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Creative Commons: musicisti a due C

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Questo che potete ascoltare qui è un disco libero. Si chiama Est!. Basta clikkare con il tasto destro sui titoli dei brani, poi salvarli come oggetti sul vostro pc, e scaricherete l’intero cd.

Questo che potete ascoltare qui è un disco libero. Si chiama Est!. Basta clikkare con il tasto destro sui titoli dei brani, poi salvarli come oggetti sul vostro pc, e scaricherete l’intero cd.

Est
I tram di Roma
Caro amore
Il naufragio del Kater
La canzone di Chiara
Pazzi in Normandia (la canzone di Marta)

Lo potete scaricare e ascoltare quante volte vi pare: aggratis. Non lo potrete certo scaricare pagandolo su iTunes. Lo potete mettere sul vostro lettore mp3 portatile. Lo potete scambiare, inviare per e-mail ai vostri amici. Insomma ci potete fare tutto quello che volete, perché questa canzone è protetta da un diritto particolare. Un diritto di sinistra (un copyleft) che protegge gli autori, ma mette in comune le opere. Il bollino che marchia questa canzone ha una doppia C che vuol dire Creative Commons. La musica è cambiata, manco a dirlo, grazie alla rete che ha estremizzato la libera circolazione della musica. Ma chiediamo altri particolari al frontman dei Rein, Gianluca Bernardo, un gruppo romano nato nel 1999 nel quartiere Monteverde. Non parleremo della loro musica (un classico brit-pop molto orecchiabile (infatti Rain e non Rein era il primo nome degli Oasis) confluito poi nella musica popolare folk italiana e europea) anche se hanno fatto molta strada dai concerti di fine anno nel cortile del Liceo Morgagni e ora girano regolarmente su Radio Rock, ma parleremo del loro progetto innovativo sui diritti d’autore. Ah dimenticavo: tra l’altro giovedì 18 suoneranno al Qube, quel club di cristallo a quattro piani in via di Portonaccio.

Perché Creative Commons? Spiegaci che cos’è e perché l’avete scelto?
Perché c’era da scegliere da che parte stare. Si tratta di una faccenda poco conosciuta, ma che ha un’importanza enorme: contribuire a costruire una forma di sapere comune, accessibile e di tutti o inalberare i saperi in una serie di nuclei protetti e incomunicabili tra loro, in una dinamica assolutamente antistorica; questa era la scelta. Le licenze Creative Commons con cui abbiamo rilasciato il nostro ultimo lavoro permettono a tutti di copiare, scambiare, scaricare e diffondere la nostra musica. Si chiama “copyleft” e si differenza dal “copyright” con cui è edita la maggior parte della musica e permette all’autore di decidere in che modo la sua opera può essere utilizzata: noi abbiamo deciso che fosse possibile far circolare i sei brani contenuti in questo EP senza restrizioni legali: liberare musica, non “proteggerla”. Proteggerla, spesso, significa ucciderla.

Chiunque può prendere le vostre canzoni e modificarle come vuole?
No, in maniera categorica. Le licenze CC sono personalizzabili. Questa è la nostra: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/2.0/it/ Abbiamo scelto di non permettere la modifica dei brani. Questa operazione è sempre possibile, ma serve la nostra autorizzazione.

La filosofia è quella di non avere intermediari per utilizzare i materiali prodotti (musica, testi, immagini). Una vostra opera è stata mai utilizzata da qualcuno o voi avete utilizzato qualche opera altrui?
E’ successo che altre persone abbiano suonato dei nostri brani. D’altro canto stiamo valutando la possibilità di inserire un brano di un nostro caro amico musicista nel prossimo disco che stiamo iniziando a mettere a fuoco, un brano edito in CC.

Che differenza c’è con il normale diritto d’autore (l’unica C: tutti i diritti riservati)?
C’è la differenza che si tratta di una licenza monolitica. Il Copyright è così: o lo accetti o lo accetti — e infatti “tutti” i diritti sono riservati. Con il Copyleft puoi fare un utilizzo più adatto a te (e quindi più intelligente) del diritto. In fin dei conti è giusto così: il diritto è d’autore, no? Sarà pure giusto che questo autore decida cosa fare della sua opera!

Perché volete uscire dalla SIAE? Non è un organo che garantisce gli autori?
Il motivo principale è che la SIAE, non riconoscendo le licenze CC (che invece sono permesse dalla legge dello stato), può creare, in linea teorica, dei problemi per l’utilizzazione di queste licenze. Tecnicamente un ispettore SIAE potrebbe multare qualcuno che masterizza un nostro cd, perché applica il regolamento SIAE che non prevede le CC; insomma: ci sono dei nodi da sciogliere.

Perché regalavate i cd in un vostro concerto? A quanto lo vendete adesso? Dove si trova?
Perché, come dicevo prima, la musica — specie quando cerchi di uscire fuori — va liberata, diffusa, fatta circolare. Ne regalammo migliaia di quei singoli in bianco e nero. É servito? Chissà… forse si; d’altro canto abbiamo venduto anche migliaia di cd veri, dopo. I nostri due dischi sono sempre costati 5 Euro. Il basso prezzo è un aspetto fondamentale della nostra politica. Tutti devono poter comprare il cd dei Rein, se lo vogliono.
É bastato rinunciare ad una produzione classica e ad una classica distribuzione per poter vendere a quella cifra. Non siamo santi: abbiamo solo fatto delle scelte al momento di produrre.
Entrambi i dischi, dalla fine del 2004 a oggi, hanno venduto 1000 copie. Est è in ristampa. Sul sito dei Rein trovate tutti i vari modi per avere il cd (ce ne sono diversi)
Dai, dai… direi di si: alla fine conveniva regalare i cd.

Ho visto che state pure su myspace.com: che cos’è? A che cosa serve? È utile per promuovere la propria musica?
E’ una delle varie forme di futuro. Il mondo va verso un’interconnessione sempre maggiore e verso una forma di democrazia diversa da quella di un tempo. Tanto per spiegare: la SIAE considera illegale myspace, perché non vorrebbe la scaricabilità dei brani. Con MySpace scoprire musica e far scoprire la tua è veramente una passeggiata. É inutile spiegare troppo cos’è: fatevi un giro… magari partite da qui: http://www.myspace.com/rein1999

Se un giorno vi proporranno di vendere il disco su iTunes o simili, accetterete?
Tutto ciò che non sarà contrario a quello che sentiamo essere giusto e coerente coi nostri principi sarà vagliabile. Noi non siamo contrari a vendere la musica. Siamo contrari a certi modi e a certi prezzi, che è ben diverso.
Il discorso è: se vuoi scarica liberamente; se poi decidi compra, tanto costa poco.
Vi sembrerà un discorso antieconomico, eppure il disco lo abbiamo venduto!

Il sito è utile per promuovervi?
Direi proprio di si. Oltre che per promuovere è fondamentale per mantenere un contatto con le persone che ti seguono, per segnalare i concerti, per mandare delle mail, per far scaricare la tua musica… insomma: senza, oggi, mi sembra tosta. www.rein99.it

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