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Pomeriggio in elicottero

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Per arrivare all’aeroporto dell’Urbe bisogna affrontare la via Salaria costeggiata da variopinte prostitute e venditori napoletani al dettaglio di sedie di vimini, pupazzi di gomma piuma e carciofi. Ho vinto...

Per arrivare all’aeroporto dell’Urbe bisogna affrontare la via Salaria costeggiata da variopinte prostitute e venditori napoletani al dettaglio di sedie di vimini, pupazzi di gomma piuma e carciofi. Ho vinto un battesimo dell’aria: un volo verticale: un passaggio in elicottero. Partecipando a un convegno grottesco dell’aeronautica civile, con Claudio Baglioni ospite speciale esibitosi in una versione populista di “Volare” di Modugno, mi hanno selezionato, per caso, proprio per un volo gratuito in elicottero. Il mio accompagnatore dell’aere, l’elicotterista, si chiama Edoardo Vanni e mi accoglie con un tipico giubbino di pelle nera e dei neri Persol sopra le orecchie. Mi dice che voleremo su un Agusta A 109 power, un bestione che può arrivare fino ai trecento all’ora di velocità. In men che non si dica siamo già in aria con una ascensione fulminea che fa venire le vertigini. Vanni mi ha dato delle cuffie che isolano dal rumore delle pale e mi parla attraverso un microfono mentre impugna la cloche. Vira verso nord e accelera con vigore. La giornata è stupenda e fredda: mi dice che siamo nelle condizioni perfette per volare. C’è una visibilità massima. Sotto di noi un numero impressionate di villette è dotato di piscine in letargo. Il mondo visto da un elicottero sembra fatto per essere bombardato. Forse è colpa dei film sul Vietnam. Per fare due chiacchere chiedo al pilota Vanni nel microfono se è vero che l’elicottero è stato inventato da Leonardo da Vinci. Mentre sorvoliamo dei cavi elettrici mi risponde che è stato Corradino D’Ascanio l’inventore dell’elicottero moderno. Un genio di Popoli che aveva studiato in America e brevettato il primo progetto di elicottero addirittura nel 1925. Ma il suo primo elicottero pare si chiamasse D’AT3 e fu inaugurato davanti a Benito Mussolini nel 1930, all’aeroporto di Ciampino che si chiamava Littorio. Quella prima volta volò per 8 minuti. Viriamo davanti a una collina su cui c’è una fila di cipressi, mentre Vanni continua a raccontarmi: D’Ascanio ebbe molti problemi economici e le sue invenzioni non vennero comprese subito, a esempio in campo militare. Poi venne chiamato dal signor Piaggio a Pontedera dove iniziò a sperimentare nuovi modelli di elicottero. Fino a allora aveva inventato mezzi con eliche a due pale coassiali, quando inventò il modello definitivo, il PD3 il padre di tutti gli elicotteri, con monorotore tripala con elica di coda anticoppia. Lavorare per Piaggio fu la fortuna e la sfortuna di D’Ascanio, perché quello gli chiese di progettare l’invenzione di gran lunga più famosa e popolare che ha offuscato tutte le altre: la Vespa. Nel 1945 Piaggio riconvertì l’industria di Pontedera. Chiese a Corradino di inventarsi un mezzo a due ruote che muovesse tutto il paese, l’Italia, verso il boom economico. Il genio prese un motore a due tempi e lo montò in posizione laterale, decentrato verso destra, direttamente accoppiato alla ruota motrice per mezzo degli ingranaggi della trasmissione primaria e del cambio, immensamente più affidabili di un catena. La Vespa risulta quindi leggermente sbilanciata rispetto a una moto con il motore centrale. Questa soluzione permette sia l’alloggiamento di una ruota di scorta (facilmente sostituibile grazie alle ruote imbullonate), sia la protezione totale del guidatore che, non essendo a contatto con il motore (posteriore e coperto totalmente dalla “chiappa” a differenza di qualunque moto), non corre il rischio di sporcarsi anche perché è comodamente seduto. Insomma la Vespa era fondata su una intuizione geniale: un motociclo su cui si sta seduti come su una macchina. E come si chiese lo stesso Piaggio scettico, quando la vide la prima volta (“questo veicolo è l’ideale per donne e preti ma come farà a reggere due persone con quel vitino… di vespa?”), la Vespa era destinata a diventare uno dei mezzi di trasporto più economici e popolari.
Chiedo a Vanni se posso tenere la cloche, il nostro tour dei cieli sta per finire, e così posso fare su e giù, ma poco. Mentre scendiamo, alzando un polverone di foglie gialle e buste di plastica su uno spiazzo con una enorme H nel mezzo, chiedo a Vanni l’ultima cosa: quali sono le altre invenzioni del nostro Corradino? Il Clinometro, ad esempio, una cosa fondamentale nella navigazione aerea e “l’attrezzo pedalatore per ginnastica e massaggio dorsale”, cioè la ciclette.

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