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Secondo me i privilegiati sono quelli che sia nel senso creativo, sia nel senso conoscitivo hanno a che fare con l’arte.

«Secondo me i privilegiati sono quelli che sia nel senso creativo, sia nel senso conoscitivo hanno a che fare con l’arte. Dico questo perché, nonostante una lunga vita piena di difficoltà di tutti i generi, alla fine mi considero un privilegiato per il fatto di essere un artista…».
[da Alberto Moravia – Alain Elkann, Vita di Moravia, Bompiani, Milano 1990]

Parole di un romanziere e saggista che può risultare gradito o meno (dipende spesso da come ce lo propinano a scuola), ma cui non si può negare grandezza letteraria e profondo valore umano.
Il 28 novembre 1907 nasceva a Roma Alberto Moravia e oggi, appena compiuto il 99 anno e iniziato il centesimo, ci si prepara a rendergli omaggio con un fitto calendario di iniziative culturali, presentato proprio il 28 novembre scorso nel salotto dell’abitazione dello scrittore. Tra le prime iniziative, ad esempio, quella che prenderà il via il prossimo 12 dicembre, con un ciclo di incontri sul “Secolo di Moravia”, a Marino. Luogo di cui egli, e insieme a lui Pasolini, era profondo estimatore, per l’antropologia profonda, dionisiaca e romantica al tempo stesso, caratterizzante il cuore pulsante dei Castelli Romani.
L’evento più straordinario, però, è l’annuncio dell’apertura di “Casa Moravia”. Il Fondo Alberto Moravia, insieme con Dacia Maraini e Carmen Llera, compagne di vita dello scrittore, hanno donato al Comune di Roma l’appartamento di Lungotevere della Vittoria n. 1, dove Moravia abitò dal 1963 fino alla morte, nel 1990.
Un appartamento, o meglio una preziosa fonte di informazioni, reperti, scritti inediti, che ci regala una immagine nuova dell’uomo Alberto Moravia. Un uomo che appunta versi e riflessioni: “Ho sbagliato la sola vita che mi era stato dato vivere. Forse essere poeta voleva dire proprio questo”. Un uomo che decide di bruciare un romanzo che giudicava riuscito male: la storia incompiuta di due comunisti nel secondo dopoguerra, quindi ancora ideologia e conflitti quotidiani. Lo brucia, ma ne conserva una copia in una valigia, forse troppo rispettoso della vera arte creativa, troppo rispettoso delle idee, di qualunque idea, per pensare di distruggerla completamente.
E ora, dalla casa sul Lungotevere, da quella vecchia valigia, arriva il dono più prezioso e inaspettato.“Due amici” verrà edito da Bompiani nel 2007 e sarebbe il più bel regalo che potremmo mettere accanto a quella torta con le cento candeline da spegnere, se il tempo non fosse il nostro più temibile tiranno e la morte il più spietato predatore.
Proviamo allora a immaginare una “intervista fuori tempo”.
Risposte già formulate, a domande che non porremo mai.

Alberto Moravia oggi. Si può considerare ancora attuale, oppure, come definito da certa critica, resta “uno scrittore imbalsamato degli anni Trenta”?
“L’invidia è come una palla di gomma che più la spingi sotto, più torna a galla”.
Alla mia età si ha una sola grande fortuna: si può dire quello che si vuole a chiunque si vuole. È un bene che hanno solo i vivi e gli uomini liberi.

C’è un frase “storica” di Moravia, che potrebbe diventare suggerimento per gli aspiranti scrittori della Scuola Omero?
“La lettura è un atto di volontà”.
Ma la scrittura è il frutto di due voglie: quella di esserne capaci e quella di essere letti. Cominciate a non rinunciare mai alle vostre voglie.

Sappiamo che per Moravia il sesso è una chiave per capire la realtà. Al suo fianco sempre donne intelligenti, colte, impegnate. Una definizione che renda loro giustizia?
“Le donne sono come i camaleonti. Dove si posano prendono colore”.
Però la sua domanda è impertinente, lo sa signorina? Ai miei tempi quando si diceva di una donna che era intelligente, colta e impegnata, voleva dire che era brutta. E io mi sono sempre accompagnato a donne bellissime, anche se … colte e impegnate!

L’uomo Alberto Moravia è sempre stato un uomo aperto agli altri, disponibile, circondato da amicizie che amava coltivare ed ampliare. Un pensiero sull’amicizia quindi?
“Le amicizie non si scelgono per caso, ma secondo le passioni che ci dominano”.
Il vero amico è quello che ti sopravvive, perché può raccontarti e ricordarti e può dirti da morto tutto quel che non ti ha detto da vivo. Io sono pieno di amici.

Dalle parole di Dacia Maraini «Non ho mai conosciuto un uomo più proteso verso il futuro di Alberto: spalancava gli occhi per guardare meglio, per scorgere ai limiti dell’orizzonte la novità che avanzava come la punta di un albero che poi, piano piano, si sarebbe trasformato in una nave con tutte le vele spiegate …» scopriamo un Moravia sempre pronto a correre, viaggiare, ballare. Ma la vita non fa paura?
“Al mondo non c’è coraggio e non c’è paura, ci sono solo coscienza e incoscienza. La coscienza è paura, l’incoscienza è coraggio”.
Oggi non si può più essere incoscienti, ma si può sempre essere coraggiosi.

Nel mondo di oggi continuano i conflitti tra nazioni, guerre senza fine. Quali le conseguenze per l’uomo?
“Uno dei peggiori effetti delle guerre è di rendere insensibili, di indurire il cuore, di ammazzare la pietà”.
Non credevo che dopo quello che abbiamo passato si sarebbe arrivati ad essere insensibili addirittura alla guerra.

I personaggi importanti della sua infanzia non ci sono più. I partigiani sono quasi tutti morti. I grandi leader politici sono scomparsi. Eppure ognuno di loro è un’icona scolpita nella storia. Invece gli eroi che agiscono nel nostro tempo, sono delle stelle comete?
“Quando si agisce è segno che ci si aveva pensato prima: l’azione è come il verde di certe piante che spunta appena sopra la terra, ma provate a tirare e vedrete che radici profonde”.
La libertà non è un modo di essere, è un concetto interiore che va coltivato e nutrito.

La fame nel mondo non è mai stata a questi livelli. Il traffico di bambini e di organi aumenta. L’emigrazione clandestina è un commercio fiorente. Tutti quelli che non ce l’hanno, vogliono la bomba atomica, chi ce l’ha già non vuole che ce l’abbiano gli altri. Cosa ne pensa?
“Se fossi religioso, direi che è venuta l’Apocalisse. Siccome non sono religioso, mi limito a dire che sono venuti i nazisti, il che, forse, è la stessa cosa”.
Mi era sempre piaciuto scrivere di speranze e di vita vissuta. Ora è difficile avere speranze.

Per concludere, una domanda provocatoria. Se Moravia venisse convocato per una riunione con tutti i nostri attuali rappresentanti politici, accetterebbe l’invito?

(Nota degli autori: dopo quest’ultima domanda sbuffa, quasi offeso, non vorrebbe rispondere. Sembra annoiato e si sta facendo tardi, lancia un’occhiata all’orologio ed una al telecomando. Secondo noi muore dalla voglia di cacciarci via e accendere la televisione. Sta per andare in onda “Chi l’ha visto?”. Poi tira fuori di tasca un foglietto e ce lo porge e …)

Rispondo con una poesia che attribuiscono a me. Non smentisco e non confermo … fate voi.

La tavola rotondaAl telefono
mi dite:
facciamo
una tavola
rotonda
Accetto:
intorno la tavola
voglio
Cristo
e i dodici
apostoli
niente di più
ma anche
niente di meno.

(per gentile concessione del Fondo Moravia, alcuni versi dello scrittore rimasti inediti)

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