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Repressione e labirinti letterari

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Gli editori esercitano spesso l’antica, stravagante mania di porre dei vincoli e, esigenti e puntigliosi come committenti rinascimentali

Gli editori esercitano spesso l’antica, stravagante mania di porre dei vincoli e, esigenti e puntigliosi come committenti rinascimentali, coinvolgono gli autori contrattati in avventure su ordinazione. Anche se l’intento non è propriamente mecenatesco, a volte queste operazioni riescono prodigiosamente bene e il soggetto confezionato su misura dall’autore finisce per esprimere il suo l’immaginario più di quelli liberamente scelti. Del resto molti sostengono, e tra essi Domenico De Masi, che dettare delle specifiche non ha la conseguenza di imbrigliare la creatività ma piuttosto quella di stimolarla e sfidarla a dare il meglio di sé, senza disperdersi in mille rivoli e derive casuali.
Così è stato per l’edizione originale de I leopardi di Kafka di Moacyr Scliar. Il romanzo è nato quando la casa editrice Cia das Letras, per la minacciosa collana Literatura ou morte, ha richiesto allo scrittore brasiliano Scliar di trasformare un autore famoso in protagonista di un lungo racconto. Scliar, che tratta abitualmente tematiche narrative legate alla cultura ebraica, alle tradizioni e ai gusti degli immigrati dall’Europa dell’Est e alla medicina (per il semplice fatto di essere un medico discendente di ebrei russi immigrati in Brasile), quando si è trovato a dover scegliere un registro stilistico cui mantenersi fedele non ha avuto dubbi nell’eleggere il suo personaggio: Franz Kafka. Surreale e ricco di spunti satirici, I leopardi di Kafka (ed. Voland 2006, 11 euro, pp.91, titolo originale Os leopardos de Kafka, editrice Cia das Letras) ci conduce in viaggio dalla Russia pre-rivoluzionaria fino al Brasile della dittatura militare, in un percorso di narrazione emotivo, ludico e perspicace che attraversa i temi dell’emigrazione, di passioni e linguaggi politici, delle difficoltà della militanza, della diaspora.

I leopardi di Kafka inizia con l’avventura di due adolescenti, ferventi comunisti, residenti nel 1916 in un villaggio ebreo della Bessarabia, zona al centro di una eterna disputa tra Russia e Romania. Il paesino è così sperduto ed isolato che i due aspiranti rivoluzionari, Iossi e Benjamin, pur avendo imparato a memoria i versi dell’Internazionale non possono cantarla perché a Chernovitzky non hanno mai avuto modo di ascoltarla e possono solo immaginarne la musica. La tensione ideale dei ragazzi li obbliga a mettersi in gioco e compiere audaci azioni rivoluzionarie. Giurano a sé stessi che dedicheranno a Leon Trotski le loro imprese e fonderanno nel proprio paese una cellula intitolata all’eroe rivoluzionario. E, appassionatamente ricercata, l’occasione politica si presenta: Benjamin Kantarovitch dovrà condurre a compimento una missione rivoluzionaria commissionata indirettamente dallo stesso Leon Trotski all’amico Iossi, il quale è purtroppo rimasto colpito da una grave malattia di ritorno dal viaggio a Parigi. Benjamin, disciplinato, parte dal suo villaggio alla volta di Praga ma perde tutto il materiale consegnato dal grande rivoluzionario al suo amico Iossi, comprese le indicazioni per la decodifica dei messaggi segreti e le istruzioni per incontrare il contatto. Si troverà da solo a Praga ricordando la sola indicazione di ricercare uno scrittore ebreo comunista. Con estrema circospezione tenta delle indagini personali negli ambienti che stima giusti e finisce per imbattersi in Kafka, convinto a sua volta di aver a che fare con un editore. Si crea un equivoco impossibile da districare. Kafka consegna un manoscritto che spera di pubblicare e Benjamin lo prende in custodia, proponendosi di compiere la missione rivoluzionaria indicata nel racconto kafkiano. Benjamin, in seguito a varie peripezie, sarà costretto a rientrare precipitosamente in Russia e, una volta ricongiunto alla sua famiglia, emigrerà in Brasile.
Ma Benjamin, anche in Brasile, porta con sé la sua storia politica e, coerente, rifiuterà il ruolo di responsabile in un’azienda di confezioni dove si troverebbe a controllare il lavoro altrui. Troverà occupazione presso un sarto trozkista con il quale tuttavia avrà continui battibecchi per insanabili dissensi politici. A causa della sua posizione polemica anche in Brasile l’esperienza della militanza non riserverà a Benjamin grandi soddisfazioni. Farà però le spese della sua attività politica clandestina quando la polizia politica brasiliana sequestrerà il documento originale di Kafka dal quale Benjamin non si è mai separato. Il manoscritto mobiliterà tutto l’impegno della sospettosa Dops, Departamento de Ordem Política e Social, polizia incaricata della repressione negli anni di dittatura.
La temibile Dops si convince infatti che il sibillino ed enigmatico stile del manoscritto riporti in codice progetti di rivoluzionari brasiliani clandestini.

– Ma che diavolo è? Confesso che non ci ho capito niente. Leopardi nel tempio? Quali leopardi? E Che tempio?
Immediato il sospetto: E’ in codice, Ratinho? Leopardi nel tempio… Sembra il nome in codice di qualche gruppo.
– Non è un codice – affermò Ratinho – Quel tizio scriveva così e basta.

La narrativa di Scliar, e le sua cronicas parlano con immediatezza e profondità della vita quotidiana nel sud del Brasile, della sua esperienza di medico attivo nelle strutture pubbliche anche quando l’invenzione narrativa satirica ed immaginifica sembra allontanare dalla realtà. I suoi libri sono stati tradotti in dodici lingue. Tra i suoi romanzi L’orecchio di Van Gogh, pubblicato da Voland nel 2000, già vincitore del premio Casa de las Américas, Il centauro nel giardino, incluso nella classifica dei cento romanzi più belli di tutti i tempi dal National Yiddish Booker Center of New York e La donna che scrisse la Bibbia, tutti editi in Italia da Voland.

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