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Angelo Branduardi: “Io sono il trovatore”

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“E’ stato una specie di punto e a capo per la mia carriera, dopo aver fatto una cosa del genere non so cosa potrei fare, cioè o mi dedico a San Gennaro…”

“E’ stato una specie di punto e a capo per la mia carriera, dopo aver fatto una cosa del genere non so cosa potrei fare, cioè o mi dedico a San Gennaro…”
Angelo Branduardi sta portando in giro per l’Europa il suo ultimo spettacolo “Francesco, la lauda”. L’opera è incentrata sulla figura del trovatore, che narra la storia di San Francesco attraverso la musica, circondato da danza e recitazione. L’abbiamo incontrato durante le prove dello spettacolo per il quale, a due anni dalla prima, continua ad essere molto difficile trovare biglietti disponibili.

La Lauda è una rappresentazione che riscuote ovunque grande successo.
Noi adesso siamo quasi alla 200° rappresentazione, forse anche di più. Insomma è una cosa che ha dell’allucinante. L’abbiamo portato in tedesco in Germania, lo porteremo in francese in Francia, finché piace. Veicola, anche se la parola è brutta, un messaggio bellissimo che non è il mio ma è il messaggio francescano, in quanto le parole sono rigorosamente tratte dalle fonti francescane, non c’è praticamente nulla di inventato è un lavoro filologico, molto, molto preciso. Io sono felicissimo.

La canzone “Francesco”, l’album “L’infinitamente piccolo”, lo spettacolo la “Lauda”, il nucleo centrale è sempre la figura di San Francesco, che rapporto intercorre tra questi lavori?
Un rapporto di causa-effetto. L’infinitamente Piccolo nasce da una richiesta da parte dei frate francescani, ed è stato uno dei maggiori successi della mia lunga carriera. A seguito gli stessi francescani dissero perchè non facciamo un musical? Io la parola musical proprio…e dissi di no. Poi ripensandoci trovai su varie fonti che la mamma di tutti i musical era la lauda, che è una forma di sacra rappresentazione che risale al 1300 e allora abbiamo cercato di fare più o meno la stessa cosa. Il tutto risulta essere così ingenuo, così primitivo entro certi limiti e così arcaico da apparire quasi all’avanguardia, come è stato scritto un po’ in tutta Europa.

La Lauda è uno spettacolo a più livelli, è stato difficile tenere insieme varie forme espressive?
Era già così. La lauda nasceva nel 1300, all’epoca c’era il menestrello, il trovatore, c’erano fatti che accadevano insieme, contemporaneamente su diversi piani ed era sia danzato, che recitato, che mimato. Il deus ex machina in tutta questa situazione era appunto il trovatore, il quale teneva unite le fila di tutto questo discorso. Io sono un p0′ appunto quello che lega il tutto, perché all’epoca nella lauda la figura del trovatore era la figura centrale, del narratore. Per cui non è stato difficile.

L’incontro tra diverse forme artistiche (musica e pittura) è stato un elemento anche dell’ultimo tour “Altro e altrove”, da cui è nata poi la mostra itinerante Viceversa, quali differenze ci sono tra i due spettacoli?
Sono due cose diverse, “Altro e altrove” è un tipico spettacolo musicale. C’è un concerto con l’aggiunta di immagini fatte lì al momento, seguendo una prassi che era già stata fatta. E’ stato fatto soprattutto negli anni 30- 40. Invece la riedizione di una lauda che io sappia no. Però esistono sacre rappresentazioni che vengono fatte in alcuni luoghi dell’Italia centrale e dell’Italia meridionale durante il periodo pasquale, le varie passioni, le crocifissioni. Poi non dimentichiamoci che comunque la Via Crucis è una forma di sacra rappresentazione che può essere paragonata ad una lauda.

Lei ha definito la lauda uno spettacolo molto più vicino al cinema che al teatro. Cos’ha di cinematografico e cosa di teatrale?
Ho detto che la lauda in sé e per sé è quasi più vicina al cinema che al teatro. La lauda è diciamo la forma base di tutte le rappresentazioni teatrali e, siccome a tratti rappresenta scene diverse in momenti diversi in modo contemporaneo, assomiglia quasi più al cinema che al teatro. Paradossalmente l’antica forma della lauda è più vicina al cinema che al teatro.

Francesco è un uomo, un poeta, ma soprattutto un Santo. Dal punto di vista artistico e creativo com’è stato confrontarsi con l’aspetto religioso?
E’ stato un incredibile arricchimento, perché la musica nasce in sé e per sé, come definizione, nasce come un fatto spirituale, nasce legata alla spiritualità. Questo non lo dico io lo dicono insigni musicologi. Quando la musica nacque qualche centinaia di migliaia di anni fa, nasceva legata profondamente alla visione dell’oltre, quindi alla trascendenza. E in questo senso, ovviamente leggere il primo poeta della letteratura italiana, ma anche patrono d’Italia, nonché un uomo straordinario che ha scritto le cose che ha scritto, più i Fioretti che sono l’opera più poetica del cristianesimo insieme al vangelo, è stato una specie di punto e a capo per la mia carriera. Infatti diciamo il mio futuro è legato a un grande punto interrogativo, nel senso che non so dopo aver fatto una cosa del genere cosa potrei fare. Cioè o mi dedico a San Gennaro. Non so.

Un’opera complessivamente medioevale ( tanto per forma che per contenuto) in che modo può essere considerata attuale?
La figura di Francesco è di attualità straordinaria per molti motivi, per la non violenza che non è il pacifismo, per quello che oggi viene chiamato anche in modo abusato sviluppo sostenibile, l’amore per la natura e soprattutto la famosa storia dell’infinitamente piccolo. Del foglio diviso a metà, ancora a metà, per cui l’infinito non esplode ma implode, non è fuori di noi ma è dentro di noi. E’ un scoperta assolutamente rivoluzionaria se poi possiamo immaginare che è stata fatta 800 anni fa.

Quali sono i suoi prossimi progetti?
Un disco di musica classica, quelli legati alla collana Futuro Antico. Uscirà il quarto volume, che è dedicato alla musica del carnevale di Venezia e poi sicuramente l’anno prossimo farò una cosa nuova, però non vorrei dirne. Ho un sacco di abbozzi musicali.

Il progetto Futuro Antico è una riflessione sulla crisi della musica occidentale?
Futuro Antico in genere, si. Vede adesso anche Sting che si dedica ad Holland. Diciamo che la musica occidentale, la crisi della musica occidentale non l‘ho inventata io, è una cosa che da Wagner in poi è abbastanza esplicita ed evidente. Per cui in molti casi, molti artisti si rivolgono indietro per vedere prima del grande progresso della musica occidentale, che l’ha portata anche alla sua fine se c’è qualche cosa, qualche cammino che abbiamo probabilmente sbagliato a percorrere.

Una carriera ricca di produzioni, 21 album, colonne sonore, collaborazioni e creazioni teatrali, c’è qualcosa che è rimasto nel cassetto, che non ha realizzato?
Se dovessi aprire il cassetto salterebbero fuori come molle tutti i progetti che ho, non avrò sicuramente il tempo di realizzarli tutti. Non le sto a dire quali sono perché non so da che partire.

Sarebbe bello sapere che musica ascolta un grande musicista.
Ascolto un po’ di tutto, a parte molta musica classica e molta musica etnica, ascolto soprattutto la musica americana, mi piace moltissimo Springsteen, Dylan, Dave Matthews Band. Tutto quello che viene chiamato nuovo country rock americano sono quasi solo donne, M. J. Carpenter, Amy Warris. E sto morendo dalla voglia di ascoltare il nuovo disco, che è uscito da due giorni, del mio grande idolo che è Cat Stevens, che è uscito con un nuovo disco col nuovo nome che lui ha assunto da quando si è convertito all’Islam: Iusuf. So che oggi è stato comperato dalla mia famiglia. Rimane, Cat Stevens rimane il faro della mia oltre trentennale carriera.

C’è una mia curiosità, che riguarda i suoi capelli…
(Ride) Io li ho così da quando ero bambino. È difficile, io non li toglierei. Quando li lavo che appaio diverso non riesco nemmeno a guardarmi allo specchio. Sono come Sansone, spero di non trovare sulla mia strada Dalila.

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