Ho imparato, grazie anche all’ascolto di Bjork, a fidarmi della mia emozionalità nel canto e quindi ad abbandonarmi ad essa completamente. Sono dell’idea che sia molto più forte la comunicazione emozionale, per un ascoltatore, che quella tecnica.

E’ uscito da poco il cd CONGARBO in cui una serie di artisti, tra cui lei insieme agli ZU, omaggiano Garbo rivisitando alcune delle sue canzoni, può parlarci di questo progetto?
E’ stata un’esperienza molto forte, sia interpretare questo pezzo di Garbo, l’originale è davvero molto bello, sia incontrare gli Zu, un gruppo che stimo da tanti anni e che ha un bellissimo modo di lavorare. Ci siamo conosciuti, siamo entrati in sala in studio e abbiamo cominciato a suonare e a lavorare sul pezzo. Dopo aver individuato una serie di cose che ci piacevano, abbiamo provato a fare una registrazione. Ci è piaciuta talmente tanto che è rimasta quella definitiva sul disco. Quindi proprio buona la prima, abbiamo solo fatto un altro paio di sovraincisioni, io ho fatto una sovraincisione di controcanti e il sassofonista ha fatto una sovraincisione di sax, ma tutto il resto è rimasto estemporaneo, live in direct. Questa cosa per me è stata bellissima, soprattutto perché io lavoro con l’elettronica, il computer, con tempi molto dilatati e poi hai la possibilità di cambiare. Invece, lavorando con gli Zu, sono stata travolta dall’improvvisazione e dal catturare quest’improvvisazione incanalandola. Proprio un viaggio di quattro persone che devono concentrarsi sulla stessa lunghezza d’onda e in quel momento lavorare, dare il meglio di se, concentrarsi. Per cui è stato molto figo. Usciti dallo studio, i ragazzi mi guardavano con occhi diversi. Hanno detto noi siamo un pò diffidenti nei confronti dei cantanti invece tu sei proprio brava, noi finora abbiamo lavorato solo con due cantanti. Grazie, mi è andata bene

Ho trovato il suo cd MEG a 19.88 E so che lei tiene molto al prezzo imposto.
Il prezzo imposto c’era sulle prime 15000 copie del disco, dopo il disco scattava a prezzo pieno. Mi sono detta che se qualcuno si fosse perso le prime 15000 copie e non poteva permettersi più di 15 euro, il disco poteva scaricarlo legalmente a 10 euro. Mi sono resa conto che viviamo in un’altra epoca, la tecnologia corre molto più velocemente di noi. Sono dell’idea che è giusto che la musica costi il giusto, nel momento in cui io compro un cd di un’artista che mi piace a 20 euro, a volte mi sembra anche troppo poco per quella cosa che sto comprando, che è arte, che è lavoro e fatica di quella persona. Non tutti sanno quanto costi fare un disco, a me questo disco è costato tantissimo, i soldi li ho messi tutti io. Ci sono persone che fanno discorsi sul caro cd e poi non lo fanno sul caro scarpe o sul caro maglioni, persone che magari spendono un capitale per comprarsi un paio di nike e non battono ciglio nel momento in cui spendono 240 euro e per un cd che costa 20 euro si lamentano, lo trovo paradossale. È un problema di valori appunto e poi se non vuoi spendere quei soldi lo scarichi da internet.

Qual è il rapporto con Napoli, la sua città, che ultimamente è stata oggetto di grande interesse da parte dei media?
Sfortunatamente per i contenuti, fortunatamente perché era ora che si cominciasse a parlare della situazione napoletana. Il rapporto è molto conflittuale, sempre conflittuale. A volte vorrei rimanere e altre andarmene, perché sento che non ce la faccio più. Non è una città civile, me ne accorgo perché viaggio molto per lavoro e, per esempio, la civiltà, il tipo di prospettive e di servizi che offre una città come Torino o come Roma, Napoli non ce li ha. Parlo proprio di vivere civile, non solo di problemi di lavoro, di occupazione, che sono gravissimi, ma proprio di civiltà. L’aggressività e la violenza sono la quotidianità per noi napoletani. Una cosa è quando hai vent’anni e ti senti in una sfida contro quella realtà e fai di tutto per starci dentro, per rimanere. Poi a trent’anni puoi anche decidere di mollare e di andartene. Quando ero ragazzina e sentivo che la gente andava via da Napoli, mi arrabbiavo, oggi guardo la cosa con occhi diversi, quando immagino di fare un figlio mi pongo la domanda ma che prospettive offro ad un bambino a nascere in una città del genere? Sono problemi che ti devi porre, se non li poni non hai un occhio critico. Fai come la Jervolino che dice “no, va tutto bene, è tutto apposto”. E’ scandalosa una cosa del genere, per cui rimarrò a Napoli finché potrò, però non voglio sentirmi in colpa se un giorno deciderò di andarmene.

Quali sono i prossimi progetti?
Prossimi progetti sono il disco nuovo che sto portando a termine e che uscirà in primavera, è una sorpresa.

Sul sito e negli spazi dedicati a lei ho trovato dei toni molto informali, quasi confidenziali.
Si, mi sento più a mio agio così. Anche se ho bisogno sempre di mantenere una distanza con l’esterno, ho anche bisogno di una sensazione di intimità, diversamente non ci riuscirei.

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