Una cena degna di devozione

di

Data

Visto lo scempio delle immagini con cui salutavamo il sanguinoso 2006 ci siamo imbarcati sul primo aereo diretto a Milano con l’auspicio di omaggiare prima del saluto al vecchio anno...

Visto lo scempio delle immagini con cui salutavamo il sanguinoso 2006 ci siamo imbarcati sul primo aereo diretto a Milano con l’auspicio di omaggiare prima del saluto al vecchio anno la visione del Cenacolo del Genio Da Vinci, affinché la maestosità di tale pittura ci rapisse l’animo fino al punto di immaginarci anche noi seduti al convitto del Cristo, sogno di tutti i comuni mortali. Il cenacolo del Da Vinci è la dimostrazione più impressionante dell’eccezionale abilità del genio di catturare e riprodurre le emozioni attraverso i volti, le mani, i movimenti del corpo. Alle parole del Cristo ogni figura reagisce in modo diverso esprimendo i moti dell’animo. Questo il tema ossessivo di Leonardo, il quale considera la pittura poesia muta. In atteggiamento composto e vittimistico, con lo sguardo rivolto in basso, Giovanni congiunge le mani in preghiera, Giacomo Minore appoggia la mano sinistra sulla spalla di Andrea per cercare conforto. Andrea esprime sorpresa e incredulità, il suo volto è proteso e le sue mani sollevate al petto. Bartolomeo dall’estrema sinistra si protende in avanti con il collo teso e le mani puntate sul piano. Il corpo di Giuda è arretrato, reclinato sul tavolo sfuggente e il suo volto fissa intensamente quello di cristo. La sua espressione è piena di tensione. Il temperamento focoso si esprime nel brusco reclinarsi verso Giovanni. Tommaso con l’indice della mano destra in alto sembra interrogare Cristo. Simone rivolge le sue mani ai compagni in attesa di affermazioni, Giuda con il volto oscurato e lo sguardo accigliato apre la mano e la porta al petto voltandosi verso Simone. Matteo cerca il confronto con gli apostoli; la sua testa girata verso Giuda e braccia e mani verso il maestro. Filippo protende il volto angoscioso verso Gesù e i suoi occhi sono languidi. Lo smarrimento di Giacomo si riflette nella postura delle braccia allargate in segno di incredulità. Gesù è al centro della scena, il capo leggermente reclinato, una mano aperta e l’altra protesa verso il piatto di Giuda. Il suo sembra un gesto volto ad indicare la volontà del padre. L’ultima cena ci offre un’immagine complementare e sempre entusiasmante dell’inesauribile curiosità per il mondo naturale, il mondo mistico. Quello senza spargimento di sangue, quello in cui rapito dai contenuti artistici di un dipinto si diventa parte integrante dello scenario e per un momento come in una macchina del tempo siamo parte di un ricordo ormai lontano.
Così rapiti dall’immagine usciamo da piazza Santa Maria delle Grazie e sogniamo la notte del primo dell’anno degna di un unico epilogo; rapiti da un bacio travolgente come i due innamorati di Francesco Hayez.

Altri racconti
in archivio

Sfoglia
MagO'