Condividi su facebook
Condividi su twitter

Quando “gli altri” fanno informazione

di

Data

Immigrati, stranieri, rifugiati. Bianchi, neri, musulmani, cattolici. Non sono in cerca di definizioni, anzi, a dire il vero sono stanchi di vedersi affibbiare un’etichetta o un’altra a seconda dei cambiamenti nella politica e nella società.

Guarda il video sul premio e leggi l’articolo qui sotto.

Immigrati, stranieri, rifugiati. Bianchi, neri, musulmani, cattolici. Non sono in cerca di definizioni, anzi, a dire il vero sono stanchi di vedersi affibbiare un’etichetta o un’altra a seconda dei cambiamenti nella politica e nella società. L’unica “razza” alla quale vogliono appartenere e con la quale vogliono essere identificati è quella dei giornalisti. Qualifica comunque non facile da ottenere, dal momento che per essere definiti tali è necessaria la cittadinanza italiana.
Ce n’è molta di strada da fare ancora perché i giornalisti stranieri vengano seriamente presi in considerazione in quanto fonte di arricchimento per le redazioni italiane. Sono ancora pochi quelli che collaborano in pianta stabile con i grandi media, e molti si accontentano – per modo di dire – di fondare piccole realtà mediatiche nei territori provinciali, che servono se non altro per mettere in comunicazione i migranti e altri gruppi di origine etnica minoritaria.
Il premio Mostafà Souhir, dedicato ad un giornalista ed attivista algerino prematuramente scomparso, è un modo per testare il terreno sulla questione dei media multiculturali, vale a dire quelli gestiti da redazioni multietniche – dunque, italiani compresi. Tale premio, assegnato il 25 novembre a Firenze all’interno del Palazzo Medici Riccardi, è giunto alla sua terza edizione e quest’anno ha messo in risalto i format televisi e i video reportage. La condizione per la partecipazione al concorso era che le produzioni avessero un “carattere multiculturale” e che fossero realizzati anche da immigrati. Promosso dalla ONLUS “Cospe” (Cooperazione per lo Sviluppo dei Paesi Emergenti), associazione che opera per il dialogo fra le culture e i diritti umani, lo scorso anno è stata la carta stampata a fare da protagonista, mentre nel 2004 il premio è stato dedicato alle trasmissioni radiofoniche. Quante potranno essere queste diverse realtà mediatiche in Italia? Evidentemente molte più di quanto si possa immaginare, se si considera che solo per questo concorso sono giunti ventidue format tv e trentuno video. E – questo non può non sorprendere – provenienti da tutte le parti d’Italia. Erano in gara trasmissioni già trasmesse su Telespazio Calabria così come su Telegenova. In italiano, ma anche in polacco, arabo, russo, ucraino, cinese, spagnolo, albanese. E a proposito di Calabria, ogni tanto è bello citarla in quanto piacevole eccezione. E’ infatti direttrice – si, direttrice – di un giornale calabrese, “La provincia cosentina” la vincitrice del premio alla carriera. Di origine camerunese, Geneviève Makaping oltre ad essere giornalista è anche docente di antropologia culturale e sociologia all’Università della Calabria. E’ una donna di carattere, ed è un chiaro esempio di integrazione avvenuta. Tanto che, nel rivendicare la sua appartenenza al territorio calabrese, lancia dal palco durante la premiazione un accorato appello a non lasciar sola lei e i suoi concittadini nella lotta contro la ‘ndrangheta, “una piaga che colpisce gli immigrati come gli italiani”. Di certo fa molto più lei per denunciare questo enorme problema italiano di quanto facciano le istituzioni. Non è l’unico caso di giornalista che è riuscita tramite la propria professionalità ad inserirsi nel mondo dei media italiano – in realtà abbastanza ristretto anche per gli italiani figli di altri italiani. Jean Leonard Touadi ne è un altro ottimo esempio. Giornalista e assessore alle politiche giovanili del Comune di Roma – nonché Presidente della giuria del Premio Mostafà Souhir – si può considerare una sorta di pioniere per i giornalisti immigrati che hanno fatto carriera successivamente. Può vantare conduzioni di programmi Rai come “Un mondo a colori” e “C’era una volta” e la pubblicazione di diversi libri. E poi ci sono altri volti noti della televisione, come Rula Jebreal, che se non si considera una “signora abbronzata” o la si insulta nei modi più idioti può essere considerata una brava giornalista. E ancora, Magdi Allam. Il controverso Allam.
E’ naturale che le cose cambieranno, prima o poi. E’ addirittura fisiologico, considerata la rapidità con cui sta mutando la nostra società. Ma, come tutto in Italia, anche questo cambiamento avverrà in tempi lunghi. Esasperanti. E, nel frattempo, si aspetta.

Altri racconti
in archivio

Sfoglia
MagO'