La commedia all’italiana soft di Andrea Vitali

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Questa settimana sono andato dai miei parenti del nord che vivono su “quel ramo del lago di Como” in Lombardia. Mia nonna tiene molto alla mia presenza, in occasione dell’Epifania...

Questa settimana sono andato dai miei parenti del nord che vivono su “quel ramo del lago di Como” in Lombardia. Mia nonna tiene molto alla mia presenza, in occasione dell’Epifania, come a tutti quei riti pre-cattolici che bisogna rispettare la notte che precede il 6 di gennaio: l’arancia nel piatto, il fieno fuori dalla porta, i dolci nelle calze e via dicendo. La provincia di Lecco è noiosa ma bella, sovrastata da una montagna con denti aguzzi, il Resegone, si distende sul Lago di Como con tutta una toponomastica di paesi e paesioli. Basta prendere la strada statale (sp72) che costeggia il lago, affiancata dalle rotaie del treno e scavata a mano con gli scalpelli e la dinamite nella roccia, per incontrare tutti questi villaggi lariani deliziosi dove gli attori americani e i calciatori si comprano le ville. Se si continua si arriva in Svizzera.

Da qualche anno questa provincia viene raccontata da un romanziere locale, esattamente di Bellano, il simpatico Andrea Vitali, dottore di professione, che quest’anno ha vinto anche il premio Bancarella con “La figlia del podestà”. I suoi libri, editi da Garzanti, raccontano la provincia del Lago di Como con ironia e attraverso molte voci tanto che è stato accostato dalla critica a Piero Chiara, uno dei padri della commedia all’italiana anche lui originario di un lago, il Maggiore. Piero Chiara era certo più graffiante e cattivo, mentre i romanzi di Vitali raccontano con nostalgia, attraverso la coralità delle voci, un mondo scomparso o che sta scomparendo, una serie di personaggi comuni e stereotipati a cui il lettore si affeziona. Sembra che Vitali, forse aiutato dalla sua professione, scriva i suoi romanzi facendosi raccontare dai vecchi la storia del posto, gli avvenimenti, gli annedoti, le situazioni familiari comiche. È così che la memoria collettiva viene tradotta in una commedia soft da un rapsodo locale. Insomma sono romanzi leggeri, che si assomigliano un pò tutti e che il Vitali sta scrivendo ogni anno con puntualità dopo il successo del 2003 di “Una finestra vistalago”. Da allora sono usciti “La signorina Tecla Manzi”, “La figlia del podestà” e “Olive comprese” che è di quest’anno. Trascurate le prime opere del romanzo o addirittura introvabili come “L’ombra di Marinetti” edito da Periplo. Questo libro, introvabile appunto, ricostruisce gli ultimi oscuri anni di vita di Filippo Tommaso Marinetti, il padre del futurismo, morto, completamente dimenticato, nel 1944 proprio a Bellano.
Invano ho tentato questi giorni di intervistare il Vitali. Le mie ricerche sul territorio sono state un buco nell’acqua. Pensavo di andare nella piazza di Bellano e chiedere di lui alla gente del posto, ma la mia prosodia ha tradito la mia provenienza e mi sono inviso subito i locali. Sarà per un’altra volta.

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