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P.F.M . “ La musica è immaginifica ”

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Il 24 novembre è il giorno che ha segnato il ritorno sulla scena di un gruppo che ha fatto leggenda nel progressive rock, un ritorno atteso da tutti coloro che da anni canticchiano sotto la doccia “Celebration”.

Il 24 novembre è il giorno che ha segnato il ritorno sulla scena di un gruppo che ha fatto leggenda nel progressive rock, un ritorno atteso da tutti coloro che da anni canticchiano sotto la doccia “Celebration”.
Parliamo della Premiata Forneria Marconi , una band tutta Made in Italy che combinando ritornelli quasi “pop”, improvvisazioni di stampo jazzistico e classicheggiante vanta di essere stata tra le prime ad aver innalzato le bandiere della sperimentazione sonora.
Li avevamo salutati l’anno scorso nel musical “Dracula, una Opera rock” apprezzandone la creatività del genere, l’originalità dei contenuti ma soprattutto le musiche.
E’ stato semplice intuire che quel progetto, in realtà ,conteneva qualcosa di piu’ di un’ occasionale ricomparsa : era il segnale che il rock non va in pensione, che ancora tante erano le cose da dire, tante le emozioni da regalare.
Un “ arrivederci a presto”.
Detto, fatto.
I “signorotti” bresciani ripartono da dove ci avevano salutato: Roma, la città eterna, la prescelta a dare inizio al nuovo progetto che porta la firma PFM.
Eccoli, infatti, piu’ grintosi che mai, presentare il loro nuovo album “Stati d’immaginazione” al Teatro Olimpico di Roma, alla presenza di un pubblico ormai affezionato: lo stesso che, nei malinconici anni ’70, cantava a gran voce i loro pezzi agitando, come da copione, lunghi e disordinati capelli.
E’ divertente notare come il tempo li abbia cambiati: ai meno fortunati resta solo il ricordo di una folta chioma, alle prime note se ne stanno lì seduti dandosi un contegno e portando il tempo con i piedi, ma quella musica l’hanno bene impressa e non passa poi molto che si lasciano andare in un: “Franz (è il Franz Di Cioccio), daie giù de brutto!”.
Ma già dai primi arrangiamenti è subito chiaro che qualcosa in quella musica è cambiato, è una musica più matura.
Questa volta quello della PFM è un rock più suggestivo, un rock che cede spazio alla riflessione intrecciandosi con immagini proiettate di vecchi film e documentari. La musica diventa, allora, una colonna sonora, si fa da parte e lascia che siano le immagini a parlare.
Ecco allora che per quanti non avessero ben chiaro come la musica possa essere uno “Stato di immaginazione”, neanche a dirlo, è lo stesso front-man Franz Di Cioccio, tra una nota e l’altra, a spiegare: – “ E’ uno stato libero” ; “Uno stato in cui tutti possono entrare, senza documenti, né chiavi d’accesso ”; “ l’unica parola d’ordine è creatività” – .
Non resta, dunque, che lasciarsi cullare dalla musica, chiudere gli occhi e farsi condurre nei luoghi più lontani e dispersi dalla propria immaginazione.
Anche la location non è piu’ la stessa: ai soliti palazzetti affollati la PFM preferisce i più suggestivi teatri italiani e a fare da scenario, questa volta, non sono effetti scenografici o palchi d’eccezione ma le note di un’orchestra sinfonica che si esibisce su frammenti di vita proiettati.
L’idea di Iaia Capitani, manager del gruppo, di suonare su bellissime immagini trovate frugando qua e là tra gli archivi di film d’epoca, è stata accolta da PFM con entusiasmo perché, dice Patrick Djivas ( bassista del gruppo) “ci ha permesso di aprire le finestre dell’immaginazione, lavorandoci dentro nella maniera a noi più familiare : improvvisando”.
La musica ,allora, ricopre spazi indefiniti, va ad agganciarsi alle più immaginarie realtà lasciando a chi l’ascolta di percorrere un viaggio nella propria creatività.
Il risultato è estremamente rilassante ma nello stesso tempo riflessivo: sensazioni perfettamente in linea con il messaggio che la PFM vuole trasmettere attraverso il nuovo lavoro, a quanto risulta dalle parole provocatorie che lo stesso Di Cioccio a suggerire: “La musica è un bene che va al di là del semplice consumo , vive del proprio spazio, ha la sua anima ed è per questo che noi la chiamiamo Immaginifica “.

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