Il compleanno di Stilton

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Geronimo? Alla domanda nessuno risponde: “Chi è costui?”, né sfoglia febbrilmente l’album della memoria per ricercare il Carneade del caso. Geronimo è Stilton.

Geronimo?
Alla domanda nessuno risponde: “Chi è costui?”, né sfoglia febbrilmente l’album della memoria per ricercare il Carneade del caso. Geronimo è Stilton. Geronimo Stilton, direttore dell’Eco del Roditore, la gazzetta più famosa dell’Isola dei Topi. Che oggi, con la banda dei suoi amici/dipendenti si esibisce al Sistina in un musical strepitoso, anzi, stratopico.
E noi… forse… un tantino (ma perché?) siamo prevenuti nei confronti del Geronimo fenomeno di massa. E ci avviciniamo al teatro con la sufficienza dell’adulto che deve fare il sacrificio di accontentare certe volte (ebbene sì!) anche i bambini. I bambini appunto, questi marmocchi che fanno di tutto per mettersi in evidenza, per guadagnare la ribalta della cronaca, giusto loro, che per assurgere agli onori del protagonismo se le inventano proprio tutte, addirittura di essere legati con lo scotch alla sedia se fanno i cattivi, di ritrovarsi con la bocca incerottata se disturbano o con la mano “mummificata” (sempre con lo scotch) se hanno pizzicato il compagno che faceva loro le linguacce: un eccesso morboso di fantasia, un’allucinazione pindarica che lascia il tempo che trova (non si è difesa così quella tal maestra di scuola materna che ha la fissa dello scotch?). E va be’. Ma se a un bambino dici “Geronimo?” ecco che non ha neppure il tempo di elaborarsela la menzogna perché gli occhi già gli si sono accesi e mandano scintille e la bocca s’è spalancata in una risata senza denti ch’è contagiosa più della scarlattina, e la mano sta impazzendo per avvicinarsi all’idolo, visto che l’idolo – Ge-ro-ni-mo! Ge-ro-ni-mo! – scandisce la sala, è qui, sul palco, che balla, scodetta, trema, muore di fifa, palpita d’amore e soprattutto ci fa divertire.
Ecco, dunque, vediamo… cominciamo a valutare se, come, quando, perché…, ma l’humor critico è subito distratto da una musica travolgente, puro stile musical anni trenta quaranta cinquanta (ma ci sono pure riconoscibilissimi riferimenti a fenomeni musicali più recenti, e spudorato, ma non per questo meno accattivante il finale con un “Tutti a tavola” che sa troppo di quell’”Aggiungi un posto a tavola” che governa il cuore della maggior parte di noi), e dunque le gambe partono da sole, impossibile tenerle dignitosamente ferme accanto alla poltroncina mentre Geronimo si squaglia per Patty Spring e la redazione – con Pinky in testa – si sbraccia per festeggiare il compleanno del capo. Perché sì, oggi è il compleanno di Geronimo, non lo sapevate?, e i giornalisti sono in festa (mica scioperano), e offrono regali (ah, il compleanno!): immense torte di cioccolato vaniglia e taleggio groviera gorgonzola ecc. (a spese del festeggiato, naturalmente), ruote di parmigiano, pacchi sorpresa dentro con un felino a molla che terrorizza il povero fifosissimo Stilton. Ed ecco che Ficcanaso Squit fa il suo ingresso in sala e i bambini sballano: è tutto un alzarsi di mani, tutto un accorrere, chiamarlo, intanto che da un’altra porta sbuca Benjamin il dolcissimo, e la dolcissima Pandora, e sul palco irrompe Tea la motorizzata che per regalo offre al tremante Geronimo un giro in moto per la Roma bella come un sogno dei suoi quartieri migliori? E anche Trappola e Jena si offrono ai bambini in un tripudio di code, abbracci e strette di mano.
E allora? Be’, alla luce di tutto questo, i preconcetti sul topo fenomeno mediatico con consequenziale sfruttamento dell’idea buona, “politicamente corretta” e opportunista del prodotto commerciale del momento, da sfruttare alla stregua di un Harry Potter versione bambini, ecco che sfuma, e all’improvviso anche noi, meravigliosamente, regrediamo all’età di questa piccola folla scalmanata e aspettiamo col cuore in gola che Ficcanaso Squit si avvicini… E s’avvicina! E riusciamo a toccargli la zampa, morbida morbida, e siamo tentati per un attimo di tirargli la pelliccia per vedere se fa “Ahi!”, lui però s’accosta a Sara e Laura, le bimbe che abbiamo accanto, e carezza loro la testa (gli adulti, si sa, coi loro preconcetti, i loro pregiudizi, non gli interessano più di tanto, anche se adesso hanno gli occhi sfavillanti più dei bimbi e la mano che trema per l’emozione). E la festa sta per raggiungere il suo apice mentre Geronimo riferisce i dati di un’indagine condotta dal giornale: “Qual è il tuo sogno?”. E quale potrebbe essere il sogno di un bimbo in versione “politicamente corretta”? Ma naturalmente di vivere in un mondo di pace. Un’idea stucchevole? Ma sì, certo. Anzi, per nulla! Perché se ci fosse più pace, se ci si volesse bene, certo si starebbe meglio. Anche se si rispettasse di più la natura si starebbe meglio, suggerisce la fatata Patty Spring, e anche questo è stucchevole? Ma no: ehi, bimbi, state attenti a non sciupare l’acqua, a non buttare cartacce, non sprecare la corrente elettrica… E i bambini (davvero!) annuiscono, seri seri, ridenti ridenti, sanno che se ci si comporta meglio forse si sta meglio, forse si può vivere meglio.
E intanto che Geronimo si sdraia per terra e muove le zampe per aria come un gattino coccoloso che porge la pancia (naturalmente vestita di panciotto), pensiamo che è stato bellissimo venire qui, ma sì, evviva Geronimo, e ben venga il fenomeno mediatico, lo sfruttamento di massa dell’idea se grazie a Geronimo un sacco di bambini ha riscoperto il piacere di leggere e grazie ai libri di Geronimo (belli, colorati, accattivanti, simpatici, spiritosi) la scrittura ridiventa piacere. E all’improvviso scopriamo che non è proprio vero che avevamo dei preconcetti su Geronimo, forse l’idea del musical, questa sì, ci era sembrata un tantino azzardata ed eravamo titubanti e preoccupati circa un’eventuale crollo del mito. Che non è crollato, anzi, e uscendo dal Sistina eravamo più contenti (pienamente catartizzati) delle figlie che avevamo (malvolentieri) accompagnato.

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