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Giuseppe Bonaviri: “La scrittura è un modo di essere”

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Giuseppe Bonaviri è nato a Mineo (Catania) nel luglio del 1924. Primo di 5 figli. Laureato in medicina a Catania nel 1949.

Giuseppe Bonaviri è nato a Mineo (Catania) nel luglio del 1924. Primo di 5 figli. Laureato in medicina a Catania nel 1949. Ha vissuto a Frosinone, lavorando come medico cardiologo. Il suo primo romanzo apparve nel 1954, nella collana dei “Gettoni” diretta da Elio Vittorini per Einaudi: Il sarto della stradalunga. Nei suoi romanzi e racconti ha cercato di coniugare la rievocazione della gente siciliana pre-bellica con una rappresentazione magica della natura. Omero lo ha intervistato partendo dal suo ultimo testo L’incredibile storia di un cranio.

Professor Bonaviri, la mia attenzione si è posata fin da subito sul titolo del suo ultimo romanzo… così le chiedo che cosa vuol dire l’incredibile storia di un cranio?
BEH, diciamo che ho creato un titolo che desta curiosità nel lettore, che lo affascina, ad esempio già se scrivo “incredibile” è sufficiente a creare qualcosa di fantastico, fa spaziare la fantasia, poi se dico “cranio” viene da chiedersi cosa può fare di così incredibile. In tal modo il titolo raggiunge un patos che gli garantisce successo.

Lei di fatto è uno scienziato, qual è il rapporto che intercorre tra letteratura e scienza?
La risposta l’ho data svariate volte, in ogni caso posso dire che non vi è un rapporto vero, la verità è che sia nella letteratura che nella scienza si fanno degli esperimenti. Magari in modo differente, la scienza sperimenta nuove tecniche, il mio problema è che nel campo visivo non ha ancora fatto progressi, oggi con il mio difetto al nervo ottico potrebbe risolvermi i problemi.

Esiste una caratteristica peculiare che distingue gli scrittori scienziati dagli altri scrittori?
No, tutt’altro, il medico è un tecnico, la scrittura è un modo di essere, quasi un dono, direi più un’eredità nel mio caso. Io sono di Mineo, dunque, saprà di Camuti, della pietra della poesia, è la terra di Parnaso Siculo, di Ludovico Buglio, Luigi Capuana,così dal microcosmo di Mineo ho assorbito alcun miti che sono stati determinanti per la scrittura dei miei romanzi. E allora lo scrivere per me è diventato un modo per proseguire quella grande esplorazione del mondo.Riguardo la professione del medico, ciò che posso dire è che la stragrande maggioranza di loro leggono pochissimo.

Pensa che esprimere le proprie considerazioni sia più facile su un libro che attraverso un’invenzione scientifica?
Beh è il fascino della scrittura che comunica, i temi non contano qualsiasi essi siano, che si tratti di scienza, o altro, i temi sono secondari direi. La scrittura nel mio caso serve a liberarmi, lo considero un rifugio per non pensare ai problemi che mi affliggono.

Tornando al libro, uno dei suoi personaggi dice che la clonazione serve per conservare le menti elette, come nel caso dei talenti, la trova un’idea allettante?
Posta in questo modo la clonazione è pura utilità, all’età di sedici anni sognavo di diventare scienziato sviluppando una tecnica che permettesse all’uomo di recuperare il tempo. Diciamo che ho mirato ad un policlonismo, una sorta di previsione di quelle che saranno le capacità della scienza del domani.

E i difetti e i rischi della scienza?
La medicina ha già commesso errori, basti pensare all’essere mostruoso di Dolly la pecora clonata, in quel caso il progresso ex novo di un essere non è un successo.

Allora, il bimbo che partorisce il suo personaggio Iside, quello non è un mostro?
No, tutt’altro quel bimbo rappresenta Dio, è l’esatta commistione tra cielo e terra, un osmosi. I fiori, le piante, gli uccelli, rappresenta il firmamento, l’alito di Dio.

Tra Darwin e Dio chi sceglie?
Sicuramente Dio, colui che è onnipotente, onnipresente. Al contrario Darwin è un uomo, e le sue asserzioni potrebbero essere congetture.

L’altra particolarità del suo racconto è lo scorrimento del tempo la misurazione delle ore… cosa rappresenta per l’autore il tempo?
Ascolti, il tempo è un problema complesso, si può parlare di un politempo che io definisco a margherita. Abbiamo un tempo psicologico, un tempo fisico legato al movimento del Sole e della Terra, quello che Einstein mise a punto, poi vi è un tempo cerebrale. Io volevo intervenire sul tempo fisico, creare esseri nuovi con la coscienza sfocata, senza paura della morte, senza ansia, senza crisi di panico ma con una successione infinita di tempo.

L’ultima domanda che le rivolgo riguarda internet, avrebbe mai pensato in passato di rilasciare un’intervista per una rivista on line?
Sicuramente ho immaginato una rivoluzione in senso lato, ad esempio pensi all’avvento della televisione nel 50’, da allora in poi il progresso sarebbe stato inevitabile…

E un giorno… qualcuno sostiene nel 2040 secondo lei il cartaceo uscirà definitamene di scena.
Credo che i mass media in generale abbiano un valore relativo, soprattutto poco attendibile. La scrittura è la base di tutto, la base della cultura, è qualcosa che non si cancella con un clic. Metaforicamente io la paragono alle fondamenta, senza quelle nessun palazzo starebbe in piedi. Così le nuove tecniche di comunicazione non sono altro che sovrastrutture. Senza la carta non avrei modo di collezionare i libri d’antiquario di altissima qualità che custodisco gelosamente, e poi lei se lo immagina un universo senza i testi cartacei dell’Odissea?

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